Il dono del tempo

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Tempo nella natura

Può capitare che un giorno si inceppi, e all’improvviso due ore del tuo tempo escono dalla gran cavalcata e divengono un buon punto di osservazione sul pomeriggio. Ne approfitti per rispondere finalmente con presenza a qualche messaggio rimasto lì da un po’, a qualche mail che non eri ancora riuscita a leggere. In risposta: “Grazie, scusami non mi è possibile ora scriverti di più”. “Sono sotto pressione, in questo periodo non riesco a leggere oltre alla terza riga”. Ti spaventi: queste parole le hai dette anche tu, tante e tante volte.

Ma cosa ne abbiamo fatto del tempo? Dov’è sparito, chi se li prende i nostri minuti, le nostre ore? Ed è un tempo realmente pieno, o un tempo riempito perché non riusciamo più a scendere dalla sella di questo galoppo? Pazienza, mi sono detta. E mi sono messa a fare con una calma di cui non ricordavo il sapore delle cose piccole, in casa. Delle bustine con la lavanda sgranata sui colli umbri per gli amici, una torta di mele che inaugurava il formo nuovo di qualche mese rimasto finora inutilizzato, riordinare dei cassetti in cui non sapevo neppure più bene cosa si fosse accumulato.

Ed è stato un gran bel pomeriggio. Anzi, ho avuto il tempo di pensare che i momenti più belli, ultimamente, sono state proprio queste frazioni di giornata in cui sono riuscita ad essere completamente in qualche cosa, o per qualcuno. Come la sera in cui, sull’uscita di un evento, ho incontrato un conoscente che sta attraversando un grande dolore, e anziché seguire l’orologio, ho ascoltato il suo silenzio, gli ho messo vicino il mio. E quando ai saluti mi ha appoggiato la mano sulla spalla e mi ha stampato la sua forza di essere umano ritornato a galla per un istante, ho sentito il mio giorno allungarsi di diverse ore. Sono ritornata a casa molto piano. Parlando con calma. Facendo una cosa alla volta.

E’ stato in quel momento che ho deciso ancora una volta di occuparmi di quello che la vita mi mette davanti, di finirla con l’ansia per le cose che non sono ancora. Di non vivere con l’agenda davanti ma con la presenza in quello che c’è, in ogni istante. Di fare le cose che mi è possibile, ma in quelle esserci del tutto. Ed essere anche pronta a cambiare programma se arriva qualche cosa di più vero di quello che avevo immaginato solo con i pensieri. E la cosa buffa è che il tempo ora non mi manca più, ed è come se si dilatasse e si placasse dentro ogni cosa.

Per Natale dovremmo cercare di non chiedere altre cose che si accumulano nel nostro fiatone: dovremmo chiedere del tempo per capire quello che già abbiamo, ed esserne pienamente grati.

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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