RICOMINCIAMO!

Nei mesi scorsi molti hanno scoperto il valore dello yoga: in mezzo alle incertezze è rimasto come un albero maestro a cui ci si può tenere sempre, perché conduce a sicurezze che non dipendono dalle circostanze esterne ma hanno le radici dentro di noi. Personalmente, è stato un vero banco di prova: mentre tutto il resto tremava, la pratica e il viaggio interiore brillavano e mi davano la forza di guardare in faccia ogni cosa, di trovare in ogni situazione qualcosa da imparare. Fino a sentir sbocciare dentro una certezza mai apparsa così nitida prima: “A questo voglio offrire la mia vita”.

Eccomi dunque, dopo i tempi in cui abbiamo trovato e improvvisato tutti i modi possibili per stare insieme, un po’ più organizzata e con nuovi passi fatti sul sentiero che ora sono pronta a condividere: di nuovo in presenza con gli allievi milanesi, ma anche con tutta la comunità online che si è via via unita al viaggio.

Ho pensato molto a quale fosse la soluzione che potesse soddisfare tutti, in presenza e online, i nuovi arrivati e chi volesse fare passi avanti, e anche chi desiderasse fare approfondimenti diversi. Alla fine ho deciso di proporre tre livelli di pratica, che saranno riassunti in un’immagine un più sotto in questo blog.

Lo stile resta quello dell’Ananda yoga, uno stile di hatha yoga originario, e che dunque porta dagli asana alla meditazione, secondo gli insegnamenti del grande Maestro indiano Paramhansa Yogananda, autore di Autobiografia di uno Yogi. Il riscaldamento a volte potrà essere più dinamico, oppure ci saranno pratiche completamente rilassanti come viaggi interiori nel corpo e oltre il corpo, e lo spiegherò andando avanti.

Per ordine, ci saranno QUESTE PRATICHE:

1 – PRATICHE DAL VIVO a Rovereto House and Lab, via Rovereto 10 Milano (MM Rovereto). Ritornano le pratiche in presenza, saranno nella sala sotto al nostro solito spazio, capienza con le regole vigenti di 13 persone. Ci sarà l’obbligo di portare il proprio tappetino e cuscino, di indossare la mascherina fino al momento in cui si inizia a praticare, di arrivare già cambiati, di prenotare con l’iscrizione la propria presenza e di firmare ogni volta l’autocertificazione. Gli orari sono quelli riportati nella tabella sotto: il doppio turno del mercoledì resta solo se la sera sarà pieno. Qui qualche info sulle pratiche:

  • lunedì 13.00 – 14.30 ci sarà la pratica di Ananda yoga con focus sulla costruzione degli asana, e ogni volta, dentro alla pratica che sarà sempre completa dal riscaldamento alla meditazione, su un asana in particolare.
  • martedì 7.00 – 8.15 ci troviamo come veri yogi il mattino per fare gli Esercizi di Ricarica, una nota specifica dell’Ananda Yoga per fare colazione di prana, e meditazione guidata.
  • mercoledì 19.45 (inizio ore 20.00) – 21.30 pratica completa di Ananda yoga che sarà sempre ispirata da una pillola di filosofia. In queste prime 10 lezioni analizzeremo e praticheremo gli Yama e Niyama di Patanjali: il decalogo dello yoga che collega la pratica sul tappetino e la trasformazione della nostra vita attraverso la pratica.
  • Se questa lezione è piena, ci sarà anche il turno 18.15 – 19.30

2 – PRATICHE ONLINE: Le pratiche del lunedì 13.00 – 14.30 e il turno di mercoledì 20.00 – 21.30  saranno trasmesse anche ONLINE nel gruppo Facebook “YogAnanda Angels pratiche online”, a cui si potrà accedere dopo aver fatto l’iscrizione ai corsi. Questa possibilità è in particolare rivolta a chi è lontano, così sarà come essere con noi, ma chi pratiche dal vivo può approfittare del gruppo online per fare una seconda pratica o per ripetere una lezione (le lezioni si possono comodamente fare in differita e saranno disponibili fino fine dicembre).

