Germogli di futuro

Si può iniziare da piccoli gesti a risollevare certe giornate rimaste impigliate nel buio. Decidere di non far pesare a caso, su chi ci incontra, i nostri malumori, ma tanto più in questi momenti coltivare gentilezze, attenzioni, sorrisi. Avere rispetto per il buio che ognuno sta cercando di tenere alto nel cuore. Fa bene all’altro e fa bene anche a noi. Perché è da questi piccoli semi che inizia il nostro futuro, e sarà quello che mettiamo nella terra di ogni istante a darci i frutti di cui ci nutriremo.

Così oggi, mentre riattraversavo l’Italia in direzione inversa a quel viaggio di luce che qualche giorno fa mi aveva riempito di primavera, e la mente si era rimessa a mormorare, ho deciso di fare della gioia la mia disciplina. Di dire tanti “grazie”, di interessarmi dell’omino solitario al distributore di benzina, annoiato da questi giorni di pochi volti; di chiedere notizie alla signora grossa all’autogrill, che sistemava la vetrina sguarnita del cibo; di fare i complimenti per la precisione del servizio al braccio che mi ripuliva i vetri, macchiati dall’alternanza di pioggia e di polvere di questa domenica di aprile.

Non volevo fare spreco di un giorno della vita. Perché in fondo non si sa mai attraverso quali voci, attraverso quali canali, Dio ci vorrà parlare, darci la soluzione a certe domande rimaste sospese, indicarci la strada da prendere al prossimo bivio del cammino.

All’arrivo, c’era ancora qualche filamento oscuro dentro al petto, ma lo potevo guardare come non fossi io, come non potesse raggiungere la profondità di una gioia che ero riuscita a proteggere, a rendere immune da ciò che fuori si trasforma, e duole nel passaggio tra ciò che eravamo e ciò che non siamo ancora.

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