Diario Covid 2

Cap IV. 17 agosto. Ma anche io ho le mie risposte di luce. 

Così ieri mi è toccato vivere quello che mai avrei immaginato. Il luogo che per me è più prossimo alla luce essere avvicinato come mai prima dal buio. E un’ambulanza enorme che si inerpicava nella stradina che era stata per me la via inviolabile del Paradiso. Due medici bardati da guerra scendere per prelevarmi, e spingermi dal sentiero che non avevo neppure più la forza di risalire.

Ho barcollato dentro al traffico, con l’ossigeno al naso, fino a un ospedale da campo di Perugia, reparto speciale Covid. Un ombelico bunker fatto  di materiali fluttuanti, apparecchi, un freddo artificiale, altri medici bardati, che mi hanno subito preso in cura. Lastre, elettrocardiogramma, prelievi venosi e arteriosi. Poi una sospensione di ore, in cui ho persino temuto di essere riportata a casa, fino al ricovero nell’unità malattie infettive in piena notte. Con me una signora dignitosa che ha atteso con pazienza, con un pigiama di seta a fiori, probabilmente tenuto da parte nell’armadio, per un’occasione così.

Una grande stanza tutta per me che mi ha subito rassicurato. Poi altre terapie, aghi, liquidi che entravano nel mio corpo fino al primo mattino. Un via vai di infermiere anche queste bardate, gentilissime, che si prendevano cura di me. Al mattino alle 6,00, risveglio con un tampone nasale e un prelievo profondo dentro il polso, per monitorare se l’ossigeno stava un poco risalendo. Fino all’arrivo del medico con una notizia che per un po’ mi ha rabbuiato: polmonite bilaterale. Questo cambiava tutto, e i tempi non sarebbero stati brevi.

Centinaia di amici pregavano per me. Centinaia di messaggi nel telefono a cui ho dovuto scegliere di non rispondere per non ritornare nella malattia che aveva aperto la falla da cui il virus era potuto entrare. Qualche sforzo per chi mi chiede se sia colpa del vaccino, perché ora sono veramente irritata con queste teorie new age, e sono pentita di avere titubato e di non avere tutti e due i vaccini: e su questo mi batterò quando sarà passato: è l’unico modo per salvare vite! Ho fatto il lockdown a Milano, mi sono ammalata in un corso di yoga ad Assisi.

Ma è stato questo il momento in cui ho avuto paura. E l’ossigeno scendeva. Finché un’infermiera carina mi ha spiegato che questa reazione si doveva anche al mio corpo sano e yogico, poiché il sistema immunitario stava iperreagendo. E mi ha illustrato alcune posizioni per aprire il torace e aiutare la disinfiammazione. Così si è accesa di nuovo una luce: io sono uno yogi e insegno ad espandere il respiro e ad aprire il torace. Ho fatto qualche leggero asana, e il saturimetro è balzato anche a 100. Dal momento in cui non mi sono più sentita in attesa di quello che mi dicono da fuori, ma ho sentito di avere anche io, con il mio mondo sacro, le mie mosse da fare, è nata una piccola svolta del cuore. Non mi posso permettere neanche un solo pensiero negativo.

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