direzione Paradiso

/Note a margine di una giornata che ce l’ha messa tutta per coprirsi di nuvole, ma in cui hanno vinto arcobaleni e sole/
E quando intorno a te ci sono ovunque lamenti e accuse, resisti, non cedere alle parole più facili solo per sentirti uguale: resta impudicamente luminoso, butta lì una ragione di felicità, una cosa almeno per cui si potrebbe migliorare in prima persona anziché fissare i torti altrui.
Quando resti al muro di risposte che non arrivano, di amori che non ricambiano, di vicinanze che si allontanano proprio quando ne avresti più bisogno: alza le spalle e volta la schiena, al tiro alla fune di chi è più forte puoi vincere semplicemente lasciando cadere il tuo capo della corda e facendo un grande salto in direzione libertà. L’azione giusta è quella sostenuta dall’universo, continui ostacoli raccontano strade errate o finite.
Quando senti che sei così cambiato che non reggi più il mondo che non cambia: prima di fare le valigie verso nowhere, vedi se nelle tue tasche trovi ancora qualche stella, se puoi contribuire a portare avanti anche di un solo piccolo passo chi ti sta vicino: è da lì e da ognuno che inizia la marcia che trasforma il mondo.
Quando tutti vanno dove possono essere visti meglio, tu vai dove sei felice di stare, e fidati: è lì che ci sono tutte le cose vere per te, e non hanno pronomi o foto di faccia, basta a loro la verità.
E questa è una meta che richiede una spina dorsale dritta e fatta di luce, il coraggio di pulire dentro di sé quello che si vorrebbe cambiare negli altri, la fiducia che tutto quello che arriva è fatto e serve proprio a te e va accolto e ringraziato.
Così, oggi, dal buio sono arrivata in Paradiso.

Prove di futuro

Oggi ho ritrovato un appunto scritto qualche mese fa: conteneva un proposito che ora sarebbe tempo di mantenere. Ricordo perfettamente lo stato d’animo con cui lo scrivevo: avevo sbattuto alquanto le ali, orizzonti infiniti di libertà erano dentro gli occhi, e nel cuore, ero certa, l’autunno non avrebbe mai più portato paura e indolenza.

Quando l’ho letto invece mi sono spaventata, mi è sembrata una cosa così matta, che mi sono chiesta come avessi mai potuto anche solo pensarla. Poi ho cercato piano piano di pulire il tempo e la terra che avevano coperto quella me spavalda e sono indietreggiata fino al quella soglia luminosa piena di possibilità, in cui lo sguardo pareva lunghissimo ed era così chiaro ciò che era bene fare e ciò che era bene non fare più.

Ora, non ha importanza chi in me vincerà, quello che ho veramente di nuovo imparato è che c’è dentro di noi, e appare in alcuni istanti splendente come una giornata felice, ciò che potremmo e dovremmo fare, e quello che allontana da questa perfezione è la paura di uscire dal disegno delle cose che già conosciamo, che ci hanno detto che è giusto fare.

Così, dopo ogni vero istante di libertà, cioè in cui abbiamo incontrato davvero chi siamo, ci illudiamo che solo per un breve tempo ritorniamo ad un buonsenso del fare, giusto quel che serve per non far accorgere il mondo. Invece, appena appoggiamo i pensieri di nuovo a questa catena di rassicurazioni, dove ad ogni cosa finita segue una nuova cosa da fare e poi ancora un’altra ragione per farne ancora un’altra, da qui non ci spostiamo più.

E così si procede in giorni di un tempo provvisorio, di cui annunciamo ogni tanto la fine, che dura per tutta la vita. Perciò voglio provare a sgranchire di nuovo le ali, lo ricordo bene: c’è tanto cielo da respirare fuori dai piccoli pensieri.

Pratiche di realtà per l’anima

Da un po’ mi capita di cercare per tutto il giorno qualcosa che mi assomigli. Il rientro a Milano è stato come un oblio di tutto quello che mi pareva chiaro e al sole, nei mesi in cui ho dissetato l’anima sotto la grande quercia. Come una brava scolaretta, mi sono rimessa nell’imperativo del fare, del fare presto e bene, del fare tanto. Mi sono rimessa addosso la mia casetta piena di legno e di bianco, come un elmetto per proteggermi da tutto quello che fuori fa troppo rumore, e dai pensieri affollati che sbattono dalle stanze vicine ed entrano nel sonno, spezzandolo.

Lo so, non sono mai stata completamente della misura della realtà. Posso mandare avanti il mio ologramma, rispondere a modo, apparire ai riti dove bisogna esserci, dare un contributo al mondo che ci vuole attivi e consumatori, ma solo con la gola tesa e la faccia stravolta, con il sorriso naturale sepolto dietro l’affanno. Ho imparato nel tempo anche a non farlo più vedere, a non esporre questa vulnerabilità, a non darla in pasto a chi non sa i tramonti che ho dentro i polmoni, e i sogni che ho condiviso con il vento. Che le mie battaglie le ho vinte a piedi scalzi sul prato.

