Connessioni e libertà

Assisi, 25 novembre 2020

Cari Jim e Dinesh,

Anche oggi è stata una giornata intensa e piena di doni, ora è sera, tuttavia non voglio lasciare che Dinesh si ritiri nel suo silenzio senza avere inviato anche io la mia lettera di saluto e di felicitazioni per la sua saggia scelta.

Le vostre lettere mi hanno fatto pensare a tante cose e altrettante ne hanno ispirate. Mi sono sentita con voi nel cuore della rigogliosa vegetazione indiana e nel paesaggio assoluto delle Montagne Rocciose. C’è una frase del poeta Pier Paolo Pasolini, pronunciata al termine del film Che cosa sono le nuvole, che mi ha sempre profondamente commosso: due attori-burattini sono rovesciati su una discarica con gli occhi al cielo, e uno dei due (Totò, icona nazionale) dice: “Oh straziante, meravigliosa bellezza del creato”. Questo è quello che provo anche qui, ogni giorno.

E mi accorgo che più mi accordo alla Natura, più può venire fuori, libera, la mia natura, ovvero quello che, compresso da condizionamenti e aspettative, non può espandersi. C’è infatti questo dono immenso di libertà nel nostro connetterci con la creazione, e di questa libertà dovremmo fare il punto di arrivo anche in tutti gli altri rapporti.

Non so se veramente il virus sia una forma di vita a cui inchinarci: i Maestri indiani dicono che, a seguito di un karma molto molto nero, un’incarnazione può essere degradata fino a diventare un virus o un batterio, e che la vita umana è preziosa, poiché serve all’evoluzione dell’anima, perciò va difesa. Mi chiedo, poiché la realtà si manifesta dai nostri pensieri, se non sia invece una manifestazione dell’oscurità che abbiamo costruito come specie, anche incatenandoci dentro vite non vere e non libere.

Perciò, insieme all’amore, sarebbe proprio questa libertà, come effetto dell’affidamento a un disegno più grande, una direzione della guarigione collettiva. Ma voglio spiegare meglio cosa intendo per libertà, poiché viene spesso interpretata come un potenziamento dell’arbitrio, quindi un prodotto dell’ego: cioè fare ciò che si vuole. Ma così ci sarebbe il caos. La libertà deve essere radicata nella verità, e rispondere a quelle leggi universali per le quali ogni anno dopo l’inverno viene la primavera. Essere veramente liberi, dunque, significa, avere ritirato gli ormeggi e fluire con il soffio della vita, senza aggrapparsi fuori a qualcuno o a qualcosa, credendo di farne una tappa di felicità. E qualcosa così anche il tuo ritirarti, Dinesh?

Per me è un esercizio da perfezionare continuamente: liberare per sé i canali del cuore e lasciare liberi gli altri, poiché comunque non si può cambiare nessuno. Mentre gli attaccamenti e le aspettative sono atti di sfiducia verso la verità, sono prodotti della paura e creano grovigli di illusioni. Invece nella libertà arriva tutto ciò che ci spetta, e tutti coloro con cui camminare per il tempo necessario a scambiare ciò che serve al passo a venire. Poi ricomincia il viaggio.

La vita per come la conosciamo in questa dimensione terrena è in sé trasformazione continua, come pensare allora di bloccarne il fluire? Sarebbe come piantare le unghie per fermare un fiume che scorre. Ecco, penso che sia proprio lo scambio tra questo senso alto di libertà e la libertà dell’ego che sta facendo andare il mondo contro-natura, comprendendo in questo anche tutte le forme di poco rispetto che l’uomo ha verso l’ambiente, pensando appunto di poter fermare delle leggi universali che lo precedevano. Ma è ovvio che la Natura è una forza più grande dell’uomo, e che quando la misura eccede, scrolla le spalle e si risistema da sé.

Fai bene Dinesh a stare in silenzio, a lasciare che le cose rotte si aggiustino: cooperare con questa Vita alta, questa è l’unica cosa che possiamo veramente fare.

Io e Jim ti aspetteremo, con il cuore aperto, libero.

Shraddha

 

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