I tre pensieri

Assisi, 11 febbraio 2021

Cari Jim e Dinesh,

Mi devo scusare per il ritardo con cui vi arriva la mia risposta, ma sono ricominciati giorni pieni di tanto. È quasi giunta l’ora di ufficializzare il mio nuovo capitolo di vita sui colli, e questo mi dà molto da fare tra documenti da preparare a Milano e sguardi sul futuro qui ad Assisi. E anche il lavoro ha ripreso un ritmo normale, cioè veloce. Questo mi ha dato da pensare. Dopo l’inverno passato di fronte ai vetri che si appannavano di gelo, di vento, di pioggia, o si aprivano sulle distese di neve, e poi di nuovo su grandiosi tramonti, un inverno che mi resterà inciso nei nervi come un cambio biologico irreversibile, non pensavo che sarebbero ritornate giornate simili a quelle che trascorrevo in città, davanti al computer. Certo il silenzio e la lontananza di ogni distrazione qui rendono tutto più pulito, ma ho avuto istanti in cui mi sono chiesta profondamente se alla fine io non fossi invece rimasta la stessa, e spostarmi di luogo non fosse stato abbastanza per la pace di cui so di aver bisogno e che ho scelto per andare più nel profondo nella mia pratica interiore.

Ieri a un certo punto avevo tutti i pensieri aggrovigliati intorno ad alcune idee fisse, fino a comprimermi il capo, senza per altro trovare soluzioni, che non abitano infatti nella mente. Allora mi sono fermata, e per fortuna il cammino spirituale mi ha dato strumenti per osservare da un altro punto di vista questi momenti. Ho preso le distanze da tutte le chiacchiere che accadevano dentro la mia testa, e all’improvviso è arrivato un pensiero chiaro: “tutte le cose complicate sono in realtà cose semplici viste da troppo vicino. Cose a cui diamo troppa attenzione con i pensieri fino ad identificarci”. Mentre stavo già facendo alcuni passi indietro, verso un centro più terso e dentro un disegno più grande, è arrivato anche un secondo pensiero: “le cose che ci costano troppo sforzo, sono solo cose che teniamo troppo strette e delle quali non abbiamo abbastanza fiducia che la Vita o Dio si stiano già prendendo cura, solo con tempi giusti, che non sono quelli della nostra impazienza”. E ho così aperto la presa delle mani e ho cercato di respirare, di rilassarmi, di far scorrere i pensieri. È bastata questa morbidezza per aprire il varco a un terzo pensiero: “le sfide sono dediche d’amore del cielo per noi, e ogni volta che ti lamenti per un momento pesante, è solo perché hai perso la gratitudine che sarebbe naturale ogni volta che ti viene data l’opportunità di vedere un luogo buio di te, per trasformarlo in luce”.

In questo modo il groviglio di pensieri in breve si è sciolto, e tutto è diventato più impersonale, osservabile, come le scene necessarie di un film che fanno procedere una storia, quella dell’anima scesa in un corpo non con lo scopo di prendere la via più comoda, e neppure per forza quella più felice secondo le richieste del nostro piccolo “io”: ma solo per rivedere gli attaccamenti, per concludere esperienze rimaste a metà, e per dare finali diversi ai nostri spaventi, fino a liberarli nel flusso naturale della vita. Di nuovo mi è sembrato tutto affrontabile e ho sentito che non ero neppure da sola a portare questo carico. E se invece avevo creduto di esserlo, era solo perché io stessa non avevo accolto e chiesto aiuto innanzitutto a una guida più alta, che è il primo passo per magnetizzare tutti gli altri aiuti che stanno aspettando il nostro assenso. Così ho teso la mano al mio Maestro e mi sono fermata lì, dove non vedevo più vie d’uscita. Ho cucinato qualcosa con calma, con gioia e con colori. E per le risposte che ancora non ho, attendo di essere alla loro altezza, di averne la rivelazione.

Vi abbraccio forte e attendo con cuore aperto vostre notizie.

Shraddha

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