Ospite camuffata di questa era tecnica, uso spesso tutta la forza solo per respirare. La mia pratica spirituale a volte è venire a galla dalla notte. E riuscire comunque a impastare il pane. A mettere le gocce di lavanda sui panni asciutti, per farli profumare di pace. La mia pratica spirituale è trovare dentro tutto questo dire e fare un angolo di silenzio, uno spazio dimenticato dalla mente dove possano cadere tranquille le foglie dell’autunno. Dove la pioggia possa scrosciare come una cosa giusta, da guardare dalla finestra, da scrivere con le dita sulla condensa dei vetri.

La mia pratica spirituale sono le gocce di sudore sulle guance quando mi sento sola in tutto questo andare, è vedere spuntare la luce del giorno ogni mattino, posare gli occhi su meraviglie che non avevo mai sperato. Sedermi al mio centro e godermi anche queste scene del film della vita, sapere che passeranno, come passa tutto: è sussurrarmi, quando mi vedo camminare lontano, che la luce c’è, e ritorna, ritorna sempre.

INNER YOGA, 3 workshop per farti del bene

Una posizione di yoga ha sempre due aspetti: uno attivo, uno passivo o ricettivo. Da un lato attiviamo l’asana per indirizzare l’energia in una certa direzione, dall’altro ci apriamo per percepire cosa si sta trasformando dentro di noi, e per ricevere gli effetti dell’azione. Una parte maschile, potremmo dire, e una più femminile. Una più Yang, una più Yin, come si direbbe spostandosi un po’ più a Oriente dell’India. In Occidente siamo molto propensi alla parte attiva, meno a quella passiva: che pure è il vero momento in cui quello che di noi deve emergere alla consapevolezza può affiorare.

Personalmente sono sempre stata una persona molto attiva, tuttavia, negli ultimi anni, e poi in particolare durante il lockdown, ho sentito  l’esigenza di andare più nel profondo. Di imparare dalla staticità e dalla calma: sia per dare più spessore alla mie pratiche di yoga, sia per progredire nella meditazione. Ho iniziato a preparare il mio corpo agli asana con tecniche di miodistensione dello Yin yoga, e a studiare con un bravissimo insegnante tecniche antiche di Yoga Nidra, o yoga del sonno per entrare poi in nuove dimensioni nella meditazione. I risultati sono stati ottimi, e ora vorrei condividerli.

L’autunno d’altro canto è la stagione Yin per eccellenza, in cui la natura si ritira al proprio centro, per avere nuovo vigore alla prossima fioritura. 

Ecco come nasce questa serie di 3 workshop, in cui propongo ogni volta una pratica di Yin Yoga di un’ora + un rilassamento profondo di Yoga Nidra di mezz’ora e poi pranayama e l’espansione finale in una breve meditazione. Un tempo tutto da dedicare a te stesso! In più i tre appuntamenti tracciano un percorso:

1 – osservazione di sé: CONSAPEVOLEZZA 10 ottobre
2 – cose pronte a cambiare: TRASFORMAZIONE 17 ottobre
3 – preparare i semi per il futuro: INTENZIONE (e uso del Sankalpa) 24 ottobre

Puoi farle tutte e tre o scegliere quella che è più adatta a te in questo momento. Le pratiche si terranno su Zoom dalle 10.00 alle 12.00 del mattino (sono 3 sabati) e sarà poi disponibile il file per la differita.

PER CHI SONO QUESTE PRATICHE: sono perfette per chi in questo momento si sente irrequieto, fuori centro, o confuso e non riesce a prendere una decisione, per chi ha tensioni fisiche, problemi di insonnia, per chi si sente rigido, ma anche per chi si sente flessibile ma vuole trovare nuovi spazi dentro il proprio corpo. Possono praticare anche donne in gravidanza, solo con l’utilizzo di alcune accortezze e varianti nelle posizioni a pancia ingiù.

BENEFICI e INDICAZIONI: le pratiche di Yin Yoga, diversamente da quelle più “Yang”, lavorano non tanto sui muscoli, che vorremo avere ben rilassati, ma sul tessuto connettivo (legamenti, tendini, fascia) e osseo, e sono molto salutari per rivitalizzarlo e portare via tensioni e dolori. Solo sono sconsigliate a chi abbia problemi cronici proprio a questo tessuto. Le pratiche di yoga Nidra non hanno invece nessuna controindicazione, e sono un viaggio veramente profondo verso nuove dimensioni. Ma di tutto questo parleremo a lezione più nel dettaglio.

COSA SERVE: saranno utili alcuni supporti per raggiungere il rilassamento nella posizione e per vivere l’esperienza con rispetto per il proprio corpo, fino al giusto limite. Consigliati sono, oltre al materassino, un mattoncino (va bene anche un libro spesso), un cuscino da yoga, un bolster (ma va bene anche un guanciale), e una copertina o uno scialle caldo.

COSTI E ISCRIZIONI: il costo di tutto il percorso è di 39 euro, oppure 15 euro a pratica se le prendi singolarmente. Se vuoi fare anche tu questo viaggio nella tua dimensione interiore, puoi iscriverti facendo un bonifico all’IBAN IT16S0335901600100000156859 della ASD Yogananda’s Angel, e poi inviando copia a giulia.castellazzi@gmail.com, in cc giulia.calligaro@fastwebnet.it per la ricevuta. Riceverai i link Zoom e i file via mail.

Iniziamo l’autunno insieme. Vi aspetto!