purificazioni interiori

Osservo ogni giorno i miei gesti diventare stranieri sul tuo viso. Non sei tu che ti stai allontanando da me: sono io. Ogni mia stanchezza, paura, attaccamento, impazienza escono e si irritano nello specchio dei tuoi lineamenti.

Sto imparando a conoscere così parti segrete, rifiutate, putrefatte di me, che erano nascoste sotto il tappeto di un lunghissimo silenzio. E’ un esercizio terribile e necessario per pronunciare ogni futura possibile parola nella luce.
Siamo l’una per l’altro gli atleti di una purificazione di tossine antichissime, che era tempo di vedere, di lasciar andare.
Ogni mattino affrontiamo la battaglia, fino al rosso del tramonto che arriva con un po’ di pace, e allora stringiamo in un abbraccio quel che resta di noi: un po’ più pulito, un po’ meno carico di pesi.
Bisogna essersi compagni perfetti per queste operazioni di chirurgia interiore, avere raggiunto una vicinanza e una confidenza esatte, per farsi male. Accettare anche di odiarsi, di disgustarsi, per crescere l’amore.
Ma noi ora siamo nel mezzo dei passi, quelli in cui il futuro non è giusto chiederlo: possiamo solo fargli spazio, affinché possa entrare.

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