3 – PRATICHE ZOOM: mi tengo i sabati (si inizia in ottobre e vi racconterò poi meglio il percorso) per fare dei workshop particolari, a cominciare da una serie di tre incontri che ho chiamato INNER YOGA e che comprendono Yin Yoga + Pranayama + Yoga Nidra + Meditazione finale, che ho esplorato per me e che hanno reso molto più profonda la mia pratica.

A CHI SONO RIVOLTI QUESTI CORSI: a tutti, principianti e praticanti, poiché saranno sempre date delle varianti, sicuramente a tutti coloro che hanno scelto di accendere la propria luce interiore.

COSA IMPARERAI: i principali asana, a lavorare con l’energia, a scoprire i tuoi potenziali interiori, tecniche di respiro e di concentrazione per intraprendere la meditazione, con benefici per corpo, mente e anima.

COSTI E COME ISCRIVERSI:  

Per i praticanti in presenza, l’iscrizione sarà fatta alla prima lezione, il pacchetto sarà intanto per cautela fino a fine novembre, per 10 lezioni di mercoledì, 9 lunedì e martedì (in mezzo c’è una festività), il costo di ogni lezione nel pacchetto sarà di 10 euro, tranne il mercoledì turno delle 19.45 che sarà di 12: i pacchetti saranno dunque da 90 euro (lunedì e martedì), 100 euro (mercoledì primo turno) e 120 euro (mercoledì secondo turno) per una lezione settimanale. Le lezioni singole costano 12/15 euro e sono possibili solo se c’è posto e su prenotazione. La frequentazione richiede tessera associativa alla ASD YogAnanda Angels del costo di 16 euro per 12 mesi di validità (chi l’ha fatta a gennaio è ancora valida). Chi segue due corsi di yoga, ha l’accesso gratis al gruppo online. Chi ne fa 1, può accedere con 20 euro al mese, 50 euro fino dicembre. Le info sono condivise nel gruppo Facebook YogAnanda Angels pratiche No.Lo.

Per i praticanti online: le lezioni proseguono fino al 16 dicembre, per 24 lezioni in tutto, 12 settimane (salta la prima settimana di dicembre poiché io avrò un corso di formazione), al costo di 110 euro (anziché 120 euro), o di due rate da 60 euro. Da versare con bonifico al conto della ASD YogAnanda Angels con IBAN IT16S0335901600100000156859. In seguito al versamento scrivete a giulia.castellazzi@gmail.com, la segreteria dei corsi, per la ricevuta del pagamento ed entrate nel gruppo Facebook YogAnanda Angels pratiche online. Anche questo corso richiede tessera associativa (se non avete altra tessera Csen) per copertura assicurativa.

Per i workshop Zoom farò un post apposito a breve.

Credo di avervi detto tutto, e sono felice di questo NUOVO INIZIO!

ah no, importante: QUANDO INIZIAMO? Prestissimo: lunedì 21 settembre!

Per altre info, scrivetemi a giulia.calligaro@fastwebnet.it

Shraddha Giulia Calligaro – Istruttore di Ananda yoga certificato 420 ore, autrice, ricercatrice spirituale. Friulana, vive a Milano da quasi vent’anni, pratica yoga da 15, è kriyaban, secondo la tradizione di Mahavatar Babaji e Paramhansa Yogananda. Si ricarica spesso ad Ananda, in una casa sopra i colli di Assisi. Ogni anno fa viaggi spirituali e di aggiornamento in India. Ha scritto i libri di yoga e poesia Esercizi di felicità ed Esercizi d’amore.

 

 

 

 

 

Un nuovo inizio

10 domande a… Yoga Journal settembre 2020

Arrivano presto i nuovi corsi!

