Il bene che siamo stati

Oggi è stata una giornata fantastica. E c’era tutto quel vento che portava addosso l’oro dei colli, il fiato degli alberi, il tepore trattenuto del prato. E poi una pioggia liberatrice che ha fatto scadere tanti cattivi pensieri in agguato in angoli acuti del cuore, angoli da cui potevano sempre saltare fuori e far marcire qualche istante di felicità. E così, da tutto questo movimento, da queste pagine scosse del tempo, sei saltato fuori anche tu.

È incredibile come la memoria alla fine sappia fare giustizia delle ragioni di un incontro. Perciò non sei ritornato con tutti i piccoli colpi con cui alla fine ci siamo fatti a pezzi, che quello era solo un modo come un altro con cui la vita ci diceva che era il momento di proseguire su nuove strade. Sei tornato come ci fossimo incontrati oltre l’effimero della storia che stiamo scrivendo ora, qui.

Come una voce interiore, un’anima che da lontano continua a lampeggiare e a farmi l’occhiolino quando arrivano quei momenti di noi che ci facevano tanto sorridere, e riposare dalla profondità a cui entrambi, e solo a quella, abbiamo fatto voto di fedeltà. Sei ritornato con le tue palpebre perfette, socchiuse verso un centro di luce che anche io ho visto a tratti accendersi sulla tua fronte, e a cui mi sono tenuta per capire la strada che mi stavi indicando.

Avevamo la forma di due vecchi amici che si raccontano le cose come stanno andando. Oltre tutti gli strati tesi dove sono rimaste impigliate le parole che non ci siamo più detti, per non darla vinta all’altro. A me è venuto subito di dirti grazie, ora ho capito. E poi anche: sai che ora saresti proprio contento di me. Di come faccio scorrere libera la vita dal cuore. Sì, saresti contento di come non accetti più nessun rimedio per ciò che mi manca, nulla che sia meno della verità.

Sto imparando anche a riposare, a vedere le fessure di luce che si fanno strada tra le tessere dei pensieri e dei respiri, a fidarmi, a lasciar andare, a farmi portare. A parlare piano e a non voler controllare. E avrei ancora tante altre cosa da dirti, di cui ringraziarti, ma ora toccherebbe a te, al tuo silenzio di parlare. Ma va bene anche così, alla distanza da cui continuiamo a stare vicini.

E se anche fosse solo un’idea mia non importa: so con certezza che non si perde nessun atomo di bene. E se non lo prendi tu il mio che c’è ancora, gli farà tana la terra, lo trasformerà in un fiore.

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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