Qualsiasi cosa accada

Qualsiasi cosa accada, qualsiasi torto o colpo tu debba attraversare, la risposta più efficace è continuare a fare il bene, difendere le cose in cui credi, incarnare pienamente la tua gioia e il tuo splendore.

Perché è quando cedi alla rabbia, al rancore, quando affili le armi per la battaglia che inizi davvero a cadere, a diventare il male che c’è stato. Ma se non è bastato a spegnere la tua luce, allora non importa neppure se nei giochi del mondo sei tu quello che appare piegato.

Non c’è nessun disonore a soffrire e a resistere per non contagiare oltre il dolore. Ed è una legge scientifica e spirituale: ognuno respira e crea quello che ha nel cuore. Ciascuno vede l’altro dall’altezza del proprio sentire.

Felicità

Felicità

Stare in mezzo alla natura, immersa nel paesaggio fino a non sentirmene più separata, mi rende totalmente felice. Credo sia per l’aderenza che la natura ha con la verità, e così non sento più nessuno scollamento tra le cose, né il bisogno di pensarle diverse da come sono.

In certi momenti ho una felicità così nitida che mi spavento, e mi sento quasi in colpa, perché non ne faccio nulla, neppure ho voglia di raccontarla a qualcuno. Solo me ne impregno. Faccio dei bagni di felicità tra i papaveri e le spighe di grano, tra il giallo delle ginestre e il vento che porta in giro la luce del tramonto.

Ho pensato che forse, se tentassi di spiegarla, mi direbbero che sono un po’ egoista, che ci sono molte altre cose che potrei fare anziché essere felice, o mille cose per cui potrei rendermi conto che non c’è nessun motivo di esserlo. E forse anche io me lo sarei detto, un tempo.

E invece constato che ora non riesco più a gettare alcuna ombra, e sento che questa è anche l’unica vera cosa che possiamo fare per rendere il mondo più felice: dare innanzi tutto a noi stessi il permesso di esserlo.

da Esercizi d’amore, Ananda Edizioni

Pensieri, presenze, scintille

ATTO 1

Mi chiedevo al risveglio cosa rendesse questo momento il momento pieno che è. E l’ho capito. Capisco infatti quando sono davvero dentro di me, quella che sono veramente, se intorno a me ci sono persone che nel tempo ho chiamato “interlocutori”. Persone con cui posso solo essere, con cui non devo cambiare nulla. Mettere nulla a posto, in posa. Lo capisco dalla libertà con cui ci si incontra. Dalle poche parole necessarie a capirsi. Da come ogni giorno diventi un giorno di crescita. Magari con impegno, ma mai con sforzo e con pesantezza. Riconosco le mie persone da come riesco a riderci insieme. Ad essere leggera senza paura di perdere profondità. E queste persone arrivano quando il patto di verità, di libertà, lo mantengo innanzi tutto con me stessa.

ATTO 2

E questa sera è arrivata anche un’altra chiarezza. Una parola di sintesi per quello che tutto il giorno mi girava dentro. Le persone con cui mi sento a casa, quelle dei miei momenti migliori, di quando mi sento davvero me: sono essenzialmente persone Libere. Persone che nella commedia della vita vedono ed escono dalla parte, spuntano dal sipario e fanno l’occhiolino al cielo.

ATTO 3

E quando invece senti qualcosa di sbagliato con qualcuno, qualcosa che non scorre: è perché effettivamente c’è qualcosa di sbagliato, qualcosa di non tuo. Non serve neppure stabilire di chi sia la colpa e tanto meno auto processarsi, perché bisogna volere il bene di tutti: serve prenderne atto e capire che non è tutto il mondo sbagliato, e neppure sei un’anima incompresa, sei solo in un angolo non giusto del mondo per te, e quindi forse in un momento di non armonia con te stessa. Va ristabilito allora l’ordine dentro, non fuori. E questo non esclude per nulla di continuare a irradiare bene a tutti, e crescere di più con alcuni.

(nuovi) Ascolti interiori

Se c’è una cosa che mi porterò da questo tempo è un maggiore rispetto per quello che provo, soprattutto quando viene a galla da un luogo interiore naturale, che non dipende dalla mia mente e dalla mia volontà.

Così è accaduto l’altro giorno, quando ho raggiunto il mare per una giornata tersa, dopo quattro mesi di compressione in spazi limitati, dentro regole e circostanze strette della vita. Ho sentito le ali che finalmente trovavano lo spazio per sgranchirsi. Per dispiegarsi. Ho cercato di racchiudere questa felicità quasi infantile in una foto piena di azzurro e l’ho inviata a un amico lontano. Per parlare di lui ad altri di solito lo chiamo “l’amico buono”. In tutto questo periodo l’amico buono, dal lontano in cui si trova, mi è stato un approdo riposante, di pace. Mi dava forza sapere che quel lontano esistesse e che in quel momento stesse vivendo lo stesso che io vivevo qui. Un’amicizia cresciuta sulla solidarietà.

