L’Amore e i vetri rotti

Alla fine sono sempre le persone a cui vogliamo bene quelle a cui facciamo più male. Quelle da cui riceviamo più male. E’ come se l’intimità assottigliasse le porte in cui tenevamo in sicurezza i nostri vetri rotti, che finiscono per venire esposti e prima o poi per fare lo sgambetto. Come, anche, se l’altro fosse un prolungamento di noi a cui possiamo rifilare le nostre macerie, sperando in segreto che le smussi, che ce le restituisca meno insidiose. Già risolte.

Quando accade il taglio, per prima cosa c’è l’incredulità: è una parte del nostro stesso essere che ci fa le boccacce e si rivolta contro di noi. Poi c’è la constatazione della prossimità tra l’amore e l’odio, ogni volta che non ci si incontra da piani più alti, dove l’amore sgorga da sorgenti senza più opposti. E c’è anche lo spettacolo triste di vedere quante parti di noi siano ancora feribili e pronte all’assalto. Quanta pazienza richieda una vera crescita.

A questo punto, se è toccato a noi sanguinare, le misure da prendere sono a più piani. Dal punto di vista del corpo e del tempo di vita che stiamo attraversando, vanno prese le decisioni più giuste, senza indugi: costruire un muro che ci separi dal male e che ci consenta di fare il punto vero dell’amore che noi stessi proviamo per noi. Mettere da parte le memorie, gli attaccamenti, lo spavento di non essere amati bene, di sentirci non più amabili.

Dal punto di vista della mente, il cerchio si amplia su quelli che sono i nostri pattern: quali meccanismi e abitudini vengono sollecitati da quel dolore? Forse il poco rispetto di sé, la tendenza persino a  scusarsi del male  che si riceve pur di suturare qualcosa da chiamare amore, la paura dell’abbandono, e la paura tout court in forma di forza nera che fa tremare la nostra luce. Le decisioni dovrebbero dunque interrompere questi circuiti viziosi.

Dal punto di vista dell’anima, infine, abbiamo la possibilità di vedere la scena dall’alto, da lontano. Di comprendere come due anime si siano date appuntamento dall’eternità per trovarsi qui, sulla Terra, e aiutarsi a crescere, cercando di pulirli quei vetri rotti, affinché non abbiano più il bisogno di uscire e di fare male. La possibilità di andare fino al dolore da cui nascono, per stanarlo, fino alla libertà.

A questo livello, allora, possiamo vedere anche le ragioni dell’altro: prendere lo stesso le decisioni di sicurezza, ma continuare a sentire, in terre in cui non si dà più per opposti, l’amore.

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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