Lo spazio del cuore – Lettera a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

Ti lascio sotto l’albero la gratitudine per tutti i doni che mi hai portato, ogni volta al momento giusto, spesso quando non attendevo nulla. E so che sarà così ogni volta, e che non mi devo preoccupare, ma vivere ciò che c’è in ogni momento, poiché il futuro arriverà sempre con le risorse che servono ad affrontarlo.

Sai, quello che ho capito quest’anno una volta di più è che l’ingratitudine è l’inizio di molta sofferenza: si prega con ardore quando si è nella mancanza di qualcosa; poi, una volta ottenuta, presto si fanno spazio l’abitudine e il lamento, uno sguardo abbassato su ciò che ancora manca. E da qui si inizia a perdere, a ritornare poveri, qualsiasi siano le cose possedute. Così qualche volta è anche nell’amore umano, dopo l’entusiasmo, il litigio facile, la disconnessione con quel potere altissimo da cui discende ogni batticuore. Se solo si potesse ricordare l’ardore delle prime preghiere!

L’altro giorno camminavo qui, su questi colli, uno dei più bei doni che mi hai portato; circondata dall’infinito, ho sentito respirare in me l’universo intero. Ho capito che siamo appena gli ospiti della vita, e tutto il resto è presunzione. Allora, quest’anno ti chiedo un solo dono: di trovare nuovo spazio nel cuore, la capacità di accogliere e di abbracciare tutto ciò che arriverà sul mio sentiero, anziché dividere e separare con il metro piccolo delle mie preferenze. Ti chiedo di mantenere viva la prontezza a stupirmi e a ringraziare ogni nuovo giorno come un miracolo che non mi è dovuto.

Ricordo quando venivo qui le prime volte e non mi capacitavo di certe stellate nelle notti terse d’inverno. Ecco, vorrei mantenere sempre vivo e puro quello sguardo, e prepararmi per ogni alba e per ogni tramonto come per il primo appuntamento con un amato. Sentire sempre la primavera quando brulica sottopelle, e mettermi addosso l’emozione delle margherite quando risvegliano il prato.

E per chi mi cammina accanto, vorrei sentire sempre la commozione per il privilegio di assistere al mistero che è il vivere della vita dentro un altro corpo. Vedere l’atto enorme di fiducia che è il consegnarsi a chi di noi saprà molto oltre i sorrisi dei giorni di festa e il concentrato di bellezza che può apparire a chi ci conosce a salti. Non vorrei mai perdere la proporzione per l’enormità che è l’esercitare l’amore con un pezzetto vicino di creato.

In questo nuovo spazio, metterei anche la riconoscenza per l’amicizia, e per la forza di chiedere a chi ci sa, senza paura di essere meno. E naturalmente metterei Te, l’interlocutore più alto, e la costanza di inginocchiarmi per offrire una preghiera, che ogni volta si rivela un ricevere più che un dare.

Se non è troppo, questo è quello che ti chiedo. Ma ascoltami solo se è per il mio bene, per il resto fai tu, che mi conosci e che mi hai creato.

 

 

Commenti

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Altri articoli

Il bene imperfetto

No, non è tutto perfetto, ma va bene così. Ci pensavo in questi giorni di luce commovente, portata in giro dal vento a sprazzi improvvisi, […]

Read More…