è tutto Dio (India 4)

Non puoi prenotare la felicità. Neppure se ti muovi per tempo, prima che salgano troppo i prezzi. Non puoi decidere che dal giorno X al giorno Y, ti prendi una pausa dalla vita variegata tra gioie e dolori, per andartene via ad essere felice. Soprattutto non puoi farlo in India, dove, per quanto tu abbia dettagliato il  programma: quello che accadrà veramente, quello che sarà davvero protagonista del tuo tempo e dei tuoi luoghi interiori, sarà l’imprevisto, il fuori programma, quello che accade in mezzo alle pagine dell’agenda, tra i respiri. Lì c’è quello che sei andato a fare, quello che ti attendeva e che ti aveva chiamato, anche se non lo sapevi. Anche se non è quello che vuoi.

Così ripenso al momento in cui infilavo i bagagli nello shuttle e facevo il viaggio a ritroso dall’aeroporto di Malpensa a casa, con un senso quasi di sbigottimento e di peso nel cuore per alcuni eventi finali, eventi che erano andati decisamente oltre le attese. Non mi rassegnavo che il punto fermo di questo lungo viaggio dovesse essere messo lì. Di non avere possibilità di replica, di scrivere l’happy ending. Pensavo con amarezza a tutto lo sforzo che avevo fatto per organizzare, per ritagliarmi questa libertà e darle energia. Perché non ritornavo a casa con un congedo di luce? L’istinto sarebbe stato quello di riavvolgere il nastro, di riscrivere alcune scene. Di correggerle. Ma non si poteva.

Forse è stato tutto sbagliato? E a partire da dove? Cosa avrei dovuto fare diversamente? Queste domande si sono infilate nel sonno profondo, disteso nel mezzo tra il giorno e la notte, per un jet lag che in fondo continuo a coltivare pur di restare ancora un po lì. Per avere ancora in mano il plot della storia, per comprendere quello che non è stato chiaro, e forse per cercare di strappare al destino qualche possibilità di replica. E so che quando sono così, quando vorrei mendicare la realtà di non essere com’è, devo solo avere pazienza. E che, tanto più sono scesa nel buio, tanto più luminosa arriverà d’un tratto la rivelazione.

Così è stato. Ad un tratto quell’ingombro di memorie che mi ritornava nei sogni ha manifestato la sua potenza. La felicità non inizia al termine delle cose che non ti piacciono: è tutto Dio. Proprio dove ha trovato la libertà di entrare, nei luoghi rimasti morbidi dalle tue linee tese, ti ha parlato. Quello che tu vorresti rimuovere dalla storia è in realtà il tesoro che ti ha consegnato, il messaggio d’amore con cui si è occupato di te. Con cui ti ha indicato i prossimi passi da fare. Quelli da concludere oggi, per il tuo bene. Il suo linguaggio esce da una mappa turistica: è quello della verità. Queste intuizioni mi sono apparse nel cuore.

Poi l’appello della mia anima è continuato. La vita non è nel sentiero dopo che hai spostato le spine: è anche le spine. E la verità non è quella che esprimi quando tieni le mani giunte e ti inchini. Quando sei vestita da buona, e dici le cose che devono essere dette: è quando le cose ti prendono alla sprovvista, quando ti sorprendono con i vestiti della notte, inerme, che si vede a che punto sei, quale sia davvero il tuo livello di bene. La tua fiducia nei piani che si aprono per te. Non c’è un finale migliore di un altro: c’è solo quello che è giusto che sia. E non è detto che sia sempre facile (ma perché non dovrebbe esserci anche dolore in una vita?).

Dunque eccomi qui a fare spazio a quello che pesa nel cuore, a dargli il benvenuto. A festeggiarlo. A farmi di lato perché possa divaricare completamente la sua forbice e portare via quello che non può più essere me. Il male è ancora lì, ma ho deciso di fidarmi, di affidarmi. Di portare pazienza. Di sdraiarmi in questo presente. Di riposare un po’. Le risposte alle domande che oggi non so le riceverò quando sarò in grado di comprenderle.

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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