Se c’è una cosa di cui sono molto grata in questo periodo è che le priorità mi appaiono più chiare e non vogliono più essere rimandate. Cerco la Verità da quando ero piccolissima, è vero: ed è la cosa su cui ho costruito la mia vita, cercando di avere sempre spazi di respiro per far crescere le ali. Però sempre dentro c’era anche la vocina: “Ma non ti puoi permettere di fare solo questo…”. SOLO questo? Ma è un lavoro immenso… Eppure la vocina era sempre lì e faceva rimandare tante decisioni, mi faceva tenere tante porte aperte perché non si sa mai…

Ecco, ora ho preso una decisione. Voglio offrire tutta la mia vita a ciò che per me conta davvero: il viaggio interiore per andare nel profondo del mio vero Sé e per spremere luce anche fuori. Quale atto di pace e dichiarazione di felicità più grande si potrebbero fare? Gli asana, la meditazione, la scrittura, la filosofia yogica, il cibo vitale e sano… tutti questi sono stati da sempre i passi del mio viaggio. Proprio in questi mesi mi sono guardata indietro e alla fine ho visto che si tratta solo di constatare che questa è la mi vita ed è la cosa che posso portare nel mondo.

Perciò, sono di nuovo pronta a condividere la sincerità (direi la necessità) con cui sto facendo questo percorso per me, anche con molti altri e proporre nuovi corsi: coniugando quelle che sono i modi in cui questa luce si manifesta in me. L’Ananda yoga, ovvero lo yoga secondo gli insegnamenti di Paramhansa Yogananda, la scrittura usata come uno scalpello interiore per scavare nell’oscurità fino alla luce, la meditazione, le scritture dei Maestri, le tecniche di affermazioni, ricarica, guarigione. Nuovi profondi percorsi di rilassamento e di guarigione di antiche tensioni e ferite. Per portare a galla l’Amore e la Gioia cdell’anima.

I corsi saranno sia in presenza a Milano (area NoLo, M Rovereto al più presto i dettagli), sia Facebook Live, sia workshop e incontri speciali su Zoom. Le informazioni saranno aggiornate in questo sito (in aggiornamento per dare accanto alla mia scrittura tutte informazioni yoga in una sezione apposita) e sulla pagina Facebook e account IG YogaAnanda Angels. Vi aspetto! Segnate intanto lezione di prova online 19 settembre, al più presto i dettagli.

 

 

Completezza (sull’amore).

Un amico ieri mi raccontava dei suoi dolori d’amore. E a un certo punto mi dice queste parole: “Tu da sola sei già una coppia, non vedo che ti manchi nulla“. Questa osservazione, arrivata da uno sguardo esterno, mi ha molto colpito. Non mi ero neppure accorta di quanta strada fosse passata dai tempi in cui mi struggevo per attendere una chiamata, una parola, una persona: ma è proprio così, non mi manca più nulla.

E questo non significa che ci sia una superiorità nello stare soli, e in fondo non lo sono quasi mai, ma che è tutto cambiato da quando con le persone che incontro ci si affianca come due completezze, che per un po’ fanno un pezzo di strada insieme, o per sempre, ma non perché non stanno in piedi senza il supporto dell’altro: per raddoppiare la forza, l’intensità con cui si cerca e si spreme la luce, la voglia di verità.

Cercavo, dunque, di raccontargli come era stato per me, per aiutarlo: e gli dicevo che in questo mio stare bene, non c’era per nulla meno amore, anzi che era cresciuto, sempre di più. Ma che era diventato progressivamente un altro amore, un amore che non aveva nulla a che fare con i benefici personali che si traggono legando a sé una persona: è ora un sentire più profondo, che vede il destino di anime, di cui la cosa che conta di più è che possano fiorire, liberamente.

Sì, liberamente. La libertà è inscindibile dall’amore: e questo significa mettere davanti la verità al possesso, all’attaccamento, alla gelosia, alla paura di essere abbandonati, traditi, di ritrovarsi soli. Tutto questo non può accadere quando l’amore raggiunge l’anima. Lì non si perde mai nessuno. E finché l’amore può rovesciarsi nel suo opposto, in odio, in tormento, in vendette, allora non è amore, è un’altra cosa, che sta sull’epidermide del cuore.

