Consegnarsi alla Luce

Assisi, 15 gennaio 2021

Cari Jim e Dinesh,

Che bello ritagliarsi questo tempo di scrittura per stare un poco insieme e tenere aperti e uniti i cuori!

Anche io voglio esprimere la mia vicinanza a Jim, per il suo lutto. Ogni scossone alla nostra stabilità ci rende fragili e per qualche tempo fa tentennare tutto quello che pensavamo fosse ormai acquisito e certo. E cosa più della famiglia originaria può rappresentare il piedistallo su cui abbiamo appoggiato la nostra intera esistenza? Eppure anche questo è un processo naturale, che segue quelle leggi universali per cui dopo l’inverno viene la primavera, dopo la notte il giorno. E sono certa, Jim, che anche per te sorgerà presto di nuovo il sole: più luminoso e più forte di prima.

In realtà mi stanno arrivando da tanti amici notizie intense. Sembra che tutto quello che di appuntito un tempo veniva diluito in mezzo alla gioia ora sia concentrato e voglia mettere alla prova la nostra resistenza. È quasi un anno che siamo sottoposti a questa vita nuova e strana determinata dalla pandemia, e tante volte abbiamo pensato di essere vicino alla conclusione, vicino alla rinascita. Invece dopo una salita c’era ancora un’altra salita più ripida. E ora per certi versi, almeno nell’emisfero Nord, è ancora più sfidante poiché è inverno, la natura stessa rispecchia il ritiro della vita; le giornate sono corte, e gli occhi si affacciano su meno luce. Per di più nulla ci dice che siamo alla fine di questa manata che ci ha stravolto l’esistenza, e neppure che manchi poco, o che gli effetti del virus siano indeboliti. Anzi i numeri dei morti, se è possibile, sono ancora più alti che in primavera, e anche le altre prove che arrivano a noi tutti, e che io credo siano collegate ad una più generale onda di trasformazione, non mollano la morsa. E noi siamo più stanchi, più fragili, meno disponibili a sopportare. E allora cosa fare?

Ci pensavo proprio l’altra sera, nella scriminatura tra il giorno e la sera, mentre sedevo sul mio tappetino da yoga. Pensavo che sono qui, nel luogo in cui ho sempre desiderato avere la possibilità di passare un tempo lungo, e non ogni volta rubato alle corse e alla fretta della città, e ora che accade è tutto diverso da come immaginavo: non posso vedere nessuno, non posso connettermi con il centro spirituale per cui sono qui, e dove ci sono molte persone a me vicine; fuori la neve spesso mi blocca e devo assicurarmi di avere provviste a sufficienza per tutti i giorni a venire, e alla fine mi trovo sempre a rimestare dentro ai miei pensieri, alla mia vita, senza possibilità di ricambio d’aria.

Allora mi sono detta: ma se fosse proprio questa sfida a contenere in sé l’opportunità? Un’opportunità che non potrei avere se le cose fossero più dolci, più morbide, più annacquate. Io sto decidendo di trasferirmi qui: allora eccomi a guardare in faccia quello che ciò significa, senza distrazioni, senza sconti. Lo scelgo ancora? Riesco sempre a dire di sì alla verità profonda che ho sentito quando questa spinta mi è nata dentro? O ho bisogno ancora di essere portata via da quella vita di corsa che mi ubriacava e non mi dava alla fine né la possibilità né la necessità totale di fare i conti con le realtà ultime? Per qualche istante ho individuato esattamente il punto in cui i miei pensieri si piegavano verso il basso, e nel quale potevo dunque mettere un po’ di splendore e un po’ di volontà per farli rialzare. E l’ho fatto, ho riscelto la via più stretta e quella che sento essere più giusta e vera, in nome della ricerca interiore che è la cosa che più motiva la mia vita. E alla fine, ho pensato, che offerta sarebbe quella che faccio a questo sentiero, se non avessi nulla a cui rinunciare e da conquistare anche con la fatica di questi giorni?

Ho avuto chiaro il presentimento che in tutto il nostro sfinimento, stanchezza, impazienza, dobbiamo cercare di respirare di trovare se possibile ancora un po’ di spazio, perché la posta in gioco è veramente grande. Non saremo obbligati a trasformarci, ma potremo farlo come mai prima d’ora, almeno per le nostre generazioni. Come camminatori nel deserto, dobbiamo proseguire il cammino, anche con la paura che le nostre risorse interiori d’acqua non bastino. Perché è proprio quando finiscono che arriva un cibo più alto.

Ho percepito infatti che c’è una forza scura che si fa grande nelle nostre paure, scontentezze, lamenti, e se l’assecondiamo certamente finiremo fuori da quel disegno universale che muove questo cambiamento, fuori anche da noi. E c’è poi una forza di luce, elevante, la quale, se ci teniamo stretti, se le diamo il nostro assenso, renderà molto più leggero questo attraversamento. Una lotta tra il buio e la luce, tra l’illusione e la consapevolezza, tra Maya e lo Spirito. Ma queste forze restano astratte se non diamo loro corpo, hanno bisogno di noi per incarnarsi.

Allora a chi vogliamo offrirci? A chi diamo la nostra resa? Sì, anche il vento che ci porta in alto richiede il nostro abbandono. Ed è proprio abbandono verso l’alto la meditazione, e credo che in questo tempo sia il più potente vaccino che abbiamo a disposizione per poter osservare senza identificarci completamente la nostra persona che cambia pelle, che si lascia portare via ciò che è finito. Che si prepara per nuove primavere.

Spero che queste primavere ci vedano insieme.

Vi abbraccio stretti stretti

Shraddha

Commenti

One thought on “Consegnarsi alla Luce

  1. Aggiungo a queste belle parole quelle che ho appena letto in un libro:” io non sono sempre stato io. Prima di essere me, non ero dentro me. Ero altrove. Altrove è tutto tranne me. Solo poi sono diventato veramente io. Ho scoperto un paese. La sua capitale è il mio cuore. I suoi alberi sono i miei sogni. Questo paese si trova dentro me.” Dentro me, di Alex Cousseau e Kitty Crowther. Anche questo è un modo per sconfiggere il virus, rendendo virale belle parole.

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