Parti di me arrivate a casa

A un certo punto tutti i pezzi sparsi di me si sono uniti e sono stata avvertita che ero arrivata a casa. Mi sento a casa? Sì, c’è qualcuno in questa casa, che ne vede con gratitudine la bellezza, il dono. Ma un’altra parte di me non è più con quello che accade fuori: è ritirata in un punto panoramico interiore, da cui gode lo spettacolo del trasformarsi della vita.

Credo sia successo con l’aiuto di questo tempo strano e le sue sfide: ho smesso di chiedere alle cose di essere in un certo modo e ho semplicemente accolto tutto ciò che voleva venire a me, naturalmente, senza sforzo né preferenze, ma con la fiducia che, se entravano nella mia vita, era per una ragione, anche quando non l’avessi compresa subito.

In fondo si è fatto sempre più chiaro che non c’è nulla qui a cui possiamo tenerci in modo assoluto e nulla che sia un fine intorno a cui coagulare il nostro andare: questa è solo una scuola in cui allenare la nostra consapevolezza e in cui guarire più parti ferite e storie non concluse possibili, per non doverle ripetere ancora.

Così, a volte mi sdraio e mi ritiro dal mio volto, dalle mie membra, lascio fuori tutto, tutto resta attaccato allo schermo in cui si proietta questa storia che poi chiamerò la mia vita, e semplicemente osservo i fotogrammi che si succedono, accolgo con curiosità le svolte inattese, faccio spazio anche a quelle diverse dai vecchi programmi, e solo sto, sono, tutta lì, intera e assente da ogni cosa.

Dopo essermi tesa, protesa, lanciata con forza e coraggio in tante avventure, e in realtà con l’illusione di poter  tenere in mano le redini del mio procedere, ora mi sono accorta che il vero coraggio è lasciarle andare, fluire con il corso delle cose. Mi sono accorta di quante esperienze inaudite accadano quando non hai desideri nati dai luoghi finiti della mente.

In questo modo ora sono cui, a medicare queste mura che a lungo non sono state amate. A ricucire i tagli come i segni che ha lasciato il tempo su di me. Perché non c’è un altro modo per andare via da qui: se non quando avremo rivisto tutto quello che avevamo lasciato indietro, e avremo soffiato amore in ogni canale che avevamo dimenticato ostruito.

Un po’ è come se avessi tanto atteso un luogo da chiamare casa: ma ora che sono arrivata, non sono più io.

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