Il vero amore non ha opposti, da questo lo riconosci. E non è per nulla legato al cammino che fanno i corpi: quelli si possono trovare, perdere, persino non vedere più, ma il destino di due anime legate non lo può spezzare nessuno, e travalica la morte, si rincorre per l’eternità, finché il cammino sarà perfetto, finché tutti i nodi saranno sciolti e si sarà completamente liberi, cioè completamente capaci d’amore.

Questo è crescere insieme, camminare dentro il destino e non chiedere a ciò che deve essere di consolare le nostre ferite. “Ma come fai ad essere così?”, a questo punto mi ha chiesto ancora l’amico. Sono così perché ho sofferto molto ma non ho mollato mai la fiducia nella luce, perché ho fatto di ogni persona un maestro, un minatore nei canali del mio cuore: finché sono stati completamente aperti, affinché la vita ci possa passare, portare ciò che è mio, portare via ciò che è finito, lasciando scorrere l’amore.

 

 

Compassione

Un tempo pensavo di avere chiara la strada per evolvere dalle ferite: in principio c’era la rabbia, poi seguiva il perdono, infine era davvero dietro alle mie spalle il dolore e anche l’artefice della lezione che dovevo imparare quando affiorava la gratitudine. Invece ho dovuto scoprire da poco che ci sono anche altre tappe da fare, un altro oltre da raggiungere.

E’ successo mentre trascorrevo dei giorni con una persona vicina, una persona da cui avevo imparato molto e da cui avevo anche dovuto distanziarmi molto, lavorando con cura per slacciare ogni punto di non libertà in cui io non ero io, ma ero quello che i condizionamenti che mi imprigionavano alle attese di un altro mi facevano fare. Allora ero giovane, senza contorni, sentivo chiaro cosa non volessi essere, ma non avevo idea di cosa volessi diventare.

Da quel tempo sono passati molti anni: ora sono una donna adulta, ho percorso almeno metà del cammino, e anche se a ogni passo mi pare di sapere di meno quanto disti il traguardo, li ringrazio tutti perché ognuno mi ha insegnato qualcosa di me e di quello che in me vuole sbocciare. Lui invece è divenuto una persona anziana, e quei punti fragili, che allora mi parevano spade invincibili, non sono più immersi in un mare di concetti altisonanti in cui mi confondevo e finivo sempre per farmi trafiggere.

Ora quei punti sono come boe che emergono dall’acqua, punti di sicurezza a cui si tiene per non affogare, in cui mi pregherebbe ancora di stare di guardia con lui, per lui, per tenerlo vivo nella mia vita. E non è possibile. Così ogni volta che ne mostra uno all’orizzonte, dal lontanissimo a cui ero giunta, provo in principio una sensazione di rifiuto, di non volerlo neppure guardare. Poi rifletto: un punto veramente superato non dovrebbe indurci a nessuna reazione. E riprendo in mano per rassicurarmi le tre magiche carte: rabbia, perdono, gratitudine.

Sì, ci sono ancora tutte tre, quindi non si tratta di questo. Si tratta di altro, oltre. Si tratta di voltarsi e di sollevare lo sguardo dalla boa all’uomo. Di trovare nella sua storia dove quelle vulnerabilità si siano generate, a qualche punto della sua vita non abbia potuto fare altro che quello, e poi ripeterlo, in mancanza di qualcosa di meglio. Si tratta di vedere a quali dolori quelle abitudini siano state cerotto, e cercare di soffiare un po’ di bene. Soffiare guarigione a quei tagli rimasti infantili in una vita invecchiata. Di rassicurarli.

