Quello che volevo dire sulla fiducia

E così mi preparo a presentare il nuovo libro Lezioni di fiducia. Da quando è diventato un oggetto separato da me, lo osservo come un frutto che era semplicemente maturo per staccarsi dal ramo. Dentro sono contenute le parole che si erano accumulate in tre degli anni più intensi e incredibili della mia vita, e direi della vita di molti di noi. Quando mi era stato richiesto di scriverlo, il mio “sì” era stato soprattutto di servizio: era giusto ed era tempo di farlo, ma cosa avessi da dire in quel momento mi era ancora pochissimo chiaro. Ora invece mi pare che rileggerlo mi aiuti a capirmi e a capirlo. In qualche modo, come è stato anche per gli altri libri, ho la sensazione di comprenderli solo dopo che sono finiti, mentre li scrivo semplicemente accadono.

La richiesta mi era arrivata la scorsa estate, un momento per me di approdo da una serie di eventi estremi che mi avevano spesso costretta a fare la mia battaglia negli strati primari della vita. Avevo trascorso il primo lockdown in un piccolo appartamento a Milano, e al termine di quell’evento straordinario, anche per lo stato di coscienza particolare che ne era derivato, avevo sentito che era venuto il momento di morire e rinascere alla mia vecchia vita e mi ero trasferita sui colli di Assisi, per stare vicino alla comunità di Ananda. Avevo così lasciato alle spalle vent’anni di percorso cittadino e le radici adottive che avevo cresciuto lì con tanto lavoro, e mi preparavo ad affrontare il mio primo inverno dentro una casetta di legno, davanti a un orizzonte infinito, dove ero stata a intermittenza felicissima in stagioni più clementi e dove pensavo di fare una breve sosta prima di trovare una nuova casa.

Le cose andarono molto diversamente e, se dovessi riassumere ora in breve quel che è accaduto, direi che c’è stato un continuo braccio di ferro tra come io volevo e mi programmavo che dovessero andare le cose e come un progetto più alto aveva in mente che dovessero essere. Una lunga contesa tra il mio controllo, e anche il coraggio cresciuto in altre imprese, e l’affidamento a un piano più grande e a una nuova morbidezza. A ragion veduta, devo naturalmente dire che questo piano alla fine ha sempre avuto ragione, anche se, mentre stava operando, non sempre lo capivo.

Così, nella piccola casetta sarei rimasta addirittura due anni con il bagaglio fatto di fretta un giorno di ottobre, mentre ormai la mia casa milanese era andata venduta e le mie cose erano inscatolate e inaccessibili dentro un magazzino a Perugia: e lì avrei vissuto senza nessun privilegio rispetto a un albero o a un animale selvatico.

Sono stati mesi e anni meravigliosi e terrifici, senza nulla che mi separasse dal resto del creato, dal mutare delle stagioni e dalla loro ineluttabilità, mentre ancora tutto il mondo era chiuso in casa. Ogni progetto di nuova casa continuava intanto a dissolversi e, dopo qualche mese, sfuggita dalla città più ammalata d’Italia, avrei contratto, proprio in questo luogo che per me rappresentava da un certo punto di vista la sicurezza, il Coronavirus in forma molto seria. Un’ambulanza mi ha dunque trasportato d’urgenza all’ospedale di Perugia, dove, dopo qualche giorno di vero pericolo, l’àncora dello yoga mi ha riportato di nuovo, miracolosamente, alla riva della vita.

La lunghissima convalescenza è stata un tempo opaco, senza fiato e senza ispirazione. Ma finalmente, senza più forze, mi sono arresa. Ho dovuto cedere le redini e farmi portare, disposta a non sapere più verso dove e per che cosa. Ricordo il momento preciso in cui questo è accaduto. Piangevo, sono caduta in ginocchio davanti al mio spazio di meditazione e alle immagini sacre dei maestri del kriya yoga che guidano il mio sentiero spirituale, e ho detto: “Fate voi. Credevo di aver seguito una chiamata, invece forse mi sono sbagliata”. Sentivo di non preferire più una cosa a un’altra, di essere preparata a guardare in faccia ogni cosa fosse arrivata. Se non mi volevano lì, che mi cacciassero. Invece, quando non aspettavo più nulla, è arrivato tutto, e presto anche una nuova casa che era molto più di tutto ciò che avrei mai potuto immaginare.