Allora, l’altro giorno l’amico buono ha risposto subito con entusiasmo alla mia foto, e poi mi ha fatto una richiesta che all’improvviso mi ha messo di fronte a una realtà che andava al di là dei pensieri lontani che avevo avuto. E non mi piaceva, metteva le dita sulla mia pelle, oltre alle parti comuni di noi, e con tutta la lontananza mi sembrava invadente dopo questi quattro mesi, così com’erano stati, come glieli avevo raccontati. Ugualmente il mio primo istinto è stato quello di pensare che lui era lì, lontano, e che aspettava una risposta, e che il mio silenzio stesse diventando lunghissimo, che dovevo dargli pace. Cioè l’istinto di mettere davanti l’altro e il suo sentire a quel che io stavo provando. Anche se ogni volta che rileggevo il suo messaggio mi si rinnovava la puntura.

Perché lo facevo? Per lui? O per paura di perdere quell’approdo? In ogni caso non sarebbe verità, infine ho pensato. E non farebbe bene né a me né a lui. Gli lascio la libertà dei suoi pensieri, ma mi prendo la mia di non avere nulla da dire in risposta. Di non essere delusa, ma di non illudere. Di non ostruire i canali dell’amicizia, corrispondendo a delle aspettative nate per qualche ragione che ha a che fare con la sua storia. La libertà di non assomigliare ai suoi disegni. Perché in ogni istante possiamo scegliere se annodare ancora di più il groviglio che ci allontana dalla piena rivelazione, oppure se farne un’opportunità di guarigione, offrendo al mondo il nostro specchio più vero.

E infine, ogni volta che in un incontro guariamo in qualcosa, di certo abbiamo offerto una possibilità di guarigione anche per l’altro. E questo vale la piccola sofferenza di un silenzio. Così ho taciuto.

Fase 3: Ripartire (e io mi fermo)

Fase 3 – PARTIRE PER DOVE.

Sento intorno la vita che ribolle. Le strade reali e virtuali che hanno velocità che non seguo. Come in un tempo a imbuto, dopo il lockdown, dopo i primi vagiti di apertura, la mia strada portava a una stanza stretta: quella della mia infanzia e della mia giovinezza friulana, a finire di imparare quello che mi servirà, ne sono certa, per i passi che mi attendono.

Non è disinteresse per il destino collettivo, in fondo queste faccende personali sono sempre anche faccende globali: ciascuno di noi ha il dovere di guarire un po’ del mondo dentro di sé. E ogni volta che uno di noi illumina qualche grammo del proprio buio, o rimette in pari i conti con l’eterno, è il respiro del mondo a farsi più pieno.

Così è capitato che arrivassi qui, con un nome nuovo, in questa stanza utero, mentre l’utero vero di mia madre, il grembo dove sono nata, è divenuto carne secca, da buttare. E’ finito nel cestino dell’ospedale in cui sono stata messa al mondo. Ed è impossibile che tutto questo scambio di inizi e di fini non sia qui a rivelarmi significati profondi. Guarigioni di luoghi antichi.

Perciò penso che non ci fosse un modo più giusto per ripartire che questo mio stare ferma, imbottigliata in gesti pratici, in cure ai luoghi e alle persone delle origini, senza spazi e tempi per correre, se non infiniti boschi, pesanti di pioggia, in cui raddoppiare il canto del silenzio, in voci che nessuno può sentire. Qui a finire di imparare a fidarmi della vita, dei modi in cui si apre tunnel nelle terre interiori.

Ci sono istanti fermi che sono in realtà i perni su cui gira tutto il futuro. Intorno ad uno di questi sono aggrovigliati questi giorni, ed io con loro, tenendomi stretta al corrimano del disegno divino, per non cadere dalla meraviglia al primo rispuntare della luce. O di un papavero sopravvissuto ai cicloni, in mezzo all’oro del grano.

Gli 8 colori della Felicità

Se non decidete voi stessi di essere felici, nessuno potrà rendervi felici. Ma se decidete di essere felici, nessuno potrà rendervi infelici” – Paramhansa Yogananda

Questo periodo di pandemia lo ricorderemo per tante ragioni, e anche per cose nuove e buone. Personalmente ho avuto l’opportunità di andare più nel profondo e di trovare nuovi sensi per i passi che verranno. In questi metto anche l’occasione di ritrovarci a praticare yoga online: sono nati gruppi bellissimi di cui sono grata. Così ecco questo ultimo corso prima dell’estate, in cui cercheremo di andare nel profondo a guardare i colori della nostra parte eterna, l’anima.

Qualità come la calma, la gioia, l’amore… nella nostra vita quotidiana sono istanti di grazia strappati alla corsa dei giorni. Dentro di noi invece: sono tinte stabili, non dipendenti da nessuna circostanza esterna. Quando arrivi lì, sei in salvo da tante sofferenze, e continui a vivere e a sentire l’intensità della vita, ma contemporaneamente la osservi da un luogo più profondo che non è mai del tutto avvinto da ciò che accade fuori.

