Malattia e/o guarigione

Sì, in questo tempo ci si può ammalare, ma si può anche guarire. Questo mi è sempre più chiaro: ognuno è messo di fronte alla propria prova e alla propria opportunità. Da tutto questo silenzio, da questo stare fermi – da soli – dallo stravolgimento del fare che ci aveva portato via da noi, ne usciremo altri: se ne avremo fatto buon uso, migliori.
 
Per certi versi siamo meno soli ora di quando non lo eravamo. Meno lontani, di quando eravamo vicini. Avvengono delle primavere dei cuori, oltre a quelle dei fiori.
 
Certo, si incontra chi fa strozzinaggio anche di questo mondo che si crepa, con dolore di molti, per partorirne uno nuovo. Personalmente ho deciso di non giudicare, ho capito che non serve a nulla: ormai è evidente che ci pensa la vita a potare e a far germogliare, nel tempo, solo ciò che è vero.
 
Allora mi tengo alle cose belle che questa mareggiata ha già portato a riva, come conchiglie che brillano al sole. Come mattoni da cui ricominciare a costruire.
Ieri le ho raccolte, prese tra le mani, poi ne ho sollevata una alla volta tra le dita, e ne ho assorbito la luce:
 
– l’amica che davanti a una scelta ti dice: scegli ciò che ti rende felice, sarà la cosa giusta
– l’altra che mi fa arrivare una fetta di torta di nocciole dall’ascensore, per non tenere l’affetto a distanza di sicurezza.
– il mazzo di fiori virtuale che oggi mi è arrivato al telefono (e non erano come gli altri: profumavano d’amore, avevano lacrime di rugiada di cui sentivo il bagnato)
– Le volte che in un giorno ci si scambia la parola GRAZIE perché non c’è più nulla di scontato
– il canto che questa mattina saliva alla finestra e faceva festa alla vita.
 
Ogni giorno voglio scrivere un diario delle cose belle che hanno iniziato a splendere, che il buio ha fatto brillare, me le ha fatte trovare. Da queste voglio, poi, ripartire.

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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