Germogli di guarigione

Assisi, 12 maggio

Cari Jim e Dinesh,

eccomi alla fine di un’altra giornata, fuori piove forte la pioggia di maggio, e io mi tengo aggrappata alla pace di questi colli.

In Italia si sente dire da più parti che siamo vicino al ritorno alla normalità. E infatti un po’ alla volta si stanno riaprendo molte cose, e anche io qui ho ricominciato a correre veloce, tra un angolo e l’altro della mia vita e della mia testa. Il fatto è che tutto questo non mi pare più tanto normale, e non so se ho tanta fretta di ritornare a questa normalità.

L’ultimo anno è valso, credo non solo per me, almeno dieci anni, che ognuno di noi ha avuto la possibilità di vivere anche bene, di usare per una buona trasformazione. Per farla, c’è stato bisogno di vedere la nostra vita da un punto di vista che non fosse sommerso dalla mareggiata di un’agenda sempre in piena.

Personalmente ringrazio ogni giorno di più lo spiraglio di luce che si è aperto per farmi scegliere questa nuova vita in mezzo alla natura, una vita che è nutrimento ad ogni risveglio e culla ogni notte di sonni innocenti. E quello che accade in mezzo a queste due intensità non può mai uguagliare la maestosità della grande quercia che sorveglia la mia casetta di legno.

In realtà anche qui le cose vanno molto veloci, ma di un’altra velocità. Ci pensavo ieri, di fronte a una parte di me che era pronta a crescere. È come se il film della vita mi si srotolasse davanti agli occhi per essere insieme vissuto e osservato. E questo film condensasse, in un tempo che mai prima era stato così ravvicinato, tutti i gradini che devo fare ora.

Così ieri, all’improvviso, ho incontrato un mio vecchio dolore. L’ho visto con i vari volti con cui mi aveva visitato in diversi momenti della vita, ogni volta sorprendendo la mia vulnerabilità in lati che non stavo sorvegliando e in cui riusciva alla fine a penetrare. Ho visto questo antico abbandono che è certamente venuto al mondo con me proprio per essere finalmente compreso, accolto e sciolto, ed ero pronta a farlo.

Ho capito che in ognuna delle passate occasioni ero stata io in realtà ad abbandonarmi, poiché tra attraversare la sofferenza di cambiare e la sofferenza che mi procurava soddisfare con finte gioie  quel dolore finivo sempre per ricadere nella vecchia abitudine. Avevo bisogno di colmare subito quel foro in cui potevano passare sia oscurità che luce.

Questa volta invece ho reagito diversamente: sono stata dalla mia parte e dalla parte della vita, che ha un’intelligenza in tutto ciò che ci porta e che ci porta via. E oggi mi sento come sulla soglia di una piccola nascita, dentro al grembo della primavera.

Ecco, volevo solo dirvi che qui, mentre la normalità preme per farci di nuovo diventare ciechi, accadono cose così, forse meno normali, ma più vere.

Invio a ciascuno di voi un forte abbraccio, e attendo come sempre con il cuore aperto le vostre lettere.

Shraddha

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