Il coraggio di cambiare, considerazioni di fine anno

Milano 30 dicembre 2020

Cari Jim e Dinesh,

Eccoci arrivati anche alla fine di questo pazzo pazzo anno, è tempo quindi di fare alcune riflessioni, di scegliere cosa lasciare e cosa portare con sé nel futuro.

Io mi trovo in una situazione molto simbolica, in una casa che quasi non mi appartiene più, a trascorrere questi giorni, che un tempo sarebbero stati di vacanza, dentro una trasformazione enorme, che renderà il 2020 memorabile nella mia storia.

Quando mi sveglio non ricordo più che tra pochi mesi lascerò la città e inizierò un nuovo capitolo di vita sui colli di Assisi. Sembra un risveglio come tanti altri che ci sono stati, in un letto che è diventato familiare e che ha accudito sonni profondissimi e notti pungenti e insonni. Anche i primi gesti sono i soliti gesti di sempre: conosco a memoria dove si trova ogni cosa, aziono con movimenti automatici i riti del mattino. È in genere al primo sorso di acqua tiepida con limone, il rituale con cui inizio sempre il giorno, che all’improvviso mi ritorna in mente il disegno che mi aspetta: e per un po’ resto incredula e spaventata, tentata di nuovo a rimettere in discussione tutto.

Fortunatamente poi srotolo il tappetino e inizio il mio sadhana di yoga e meditazione, e riesco così ad andare un po’ oltre alla pelle delle cose. Ogni luogo ha infatti un’energia e noi la respiriamo e la assorbiamo, perciò tutto quello che mi pareva così chiaro sui colli qui è di nuovo confuso e ricacciato in luoghi solo razionali della mente. Ma quando inizio ad esplorare luoghi più profondi e protetti dal bagaglio delle circostanze esterne, trovo di nuovo ragioni con radici forti per proseguire con il cambio. I pensieri che lo hanno manifestato sono nati, infatti, in uno stato di grazia, e anche se ora non ho certezze su dove mi vogliano portare, sento che è la mia occasione per fidarmi ed affidarmi a qualcosa di più grande, che per una volta non è solamente nelle mie mani.

I cambiamenti, si sa, spaventano più di ogni altra cosa, anche per questo l’anno che sta finendo per tanti è stato un male: ci ha chiesto di essere morbidi e flessibili, di lasciarci trasformare. E se non abbiamo acconsentito a muoverci con la sua corrente, ci ha portato comunque con sé, strappando i rampini con cui ci artigliavamo al passato. Noi tutti siamo confortati da ciò che ci è noto, ma la natura della vita è il movimento, ed è impossibile arrestarla. È impossibile anche imporle dei disegni di felicità in cui sostare per sempre. Non siamo neppure venuti qui per questo: non per quel tipo di felicità che ci mette al sicuro. Siamo venuti qui per fare esperienze ed imparare.

Quindi è questo che mi ripeto, quando il mio cuore si crogiola con la nostalgia di tutto quello che mi mancherà: non sei qui in fondo neppure per essere “felice”, sei qui per essere libera. Libera anche dalla paura di cambiare e di andare fino in fondo con quella che è la ragione più alta della vita: conoscerla dal punto di vista dell’anima, ricordare la propria vera natura. E ho la grazia di avere un sentiero spirituale solido in cui mi sento a casa, di avere un Maestro che mi guida: perché alla fine per me non si tratta neppure più di scegliere cosa mi piace, ma di fare la cosa giusta. Cioè quella che allarga le maglie della vera libertà da tutto quello che ci incatena all’illusione. Non importa se servirà coraggio, se tremerò, se avrò paura: mi accoglierò anche in queste fragilità, finché saranno passate. E so che riceverò ad ogni passo indicazioni sulla strada da fare.

Questo mi pare, infatti, il dono più grande dell’anno che sta finendo: ha fermato per un tempo lungo e inatteso la grande giostra di cui eravamo ebbri. Ci ha messo davanti al volto uno specchio di cosa fosse la nostra vita, senza l’ebbrezza di tutti i trucchi con cui l’avevamo mascherata. Ci ha dato l’opportunità di vedere cosa contasse davvero, ha rimescolato le classifiche del mondo: persone forti del proprio potere che hanno dovuto scoprirsi debolissime senza il proprio regno, e persone invisibili al mondo che hanno mostrato muscoli interiori tonicissimi. E ci chiede, infine, cosa vogliamo fare, una volta che ci è stata messa davanti la verità: seguirla, o metterci in attesa di ripartire da un passato che non c’è più?

Anche grazie alla forza che in questo tempo abbiamo cresciuto insieme, io vorrei provarci a seguirla questa nuova strada, e spero di avervi sempre accanto nei miei prossimi passi.

Augurandovi di concludere nel modo per voi più significativo, per fare spazio a quello che deve arrivare, ricevete i miei abbracci. Io qui, inizierò a scegliere cosa tenere e cosa portare nel tempo che verrà: una volta di più, non c’è fine che non sia anche un inizio.

Al prossimo anno e a tutti quelli che seguiranno.

Shraddha

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