Covid 3: non siamo isole

Cap V, 18 agosto.

Oggi l’ultimo pensiero della giornata, ma anche il primo, va alla mia famiglia e alle persone che mi amano. Mi strazia l’idea che siano in pena per me, quando avrebbero diritto di riposare, di andare al mare, di aprire sorrisi dopo un anno così chiuso. E questo mi fa pensare con profonda costernazione all’egoismo con cui ho ritardato così tanto il vaccino: se non lo facevo per me, avrei dovuto farlo per loro almeno, perché non siamo isole e le nostre scelte ricadono anche sul resto della comunità. Anche di queste infermiere gentilissime e stanche che corrono lungo i corridoi tutta la notte.

Per qualche ragione doveva andare così, e allora ho il dovere di trasformare questo buio in luce, di restituirlo per ridare gioia al prezzo di dolore di mia madre che si rotola nel letto prima di dormire. E prometto che questa trasformazione non mancherà, e allora andremo ancora una volta tutti sulla spiaggia, come quando ero bambina e trovavo le formelle con il secchiello, ed eravamo una famiglia a colori dentro le polaroid di mio padre.

Ieri sera intanto ho scontato l’imprudenza dentro un caschetto da cui succhiare l’ossigeno per la notte. Un sistema scomodissimo, che in principio credevo non avrei mai potuto sopportare. Sono nata con un profondo timore per la mancanza d’aria e sentivo che sarebbe bastato un po’ di agitazione per impazzire dentro questa trappola a ventosa. Per fortuna mi sono venuti in soccorso anni di yoga: e so che rifiutare quel che c’è è la vera fonte del dolore, mentre, se ti arrendi, e un po’ alla volta accogli, il dolore si fa docile, quasi dolce.

Questo è quello che è accaduto un po’ tutto il giorno. Mi sono come scissa dal mio corpo fisico, non perché non lo segua da vicino, con volontà e con energia, ma l’ho come consegnato a punture, prelievi, spremiture di sangue dalle vene e dalle arterie, e c’è sempre una parte di me che resta inviolata e intoccata. Questa notte, mentre l’elmetto premeva sul viso e forzava il mio respiro, a un certo punto ho sentito che mi stavo sintonizzando con il respiro cosmico, il grande Om, e mi sono lasciata cullare fino al mattino.

Ora sta per iniziare una nuova notte, devo solo scegliere con quale ninna nanna di Dio attraversarla.

Commenti

One thought on “Covid 3: non siamo isole

  1. Cara Giulia, permettimi di scriverti che i sensi di colpa non ti faranno guarire più in fretta. Trova, dentro di te, la lezione grande che questo evento ti sta dando. Ma no gioia mia non il senso di colpa. Ora riposa anima dolce. Auguro a te e a tua mamma di guarire; tu dal covid, tua mamma dall’angoscia di te contagiata. Avrei una cosa da dirti ma preferirei una forma privata di comunicazione. ⚘⚘⚘

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Altri articoli

Scegli la luce!

Eccomi. Sono pronta a ripartire, e spero che i punti rotti per la mia recente esperienza di malattia siano ora ponti in cui può  passare […]

Read More…

In viaggio verso il cuore

Penso a una corriera del mattino: sul sedile è seduta mia madre. Viaggia con la borsetta stretta all’addome, i giornali freschi, qualcosa di buono e […]

Read More…

Partire per dove

Così ieri finalmente ho pianto. Non era sofferenza, era il venire a galla della mia parte fragile che chiedeva di essere vista e accolta. Era […]

Read More…