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Ingrandimenti

Oggi sono ritornata dalla ricerca di una casa per me con una stanchezza che conosco, ma che non ho mai chiarito completamente. C’è sicuramente l’importanza che ha poter chiamare un luogo “casa”, ma non è solo questo: qui lo sconforto di non aver ancora raccolto tutte le mie cose ha dei colori tutti suoi.

E oggi, dopo aver chiuso la porta e la giornata, all’improvviso ho capito cosa sia: non puoi rimettere in ordine o circoscrivere questa natura così selvatica. Non puoi dominarla, controllarla, ridurla a un indirizzo. Ti sovrasta, ti abbraccia, ti conferma continuamente il suo essere immensamente più grande.

Sono io che accetto la sfida e contrappongo la mia ostinazione alla sua immensità sperando quasi di coglierla distratta, di trovare un varco che mi lasci passare. Ma qui non funziona così: qui comanda lei, e la lezione da reimparare ogni giorno è che ti devi affidare, ti devi far portare.

Così, ad ogni mio rientro scornato, a poco a poco accolgo i piccoli pezzi della sconfitta e li consegno nei suoi palmi. E prometto, fino alla prossima illusione, di cedere completamente, cioè di fidarmi e di staccare le dita dei miei pensieri da ogni attesa.

Ma mi servono proprio tutte queste piccole delusioni per vedermi allo specchio di quanto sia difficile per me questo esercizio di fiducia. Ho compreso quale sia il traguardo di morbidezza che mi attende come compito grande di questa vita, ma vorrei quasi prima costruirmi con la solita forza-resistenza-coraggio questo luogo in cui ammorbidirmi, anziché essere certa che questa nuova energia contenga in sé la soluzione. E intanto vivere.

E vivo, infatti, cucino torte, lavoro, mi sorprendo di nuovo ad ogni tramonto. E un passo al giorno slaccio le corde della mia tensione, metto ali, le riposo sul fresco dell’erba ancora incredibilmente verde.

Commenti

One thought on “Ingrandimenti

  1. Anch’io ho una tensione che mi segue, mi ostino, mi irrigidisco. E poi penso al tappetino yoga e mi dico di lasciare andare, respira, aspetta con fiducia: è tanto più facile, è tanto più bello. Allora chissà perché si è più portati a scegliere ciò che è più duro e faticoso? C’è la forza della lotta e quella dell’attesa (nel silenzio). A volte è meglio scegliere la seconda

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