Lì regnano CALMA, PACE, LUCE, SAGGEZZA, GIOIA, AMORE, SUONO (dell’OM), POTERE (potenza) senza opposti. Sono quelle che Paramhansa Yogananda, il Maestro dell’Ananda Yoga, definisce come qualità dell’anima. Praticare con l’anima è anche il livello più profondo dell’Ananda Yoga (letteralmente: lo yoga della Felicità), quando vai oltre il corpo e la mente. Cercheremo di raggiungerlo con lezioni dedicate a ognuna di queste qualità.

Si aggiungono DUE INCONTRI DI APPROFONDIMENTO sulla Luce come scelta da rinnovare ogni giorno (il cammino descritto nel testo sacro della Bhagavad Gita), e uno con letture poetiche dal libro Esercizi d’amore.

Il corso è adatto a tutti. 

LE LEZIONI: si terranno in streaming nel gruppo Facebook YogAnanda Angels pratiche online, dal 9 giugno al 2 luglio, i martedì e i giovedì dalle 18.30 alle 20.00; sabato 20 e 27 giugno dalle 10.30 alle 12.30. Saranno inclusive di introduzione teorica con pillole di filosofia, riscaldamento (restorative/miodistensione e dinamico), asana, rilassamento, pranayama, meditazione.

I video delle pratiche resteranno disponibili nel gruppo come una biblioteca di pratiche fino al 31 agosto!

PER ISCRIVERSI: il costo del corso è di 60 euro, 55 per chi ha frequentato già almeno due dei miei precedenti corsi online,da versare con bonifico nel conto della ASD YogAnanda Angels, all’iban IT16S0335901600100000156859. Appena sei iscritto, scrivimi alla mail giulia.calligaro@fastwebnet.it e a giulia.castellazzi@gmail.com: entri nel gruppo e ti invio la ricevuta.

Ti aspetto!

Giulia Calligaro – Istruttore di Ananda yoga certificato 420 ore, autrice, ricercatrice spirituale. Friulana, vive a Milano da quasi vent’anni, pratica yoga da 15, è kriyaban, secondo la tradizione di Mahavatar Babaji e Paramhansa Yogananda. Si ricarica spesso ad Ananda, in una casa sopra i colli di Assisi. Ogni anno fa viaggi spirituali e di aggiornamento in India. Ha scritto i libri di yoga e poesia Esercizi di felicità ed Esercizi d’amore.

 

Tante piccole scintille di luce

E così è arrivato anche l’ultimo giorno milanese di questo periodo strano, e so già che mi mancheranno tante cose con cui ho cresciuto lenta amicizia e pazienza in giorni lunghi e inattesi. La gratitudine è sparsa tra le viole, che ancora regalano colori, nel respiro del balcone che non è stato mai tanto verde e di cui non avevo percepito mai così forte l’amore. E poi su tante piccole cose che, per il mio sguardo frettoloso, avevo pensato finora inanimate: invece hanno respirato con me e mi hanno tenuta viva.

Quello che sento forte a questo punto del cammino è che no, non lo possiamo fermare tutto il male, e neppure contenere tutte le lacrime del mondo nelle nostre piccole mani, o opporci con i palmi tesi ai tentacoli che questa stagione ha messo dentro la nostra vita. Però possiamo guardarlo oltre gli occhi, dove iniziano le radici, prima che fossero materia e urlo, e lì seminare un ordine nuovo, iniziando dalle piccole cose. Da tante piccole scintille di luce.

Possiamo appoggiare a caso sguardi nati dal cuore. Coltivare la gentilezza delle parole, di tutte le parole; portarci rispetto e rispettare. Andare oltre la pelle di ciò che accade e tendere una mano al dolore, prima che si faccia rabbia e inquietudine. Gioire della gioia anche quando accade a un altro. Non darla vinta alla paura e ricordarci la perfezione della vita, anche se immediatamente non la vediamo.

Non cadere per i colpi bassi di una forza oscura, ma scansarli saltando verso il cielo. Restare giusti quando tutto è sbagliato. Continuare a credere nel bene anche davanti a un’offesa. E non perdere la fiducia nella verità di fronte all’ingiustizia. Difendere l’amore davanti all’odio, la forza dell’anima davanti alla prepotenza della ragione.

Non cedere neppure con un pensiero dalla strada della luce, perché dietro quello che vediamo, dietro quello che è stato, ci sono stati prima pensieri rotti, che ora possiamo iniziare ad aggiustare. Ognuno in sé, un po’ ciascuno. Perché non è vittoria quella che con più forza aggiunge altra strada al buio,  ed è solo andando controcorrente, seminando un’energia nuova, che i semi del futuro faranno i fiori.