Sono arrivate le rondini (Fase 2)

Sono ritornate le rondini! Questa mattina all’alba facevano capriole nel pezzo di cielo ritagliato tra i tetti dei palazzi , nostre celle di lusso da oltre due mesi. Sono rimasta  a guardarle per alcuni minuti, incantata come un bambino. Mi guarisce sempre la natura, mi riporta alle leggi eterne, dove posso sciogliere tutti questi numeri che si incastrano all’epidermide di ogni giornata.

I numeri del virus, i numeri delle scadenze, delle date e dei mesi che mancano alla ripresa del lavoro (ma sarò ancora io per allora?). I numeri mi hanno sempre fatto paura, sono precisi ma non eterni. La natura invece parla un linguaggio che comprendo meglio, dove riesco a sentire abbracci, di qualcosa in cui fondermi .

Ogni volta che in questi giorni mi prende un momento teso, una strettoia dell’anima, mi metto in balcone: mi basta anche la pazienza delle primule e delle viole a far sbocciare un nuovo fiore per dimenticare gli affanni, per scioglierli dentro qualche cosa di più grande, che sa cose che non possono annunciare i giornali.

Così mi ritorna una fiducia profonda. La certezza che quello che devo fare ora non è davvero preoccuparmi di questo tempo strano, che si è portato via i programmi certi con cui avrei vissuto un anno sicuro, uguale a tanti altri, da cui fuggire in India o da lasciare fuori da qualche porta di collina, per respirare lontano dalla mia vita.

Il lavoro che mi è richiesto, che è richiesto, credo, ad ognuno di noi, è di guarire un po’ del mondo dentro noi stessi. Usare questo tempo per perdonare chi non abbiamo perdonato, per sciogliere vecchi solchi che manifestano realtà che non hanno passi di futuro, per dare più amore, per avere il tempo di riceverlo.

Per capire con calma chi siamo, e se c’è qualche cosa da cambiare, che poi – di corsa – non sarà più possibile farlo. Per chiamare un amico e dirgli ti voglio bene. Quando scrivo di nuovo queste priorità nella mia agenda smetto di tremare. E so che non voglio ritornare nella vita di prima, non come prima: ma nuova, con una gratitudine perfetta per quello che ho imparato.

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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