Forse sarà troppo tardi, forse non accadrà nulla di visibile, ma quell’istante di compassione quando avviene fa tanto bene anche a me, mi porta un po’ più avanti nel cammino di crescita e di libertà, sapendo anche che non c’è una catena da cui ti sleghi che non liberi anche chi te l’aveva tesa. A quel punto, solo a quel punto, puoi davvero fare quel che resta: disidentificarti da quel che è stato, non è più la tua storia, e continuando a comprendere, ad amare, proseguire.

 

 

Prepararsi al viaggio

Adoro i cieli in movimento, e forse è stato per queste nuvole in corsa, che hanno viaggiato ieri per tutto il pomeriggio, che all’improvviso mi è venuta a galla una chiarezza. Ho sentito, per un istante con convinzione piena, che c’è, dietro e ancora prima del virus e di tutto quello che vediamo in superficie, un grande movimento globale in atto.
Un’onda che ci chiede di farci portare, senza più ripensamenti, dove dobbiamo essere, nel luogo in cui possiamo fiorire e dove ci sono le vere priorità per cui siamo qui. Anzi: due forze agiscono, c’è questa velocità che ci propone di lasciar andare la paura, gli attaccamenti, le scuse, le abitudini, i comfort con cui ci crogioliamo per non diventare noi, e dall’altra parte una terribile immobilità dove si può restare per sempre, per sempre tirando fuori nuove giustificazioni, incolpando gli altri e le situazioni.
E il nostro compito sarebbe ora soltanto quello di prepararci al viaggio, all’inatteso, a qualcosa che non avevamo ancora pensato, per poi lasciar andare l’ancora e affidarci. In questo tempo richiede quasi più forza, più azione, resistere, restare vecchi, che abbracciare il nuovo
Non significa che dobbiamo spezzare tutto quello che è stata finora la nostra vita, la nostra quotidianità: ma avere ben chiaro cosa sia a servizio di cosa, senza più fare uno scambio di grandezze. Significa anche portare a termine quello che richiede un finale, con i tempi che servono, ma senza identificarsi troppo e avendo precisa la meta, senza farsi neppure troppe domande su come ci si approderà: che dare il nostro Sì è già abbastanza, al resto ci penserà, con meraviglia, l’universo.

Lasciar andare

Radicondoli e le valli senesi

Quest’anno, per come sono andate le cose, non ho fatto nessun programma di vacanze: e ho vissuto con estrema gratitudine il fatto che tardivamente il lavoro sia ripartito e che si sia disteso lungo tutta l’estate. Al solito, oltre tutto, portandomi via dalla città nei luoghi di natura che ho tanto sognato mentre ero chiusa nell’appartamento milanese.

Dal principio mi sono promessa una cosa: di non fare spreco di tutto il dolore globale che c’è stato, e di mantenere l’ordine umano delle priorità che era cresciuto durante il lockdown. Dunque, non si trattava di fare di meno, ma di farlo in modo nuovo e assolutamente entro i limiti della pace interiore. Di fare, anzi, della pace la misura di quanto potevo chiedere a me stessa, soprattutto in termini di identificazione con cose che erano state in modo evidente superate dalla forza della Storia.

In questo modo mi sono messa sotto i piedi varie centinaia di chilometri e negli occhi paesaggi di cui quest’anno più di sempre ho visto la bellezza. Finché sono arrivata qui, in questi colli senesi che sfumano le tinte dell’oro, dell’ocra e di un verde nutrito dalle piogge che sono state abbondanti nei mesi passati. Sono arrivata con il mio solito bagaglio di colori leggeri da indossare senza portare troppo carico, con l’agenda e i punti delle cose da fare per questo festival e da programmare per quelli che ancora mi aspettano.

Invece mi accorgo che il mio corpo non vuole stare a questo programma: mi dice che è agosto, che fa caldo, che non importa se io ho deciso che quest’anno non c’è sosta: lui ora è stanco e vuole comunque riposare. Che ‘mantenere la pace facendo’ è un buon proposito, ma che si può ancora migliorare: che può migliorare la fiducia in quello che la vita porta in ogni momento, e che quello che c’è è sempre quello che si deve seguire e in cui bisogna completamente stare.

