Caro Babbo Natale…

Caro Babbo Natale (o chi per te, Lassù),

Sta finendo questo anno tremendo e bellissimo, ripido e pieno di volo.
Vorrei scriverti parole terse, sogni che fanno paura.

Lo scorso anno a quest’ora avevo la presunzione della luce. Facevo le boccacce al buio. Ed ero invece appena pronta per i lavori grossi: avevo tolto la polvere, erano spuntate montagne.
Ho avuto il privilegio di una notte lunga, della fragilità e della resa. Non sapevo più la strada.

Lì, ricordo, si sono sciolti gli ormeggi e ho dovuto riposare: ho smesso di guardare l’orizzonte, ti ho lasciato fare. Ho visto la vita di spalle, non ho avuto paura di cadere, ero già caduta. E in un giorno a testa in giù ho visto quello che in nessun altro modo avrei potuto vedere, e che tutto era stato solo per questo: perché trovassi quello che non cercavo. Quello che mi attendeva, lontano dalle mie impazienze. Quello che era già me e non lo sapevo.

E allora quest’anno io non ti chiedo desideri, ma di crescere in me la fiducia in Te. L’affidamento. Non ti chiedo forza, ma di migliorare l’abbandono. E non ti chiedo luce, ma una mano stretta dentro il buio che mi servirà ancora. E non ti chiedo di togliermi prove, ma di esserci quando verranno.

Ti chiedo di avere il coraggio di chiedere. Ti chiedo il coraggio di sbagliare, di dirlo, di ritornare indietro. Ti chiedo il coraggio di avere paura. Il coraggio di sentirmi sola. Il coraggio di essere triste.

Ho capito che bisogna aver accettato di essere piccoli per essere grandi e che niente in noi va dimenticato.

E poi per il resto fai tu che sai, se puoi abbonda in gioia e amore, che ne abbia da dare smisuratamente. E parole per dirti, e cuore per dare sempre alle parole una freschezza di giornata.
Ti scriverò ancora. A sempre.
Tua.

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