Un silenzio pieno di luce

Mi chiedevo da un po’ dove fosse finita tutta la luce di questi giorni, dove la fratellanza con gli alberi, lo stupore delle lucciole, il profumo delle ginestre, le albe clamorose sul profilo dei colli. Dove i tramonti che sigillano d’oro ogni giornata. Come mai non fossero ancora divenuti parole, poesia, rivelazione.

E oggi, mentre ero seduta sul colmo di un grande prato, con il vento che piegava i fiori e portava in giro il profumo dell’erba appena tagliata, ho improvvisamente sentito la presenza viva di questi doni, tanto più incredibili dopo i mesi che ci sono stati: sono tutti divenuti me, hanno ricaricato un luogo di silenzio che comunica direttamente con il creato, senza bisogno di essere pronunciato.

Più tardi, allo specchio, ho visto albe e tramonti dentro il brillare degli occhi, e una primavera lungamente attesa fiorita nel sorriso. Sulla fronte sono impresse le notti di luna, i pensieri hanno il profumo del grano poco prima di farsi maturo. Nelle mani c’è il soffice dei mattini impregnato di rugiada. E sulla pelle la luce che l’aria mescola con il giallo delle ginestre.

Dentro il petto sbocciano incessanti le rose di macchia, e al centro del corpo scorre un raggio di sole. Ci sono arcobaleni appoggiati alle palpebre, e nuvole veloci d’estate impigliate fra i capelli. L’azzurro terso del cielo è dentro la gola, e il canto dei grilli forma anelli alle dita. Dentro le gambe è entrata la forza della grande quercia, e un po’ del viola dei fiordalisi riposa dietro le ginocchia.

Qui, allora, non c’è nulla da raccontare: qui si può solo essere. Far respirare in sé un po’ del respiro del mondo. Chiudere gli occhi e restituire, nel silenzio, al creatore tutto il creato.

 

 

Qualsiasi cosa accada

Qualsiasi cosa accada, qualsiasi torto o colpo tu debba attraversare, la risposta più efficace è continuare a fare il bene, difendere le cose in cui credi, incarnare pienamente la tua gioia e il tuo splendore.

Perché è quando cedi alla rabbia, al rancore, quando affili le armi per la battaglia che inizi davvero a cadere, a diventare il male che c’è stato. Ma se non è bastato a spegnere la tua luce, allora non importa neppure se nei giochi del mondo sei tu quello che appare piegato.

Non c’è nessun disonore a soffrire e a resistere per non contagiare oltre il dolore. Ed è una legge scientifica e spirituale: ognuno respira e crea quello che ha nel cuore. Ciascuno vede l’altro dall’altezza del proprio sentire.

Felicità

Felicità

Stare in mezzo alla natura, immersa nel paesaggio fino a non sentirmene più separata, mi rende totalmente felice. Credo sia per l’aderenza che la natura ha con la verità, e così non sento più nessuno scollamento tra le cose, né il bisogno di pensarle diverse da come sono.

In certi momenti ho una felicità così nitida che mi spavento, e mi sento quasi in colpa, perché non ne faccio nulla, neppure ho voglia di raccontarla a qualcuno. Solo me ne impregno. Faccio dei bagni di felicità tra i papaveri e le spighe di grano, tra il giallo delle ginestre e il vento che porta in giro la luce del tramonto.

Ho pensato che forse, se tentassi di spiegarla, mi direbbero che sono un po’ egoista, che ci sono molte altre cose che potrei fare anziché essere felice, o mille cose per cui potrei rendermi conto che non c’è nessun motivo di esserlo. E forse anche io me lo sarei detto, un tempo.

E invece constato che ora non riesco più a gettare alcuna ombra, e sento che questa è anche l’unica vera cosa che possiamo fare per rendere il mondo più felice: dare innanzi tutto a noi stessi il permesso di esserlo.

da Esercizi d’amore, Ananda Edizioni

Pensieri, presenze, scintille

ATTO 1

Mi chiedevo al risveglio cosa rendesse questo momento il momento pieno che è. E l’ho capito. Capisco infatti quando sono davvero dentro di me, quella che sono veramente, se intorno a me ci sono persone che nel tempo ho chiamato “interlocutori”. Persone con cui posso solo essere, con cui non devo cambiare nulla. Mettere nulla a posto, in posa. Lo capisco dalla libertà con cui ci si incontra. Dalle poche parole necessarie a capirsi. Da come ogni giorno diventi un giorno di crescita. Magari con impegno, ma mai con sforzo e con pesantezza. Riconosco le mie persone da come riesco a riderci insieme. Ad essere leggera senza paura di perdere profondità. E queste persone arrivano quando il patto di verità, di libertà, lo mantengo innanzi tutto con me stessa.

ATTO 2

E questa sera è arrivata anche un’altra chiarezza. Una parola di sintesi per quello che tutto il giorno mi girava dentro. Le persone con cui mi sento a casa, quelle dei miei momenti migliori, di quando mi sento davvero me: sono essenzialmente persone Libere. Persone che nella commedia della vita vedono ed escono dalla parte, spuntano dal sipario e fanno l’occhiolino al cielo.