A lungo ho parlato della necessità della resa come meta in cui in cui volevo indirizzare il mio cammino. Ma qui si tratta di fare qualcosa di più: di lasciar andare. Di smettere di sorvegliare tutti i tempi insieme, di affidarsi al presente e a quello soltanto, di essere certi che quello che in ogni istante si sta manifestando è il fotogramma di un disegno perfetto che da sé sta preparando il tuo futuro.

Si tratta di ascoltarsi profondamente, di continuare ad essere umani, vivi, reali e insieme osservatori di questa storia incredibile che è la vita, di cui è inutile cercare di anticipare le nuove puntate. Si tratta dunque di sdraiarsi nell’oro di questo paesaggio e di essere completamente qui, che il resto lo stanno tessendo le mani pazienti dell’eterno. 

 

 

 

 

Tutto il silenzio che serve alla Verità

Quando accade qualcosa di diverso da ciò che attendevi, fa molto bene provare a esercitarsi a fare silenzio. Quando tutto in te vorrebbe scattare e rispondere con il piglio di chi conosce quale sarebbe l’ordine giusto delle cose, porta una grande pace stare invece fermi, non fare nulla: lasciare che sia l’immobilità stessa a sottolineare quello che agita lo stato naturale, come una musica stonata che irrompe dentro un paesaggio di beatitudine.

La verità, infatti, ha bisogno di tutta questa calma per venire a galla. Ha bisogno di tempo e di silenzio. E allora magari potrai vedere che non era stata mai veramente toccata da quelle onde che avevano scosso appena la superficie della realtà. E potrai anche ritrovarti a scoprire che la tua risposta veniva dalla stessa superficie, e che un ordine ben più profondo stava cercando di emergere, non appena tu avessi fatto abbastanza spazio, abbastanza silenzio, per lasciarlo passare.

Il bene che siamo stati

Oggi è stata una giornata fantastica. E c’era tutto quel vento che portava addosso l’oro dei colli, il fiato degli alberi, il tepore trattenuto del prato. E poi una pioggia liberatrice che ha fatto scadere tanti cattivi pensieri in agguato in angoli acuti del cuore, angoli da cui potevano sempre saltare fuori e far marcire qualche istante di felicità. E così, da tutto questo movimento, da queste pagine scosse del tempo, sei saltato fuori anche tu.

È incredibile come la memoria alla fine sappia fare giustizia delle ragioni di un incontro. Perciò non sei ritornato con tutti i piccoli colpi con cui alla fine ci siamo fatti a pezzi, che quello era solo un modo come un altro con cui la vita ci diceva che era il momento di proseguire su nuove strade. Sei tornato come ci fossimo incontrati oltre l’effimero della storia che stiamo scrivendo ora, qui.

Come una voce interiore, un’anima che da lontano continua a lampeggiare e a farmi l’occhiolino quando arrivano quei momenti di noi che ci facevano tanto sorridere, e riposare dalla profondità a cui entrambi, e solo a quella, abbiamo fatto voto di fedeltà. Sei ritornato con le tue palpebre perfette, socchiuse verso un centro di luce che anche io ho visto a tratti accendersi sulla tua fronte, e a cui mi sono tenuta per capire la strada che mi stavi indicando.

Avevamo la forma di due vecchi amici che si raccontano le cose come stanno andando. Oltre tutti gli strati tesi dove sono rimaste impigliate le parole che non ci siamo più detti, per non darla vinta all’altro. A me è venuto subito di dirti grazie, ora ho capito. E poi anche: sai che ora saresti proprio contento di me. Di come faccio scorrere libera la vita dal cuore. Sì, saresti contento di come non accetti più nessun rimedio per ciò che mi manca, nulla che sia meno della verità.

