Rinascita

Assisi, 25 marzo

Cari Jim e Dinesh,

Vi scrivo dal cuore della primavera, a lato di un tappeto di margherite e tarassaco. Questa mattina mi sono chiesta se, stando qui, un giorno mi abituerò alla bellezza al punto di non saperla più vedere. Mi sono spaventata, e allora mi sono promessa di ringraziare ogni sera. Di inginocchiarmi e di ridare incandescenza ogni giorno alla felicità.

La primavera sui colli umbri è stato amore a prima vista per me, dal primo anno in cui ho iniziato a frequentare la comunità di Ananda. Non sono certa di poter descrivere con le parole quello che si accende qui ogni volta: è un senso di pienezza calma che mi dice che sono arrivata a una meta verso cui stavo camminando anche quando non sapevo dove stessi andando.

Quest’anno ovviamente è una primavera speciale, la prima della mia nuova vita. E l’inverno è stato lungo e pieno di pensieri, che alla fine si sono arresi e si sono lasciati sbucciare, come un seme da cui esce il nuovo germoglio.

Sono ritornata qui, dopo il trasloco e la vendita della casa di Milano, da due settimane esatte, ma sono durate molto più di due settimane. E all’improvviso mi sembra tutto così lontano, mi sento così sorretta da quello che c’è, così libera in questo non aver nulla da trattenere tra le mani. Libera in una vita che in questo momento non ha una forma precisa, che ha valigie sotto i letti, mentre i miei oggetti di Milano sono in un magazzino di Perugia. Qui con qualche vestito che lavo e asciugo al sole. Non sapendo bene il domani, ma pienamente l’oggi.

Non è stato da subito facile. Nei giorni del trasloco Milano mi era sembrata così familiare, e mi sentivo così parte anche del suo essere ferita dalla pandemia. Riconoscevo ogni angolo della città, i ricordi che vi avevo lasciato, il sapore di un dolcetto speciale di un particolare caffè. La naturalezza con cui la mia bici mi portava a teatro, alla sede del giornale, quei luoghi simboli dell’Italia che funzionava e che erano semplicemente diventati la mia vita.

Per farcela, per non guardarmi indietro, ho impostato il lavoro di ogni giorno, quel piegare, incartare, inscatolare, come un sadhana. Con intermezzi di canti, di meditazione, la pratica di yoga del mattino: mi stavo avvicinando a quel che per me conta davvero, e volevo farlo con energia, con gioia. Saltare oltre la paura. Ogni giorno ho salutato un angolo della città. La firma finale è capitato fosse a lato della Chiesa di Sant’Ambrogio, il patrono di Milano: e vedete come il piano sia sempre perfetto. Se solo ci fidassimo, se solo non dessimo troppa importanza a quel teatro di spaventi che va in scena dentro alla nostra mente, quanto dolore ci sarebbe risparmiato!

I giorni più duri forse sono stati i primi, dopo essere arrivata qui. Avrei voluto delle risposte veloci, un dove andare, avrei voluto essere festeggiata, forse consolata, del coraggio con cui mi ero strappata da me, da quello che era confortevole e noto. E poi era arrivata una grande stanchezza. Giorni lunghi con le cose normali che accadevano di là del telefono e sullo schermo del computer, senza che più niente fosse normale. Non sapevo più niente di me, mi lasciavo in giro, a pezzi. Continuavo a guardare notizie della mia vecchia città, come fosse ancora così vicina da poter ritornare indietro.

E così ho avuto l’opportunità di scoprire una volta di più quanto sia utile anche il dolore. Quanto valga la pena attraversare un momento di completo vuoto, in cui ti pare di avere più nulla che tenga e ti sorregga: è solo in questo modo, infatti, che lasciamo andare il controllo, che il vestito dell’ego si sgretola e non mette più sul cammino i propri imperativi, e allora può entrare dentro la nostra vita la grazia e prendersi cura di noi.

Questo è accaduto ad un certo punto, e all’improvviso mi sono ritrovata in una meravigliosa primavera, in una vera rinascita.

Spero che presto possiate averla anche voi dentro gli occhi.

Con amore

Shraddha

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