Pratiche di realtà per l’anima

Da un po’ mi capita di cercare per tutto il giorno qualcosa che mi assomigli. Il rientro a Milano è stato come un oblio di tutto quello che mi pareva chiaro e al sole, nei mesi in cui ho dissetato l’anima sotto la grande quercia. Come una brava scolaretta, mi sono rimessa nell’imperativo del fare, del fare presto e bene, del fare tanto. Mi sono rimessa addosso la mia casetta piena di legno e di bianco, come un elmetto per proteggermi da tutto quello che fuori fa troppo rumore, e dai pensieri affollati che sbattono dalle stanze vicine ed entrano nel sonno, spezzandolo.

Lo so, non sono mai stata completamente della misura della realtà. Posso mandare avanti il mio ologramma, rispondere a modo, apparire ai riti dove bisogna esserci, dare un contributo al mondo che ci vuole attivi e consumatori, ma solo con la gola tesa e la faccia stravolta, con il sorriso naturale sepolto dietro l’affanno. Ho imparato nel tempo anche a non farlo più vedere, a non esporre questa vulnerabilità, a non darla in pasto a chi non sa i tramonti che ho dentro i polmoni, e i sogni che ho condiviso con il vento. Che le mie battaglie le ho vinte a piedi scalzi sul prato.

Ospite camuffata di questa era tecnica, uso spesso tutta la forza solo per respirare. La mia pratica spirituale a volte è venire a galla dalla notte. E riuscire comunque a impastare il pane. A mettere le gocce di lavanda sui panni asciutti, per farli profumare di pace. La mia pratica spirituale è trovare dentro tutto questo dire e fare un angolo di silenzio, uno spazio dimenticato dalla mente dove possano cadere tranquille le foglie dell’autunno. Dove la pioggia possa scrosciare come una cosa giusta, da guardare dalla finestra, da scrivere con le dita sulla condensa dei vetri.

La mia pratica spirituale sono le gocce di sudore sulle guance quando mi sento sola in tutto questo andare, è vedere spuntare la luce del giorno ogni mattino, posare gli occhi su meraviglie che non avevo mai sperato. Sedermi al mio centro e godermi anche queste scene del film della vita, sapere che passeranno, come passa tutto: è sussurrarmi, quando mi vedo camminare lontano, che la luce c’è, e ritorna, ritorna sempre.

Published by

Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.