Quello che mi sentirei di dire ora, oltre il ponte di questa intensità, è che non esiste in realtà l’esperienza del soffrire: bensì il soffrire un’esperienza, ogni volta che le si resiste. Mentre ogni sfida accolta può essere vissuta come un’opportunità per crescere una risorsa, e anzi arriva a noi proprio per questo. Nell’attraversamento di questi anni trasformativi, ad esempio, ne ho contate almeno dieci di queste risorse: la fiducia, l’espansione oltre i propri blocchi, la comprensione degli altri come veri “mondi altri” da noi, l’accoglienza di ciò che c’è  in ogni momento, la gratitudine che è la qualità che ci fa ringraziare per ciò che abbiamo e non ci fa focalizzare su ciò che ci manca, l’intuizione come connessione con la nostra guida interiore, l’entusiasmo come qualità divina che ci fa sempre rinascere, il coraggio di sostituire la curiosità alla paura, la devozione che ci fa camminare mano nella mano con il Cielo, la pace come qualità che ci fa bonificare i conflitti e costruire un mondo migliore a partire da noi stessi.

Foto di Lorenzo Pesce

Durante la convalescenza, ho sperimentato queste qualità in tante passeggiate in cui cercavo di ridare vita ai polmoni e di ritrovare la connessione con la poesia che per me è una forma del sacro e quindi della sorgente della vita. Tante nuove passeggiate intorno alla mia vecchia e nuova casa sono nate con Lorenzo Pesce, un fotografo che, come me, si stava preparando a un salto d’anima e che avrebbe curato poi anche le foto, meravigliose, del libro. Camminavamo, crescevamo risorse e forze, facevamo foto, e ancora non sapevamo che stavamo scrivendo un libro. Con noi spesso c’era Ganga, una vivacissima maremmana che, neanche a dirlo, è il simbolo della fiducia. Così, quando mi è stato chiesto di scrivere, credevo di essere arida e invece il libro era già pronto a uscire.

Per quello che ho detto, le “lezioni” di cui si parla nel titolo sono dunque quelle che la vita ha impartito a me: sono 10 capitoli, ognuno dedicato a una delle risorse cresciute superando le prove, che iniziano ciascuno da una di queste vere passeggiate e dalle esperienze personali che emergono via via come bolle di memoria, e cedono poi agli insegnamenti universali della filosofia yogica, raccontata e resa accessibile a tutti, e infine a vere piccole pratiche di yoga (alcune anche online).

Foto di Lorenzo Pesce

Ritornare a scrivere è stato per me una guarigione. Se questi tempi strani e in continuo mutamento stanno muovendo anche la tua vita, mi auguro che queste lezioni possano portare guarigione anche a te, perché quello che sono pronta a testimoniare ora è che, da un punto di vista più alto, tutto ciò che accade è sempre perfetto, e ogni nostra storia è a lieto fine, se la meta è la realizzazione di una  consapevolezza più alta, cioè la vera felicità.

PRESENTAZIONI

Un lungo calendario di presentazioni si dispiegherà dopo l’estate, intanto il 12 luglio alle 20.30 presentiamo LEZIONI DI FIDUCIA ad Ananda e puoi seguire anche online su Facebook: https://www.facebook.com/events/1233663563987460?sfnsn=scwspwa&paipv=0&eav=Afb_2Q_w_Ld15oCT5oPv9gkasLTVTAwgwVgMdEH5ejIcNOsg3jAdvEhv7fzasikTIGM&_rdr

O su You tube: https://www.youtube.com/watch?v=QJpxXuMwBBg&ab_channel=AnandaEuropa

Il 20 luglio alle 18.00 sarà presentato a Pordenone presso la Biblioteca Civica.

LEZIONI DI FIDUCIA è edito da Ananda edizioni e puoi ordinarlo qui: https://www.anandaedizioni.it/shop/libri/corpo-mente-spirito/lezioni-di-fiducia-per-tempi-che-cambiano/

Se hai già letto Lezioni di fiducia o lo stai leggendo, mi piacerebbe avere il tuo feedback. Puoi raggiungermi scrivendo a giulia.calligaro4@gmail.com

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