Oltre il confine degli occhi

Oggi ho cercato la tua voce: volevo capire a che distanza eri dai miei cattivi pensieri. Sai, a un certo punto del pomeriggio la nostalgia è andata a sbattere contro quel tuo spazio perfetto tra la palpebra e il sopracciglio, e volevo essere certa che fosse ancora lì. Sì, voglio ancora fare le valigie, sono già pronte, già chiuse, questo è ormai deciso: ma non per andarmene da te, ma per andarmene da me, dalle cornici che una mia paura antica ha messo alla tua vita. E non posso più permetterle di decidere la rotta, di impormi certi istanti in cui tutto dentro frana, e io ritorno a galla con bracciate che pregano le cose di non essere come sono, che pregano anche te, visto dall’impronta di quel tremare.

In questa partenza tu non verrai toccato, e anzi sarai finalmente te, appena ti avrò tolto il confine dei miei occhi. Così, se saprò tornare, per la prima volta forse ti saprò per come sei. Libera, avendoti liberato. E non avrò più bisogno di metterti a confronto con quello che è stato, con quello che aspettavo, con la persona con cui, nella mia mente, ho ultimamente così tanto litigato. Non ci chiederemo più nulla, tanta sarà la sorpresa di vederci per quello che siamo. Forse sarà primavera e noi faremo i fiori, e forse ci sarà il vento e lo guarderemo portare via il tramonto, dischiudere albe, senza bisogno di tenerci, senza più paura di perderci.

Ma ora devo proprio andare, neanche con le dita di una sola cellula mi posso aggrappare. Perché basta che un solo un pensiero non voglia venire con me, non se ne voglia andare, perché io non possa fare il viaggio in direzione opposta alla tirannide che ha avvelenato il mio camminare. E non compia, così, la mia vita. Andarmene da certe corse terse, in cui pareva che saremmo divenuti i regnanti della luce, è l’ultima cosa che vorrei fare: ma compiermi è la prima. E questo è quello che ora preme. Perciò ora non si tratta più di cosa voglio fare: ma di responsabilità e di una libertà più vera.

Non mi scordare amico mio. Non so se ti riporterò il rosso dei capelli, i passi troppo rapidi che ti facevano sorridere. Fissa soprattutto il  cuore: quello non potrà cambiare, se un giorno, nuova, mi vedrai arrivare.

 

 

Published by

Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.