Lasciar andare

Radicondoli e le valli senesi

Quest’anno, per come sono andate le cose, non ho fatto nessun programma di vacanze: e ho vissuto con estrema gratitudine il fatto che tardivamente il lavoro sia ripartito e che si sia disteso lungo tutta l’estate. Al solito, oltre tutto, portandomi via dalla città nei luoghi di natura che ho tanto sognato mentre ero chiusa nell’appartamento milanese.

Dal principio mi sono promessa una cosa: di non fare spreco di tutto il dolore globale che c’è stato, e di mantenere l’ordine umano delle priorità che era cresciuto durante il lockdown. Dunque, non si trattava di fare di meno, ma di farlo in modo nuovo e assolutamente entro i limiti della pace interiore. Di fare, anzi, della pace la misura di quanto potevo chiedere a me stessa, soprattutto in termini di identificazione con cose che erano state in modo evidente superate dalla forza della Storia.

In questo modo mi sono messa sotto i piedi varie centinaia di chilometri e negli occhi paesaggi di cui quest’anno più di sempre ho visto la bellezza. Finché sono arrivata qui, in questi colli senesi che sfumano le tinte dell’oro, dell’ocra e di un verde nutrito dalle piogge che sono state abbondanti nei mesi passati. Sono arrivata con il mio solito bagaglio di colori leggeri da indossare senza portare troppo carico, con l’agenda e i punti delle cose da fare per questo festival e da programmare per quelli che ancora mi aspettano.

Invece mi accorgo che il mio corpo non vuole stare a questo programma: mi dice che è agosto, che fa caldo, che non importa se io ho deciso che quest’anno non c’è sosta: lui ora è stanco e vuole comunque riposare. Che ‘mantenere la pace facendo’ è un buon proposito, ma che si può ancora migliorare: che può migliorare la fiducia in quello che la vita porta in ogni momento, e che quello che c’è è sempre quello che si deve seguire e in cui bisogna completamente stare.

A lungo ho parlato della necessità della resa come meta in cui in cui volevo indirizzare il mio cammino. Ma qui si tratta di fare qualcosa di più: di lasciar andare. Di smettere di sorvegliare tutti i tempi insieme, di affidarsi al presente e a quello soltanto, di essere certi che quello che in ogni istante si sta manifestando è il fotogramma di un disegno perfetto che da sé sta preparando il tuo futuro.

Si tratta di ascoltarsi profondamente, di continuare ad essere umani, vivi, reali e insieme osservatori di questa storia incredibile che è la vita, di cui è inutile cercare di anticipare le nuove puntate. Si tratta dunque di sdraiarsi nell’oro di questo paesaggio e di essere completamente qui, che il resto lo stanno tessendo le mani pazienti dell’eterno. 

 

 

 

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

2 thoughts on “Lasciar andare”

  1. “ogni istante che si sta manifestando è il fotogramma di un disegno perfetto che da sé sta preparando il tuo futuro”.
    Oggi è proprio dura crederlo per me. Tanta sofferenza! Delusione! Rancore! Eppure non vorrei lasciarmi sporcare da queste emozioni. O forse sono solo energie da accogliere in attesa di altre.

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