Sto imparando anche a riposare, a vedere le fessure di luce che si fanno strada tra le tessere dei pensieri e dei respiri, a fidarmi, a lasciar andare, a farmi portare. A parlare piano e a non voler controllare. E avrei ancora tante altre cosa da dirti, di cui ringraziarti, ma ora toccherebbe a te, al tuo silenzio di parlare. Ma va bene anche così, alla distanza da cui continuiamo a stare vicini.

E se anche fosse solo un’idea mia non importa: so con certezza che non si perde nessun atomo di bene. E se non lo prendi tu il mio che c’è ancora, gli farà tana la terra, lo trasformerà in un fiore.

Una consapevolezza piena di spazio

“Ma sei matta a farti un altro lockdown?”. Comunicavo che finalmente ero riuscita a venire qui, in quello che per me è il paradiso. Appena le regole lo avevano permesso e appena me lo aveva permesso anche il Cielo, che per ognuno di noi ha avuto tempi e trasformazioni su misura in questo periodo. E un’amica ha commentato così, che era una follia infliggermi un altro isolamento.

Questa cosa mi ha fatto riflettere: perché per me questo invece era esattamente l’opposto del lockdown, anche se qui regna il silenzio, anche se devo deciderlo se voglio vedere qualche persona che non siano i gattini semi randagi cresciuti intorno alla casa e le altre creature del bosco, e per il resto sono completamente messa di fronte a me stessa e a tutto quello che mi attraversa.

Quando ero chiusa nell’appartamento a Milano era una solitudine diversa: ero raccolta dentro di me, in qualche modo occupavo poco spazio. Dovevo stare dentro le mura, perché oltre quei confini iniziavano gli spazi degli altri ed erano proibiti. Quindi è stato un esercizio di sintesi, ero l’essenza di me: sedevo dentro stanze soprattutto interiori, e lì me ne sono stata più tranquilla che ho potuto, cercando di crescere fiducia che anche quello fosse un disegno perfetto.

Qui è completamente diverso, qui sono ampia come i colli, come il cielo che arrossa l’orizzonte al tramonto, sono stellata come queste notti terse d’estate. E non sono la materia compressa che ho dovuto essere prima: sono aria, sono il canto dei grilli, il volo luminoso delle lucciole quando scende il buio. Amo l’intimità con il prato, ne uso sempre qualche colore anche quando cucino. Vivo con le porte aperte, a piedi scalzi, passo più volte che posso tra il legno della casa e quello del bosco che sta fuori. Rompo continuamente i confini. E questo per me è la vera fine del lockdown.

Constato che è stato un tempo importante anche quello trascorso in città in modo così strano: non mi capitava da moltissimo tempo di trascorrere così tanti giorni a fare qualcosa di diverso dal mio lavoro, e se ci ripenso è stata la preparazione esatta per quello che sono venuta a fare qui, ora che lavoro di nuovo, ma che non voglio mai più che la mia vita sia quella cosa tesa e con il fiatone che era stata prima.

Così delle volte mi sdraio, resto sdraiata finché sono completamente rilassata, sostenuta dalla terra. E a quel punto vado più dentro e trovo altre contrazioni più profonde da rilassare, resistenze con cui mi ero talmente abituata a convivere da non sentirle praticamente più. E poi ancora più dentro, e spezzo altre parti rigide, le sciolgo. Ascolto un po’ alla volta il mio corpo diventare pieno di spazio: spazio tra i respiri, spazio tra i pensieri, spazio tra le cellule. E dentro questa materia quasi gassosa io ci sono ancora tutta.

Divento una luce che traspare dalle tessere solide che chiamavo me, che si fanno sempre più lontane e che perdono la loro capacità di illudermi di essere la mia vera realtà. Il respiro passa attraverso tutte queste fessure e si fonde con l’aria, con il vento, con il respiro di tutte le altre creature, con il soffice delle nuvole che sbuffano nell’azzurro del cielo. Mi accorgo che più lascio andare più sono supportata da una forza che sostiene tutta la creazione. Più mi appoggio più sono sorretta.

Ecco io qui, ora, sono soprattutto vasta: una consapevolezza piena di spazio.