Nuove guarigioni (nuovi esercizi d’amore)

Qui è ovvio che non si tratta solo del virus: nulla che non sia adatto a sbarcare nel nuovo pianeta che sarà, verrà risparmiato. Ognuno dovrà aprire i propri cassetti, esporre la propria merce: sollevare le unghie, lasciare che sia frugato dentro i propri effetti personali. Vecchie nostalgie, paure, amori sbagliati, professioni non dell’anima, strade finite, attaccamenti: attendere il ciclone ad occhi chiusi, e poi riaprire gli occhi e vedere cosa resta nel bagaglio per il viaggio, verso il luogo che ancora non si sa.

Ed è quasi facile, quando tocca al vicino, dire: Ma lo sapevi che era una cosa finita!”. Poi, però, tocca a te: e all’improvviso sei nuda del tuo passato, delle cose normali che non ricordavi neppure più di avere addosso, e che fosse così difficile lasciar andare. Eppure lo sai che è la cosa giusta, anche se ti devi rannicchiare una sera  intera nella trafittura del taglio, rivivere avanti e indietro decine di volte il momento dei saluti. Qui non se ne esce da indenni: ma solo se completamente guariti da malattie ben più antiche di questa pandemia.

Ieri, quando è venuto il mio turno, quando il colpo d’ala ha portato via un collage finissimo di pensieri, giorni, immagini, risate, lacrime, battiti del cuore che avevo raccolto negli ultimi anni, per un momento mi è mancato il fiato, ho sentito davvero una fatica a respirare. Il dolore che trafiggeva nel centro del petto e rendeva pesante la notte appoggiata sul corpo. Mi sono rotolata nelle sue pieghe fino all’alba, fino al canto degli uccellini che entrava dalla finestra e annunciava il ritorno del mattino.

All’improvviso mi sono accorta che ce l’avevo fatta, che avevo attraversato il buio, che il petto era ancora pieno, ma non era più dolore: era amore. E all’improvviso ho avuto la certezza che ce la faremo. Che, come dopo la notte sempre ritorna il giorno, così è per ogni oscurità che annuncia la luce. E più profondo è il buio più elevato sarà il salto della specie. Questa è una legge universale, una legge naturale, e ci è chiesto proprio questo: di ritornare a essere cellule del creato. Di affidarci, di consegnarci, di metterci in mani alte. 

E se dico che andrà tutto bene, non significa che avremo tutti i tagli suturati, che sarà stato uno scherzo, che ci sarà restituito il maltolto: significa che dopo sapremo che dobbiamo seguire la direzione giusta, non quella comoda. E questo non toccherà l’amore per chi è stato messo su un’altra strada, o su un altro piano di esistenza. Ma non si può infine continuare ad amare lo stesso? Vedere una cosa finita e lo stesso amare? Vedere le sfide diverse che toccano all’altro, nella nuova strada, lontana da te, e fare il tifo per lui? Fare il tifo per ognuno? Ciascuno con la propria sfida superata e la propria opportunità?

Sì, ritornerà il giorno, il mondo, ritorneremo umani. E sarà un abbraccio bellissimo.

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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