Parole dal silenzio

Ho scelto di pronunciare solo parole che nascono dal silenzio. Solo pensieri che sono stati portati a riva da un centro di pace. Di non dare consigli non richiesti, di non dire come dovrebbero cambiare le persone che sono diverse da come vorrei, di ricordare che la bellezza che c’è fuori è uno specchio di quella che trovo e nutro in me. Di dire tanti grazie, tutti i necessari scusa. Di non giustificarmi, di lasciare agli altri l’ultima parola. Di imparare a dire di No alle cose e alle persone che mi fanno male.

E’ successo qualche giorno fa, dopo che mi sono persa nel troppo parlare. Dopo che ho pensato troppo, ho risposto troppo, mi sono difesa troppo, ho atteso troppe risposte. E più parole pronunciavo e più mi confondevo. Più spiegavo e più non capivo e non ero capita. Più pensavo e più nascevano nuovi pensieri, sempre più complicati.

Mi ci è voluto un po’ per ritornare in me, per ricondurre tutti questi spiritelli imbizzarriti al centro. E scegliere di nuovo di aspettare parole potenti, pensieri chiari, che hanno già in sé la propria capacità di creare. Perché non possono nascere e uscire finché la chiarezza non si è fatta in me, e serve un po’ di silenzio. Un silenzio che risponde a tutto quello su cui non mi pronuncerò.

Le parole hanno un’energia e quando escono a caso, approssimando, per riempire spazi vuoti, per attendere conferme, cioè proprio per non stare in quel centro dove le cose si elaborano e si rivelano, ciò che dovrebbero descrivere anziché chiarirsi si annebbia. E’ come se quell’energia fosse sottratta alle cose, e alla fine anziché essere più solide si facessero porose, permeabili, meno reali. Lontane dalla verità.

E infatti, dopo questi momenti, per prima cosa vado lì a controllare, a verificare se questa esista ancora in me e non sia invece volata via insieme a qualche verbo, a qualche aggettivo di troppo. Perciò, scrivo tanto ma dico poco, molte cose di me tendo a nominarle solo tra me e me, poi con poche persone fidatissime, ma mai le porterei al mercato fin tanto che da sole non fossero pubbliche.

La tentazione del mondo porterebbe a fare il contrario, e questo devo ricordarmelo, come di una trappola in cui si è sempre a rischio di cadere e di patire poi un contraccolpo di vuoto: ricordarmi di andare tra i banchetti con le mie borse già piene. Di comprare solo quello che mi serve, di lasciare solo quello che non è più incerto in me, e poi sorridere, sorridere molto. Girare le spalle e tornare a casa.

Commenti

One thought on “Parole dal silenzio

  1. Per i Dakota il silenzio era eloquente. Nella disgrazia e nel dolore, quando la malattia e la morte offuscavano la nostra vita, il silenzio era un segno di stima e di rispetto; altrettanto quando ci colpiva l’incantesimo di qualcosa di grande e degno di ammirazione.
    Per i Dakota il silenzio aveva una forza ben più grande della parola.” Orso In Piedi

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