ATTO 3

E quando invece senti qualcosa di sbagliato con qualcuno, qualcosa che non scorre: è perché effettivamente c’è qualcosa di sbagliato, qualcosa di non tuo. Non serve neppure stabilire di chi sia la colpa e tanto meno auto processarsi, perché bisogna volere il bene di tutti: serve prenderne atto e capire che non è tutto il mondo sbagliato, e neppure sei un’anima incompresa, sei solo in un angolo non giusto del mondo per te, e quindi forse in un momento di non armonia con te stessa. Va ristabilito allora l’ordine dentro, non fuori. E questo non esclude per nulla di continuare a irradiare bene a tutti, e crescere di più con alcuni.

(nuovi) Ascolti interiori

Se c’è una cosa che mi porterò da questo tempo è un maggiore rispetto per quello che provo, soprattutto quando viene a galla da un luogo interiore naturale, che non dipende dalla mia mente e dalla mia volontà.

Così è accaduto l’altro giorno, quando ho raggiunto il mare per una giornata tersa, dopo quattro mesi di compressione in spazi limitati, dentro regole e circostanze strette della vita. Ho sentito le ali che finalmente trovavano lo spazio per sgranchirsi. Per dispiegarsi. Ho cercato di racchiudere questa felicità quasi infantile in una foto piena di azzurro e l’ho inviata a un amico lontano. Per parlare di lui ad altri di solito lo chiamo “l’amico buono”. In tutto questo periodo l’amico buono, dal lontano in cui si trova, mi è stato un approdo riposante, di pace. Mi dava forza sapere che quel lontano esistesse e che in quel momento stesse vivendo lo stesso che io vivevo qui. Un’amicizia cresciuta sulla solidarietà.

Allora, l’altro giorno l’amico buono ha risposto subito con entusiasmo alla mia foto, e poi mi ha fatto una richiesta che all’improvviso mi ha messo di fronte a una realtà che andava al di là dei pensieri lontani che avevo avuto. E non mi piaceva, metteva le dita sulla mia pelle, oltre alle parti comuni di noi, e con tutta la lontananza mi sembrava invadente dopo questi quattro mesi, così com’erano stati, come glieli avevo raccontati. Ugualmente il mio primo istinto è stato quello di pensare che lui era lì, lontano, e che aspettava una risposta, e che il mio silenzio stesse diventando lunghissimo, che dovevo dargli pace. Cioè l’istinto di mettere davanti l’altro e il suo sentire a quel che io stavo provando. Anche se ogni volta che rileggevo il suo messaggio mi si rinnovava la puntura.

Perché lo facevo? Per lui? O per paura di perdere quell’approdo? In ogni caso non sarebbe verità, infine ho pensato. E non farebbe bene né a me né a lui. Gli lascio la libertà dei suoi pensieri, ma mi prendo la mia di non avere nulla da dire in risposta. Di non essere delusa, ma di non illudere. Di non ostruire i canali dell’amicizia, corrispondendo a delle aspettative nate per qualche ragione che ha a che fare con la sua storia. La libertà di non assomigliare ai suoi disegni. Perché in ogni istante possiamo scegliere se annodare ancora di più il groviglio che ci allontana dalla piena rivelazione, oppure se farne un’opportunità di guarigione, offrendo al mondo il nostro specchio più vero.

E infine, ogni volta che in un incontro guariamo in qualcosa, di certo abbiamo offerto una possibilità di guarigione anche per l’altro. E questo vale la piccola sofferenza di un silenzio. Così ho taciuto.

Fase 3: Ripartire (e io mi fermo)

Fase 3 – PARTIRE PER DOVE.

Sento intorno la vita che ribolle. Le strade reali e virtuali che hanno velocità che non seguo. Come in un tempo a imbuto, dopo il lockdown, dopo i primi vagiti di apertura, la mia strada portava a una stanza stretta: quella della mia infanzia e della mia giovinezza friulana, a finire di imparare quello che mi servirà, ne sono certa, per i passi che mi attendono.

Non è disinteresse per il destino collettivo, in fondo queste faccende personali sono sempre anche faccende globali: ciascuno di noi ha il dovere di guarire un po’ del mondo dentro di sé. E ogni volta che uno di noi illumina qualche grammo del proprio buio, o rimette in pari i conti con l’eterno, è il respiro del mondo a farsi più pieno.

Così è capitato che arrivassi qui, con un nome nuovo, in questa stanza utero, mentre l’utero vero di mia madre, il grembo dove sono nata, è divenuto carne secca, da buttare. E’ finito nel cestino dell’ospedale in cui sono stata messa al mondo. Ed è impossibile che tutto questo scambio di inizi e di fini non sia qui a rivelarmi significati profondi. Guarigioni di luoghi antichi.

Perciò penso che non ci fosse un modo più giusto per ripartire che questo mio stare ferma, imbottigliata in gesti pratici, in cure ai luoghi e alle persone delle origini, senza spazi e tempi per correre, se non infiniti boschi, pesanti di pioggia, in cui raddoppiare il canto del silenzio, in voci che nessuno può sentire. Qui a finire di imparare a fidarmi della vita, dei modi in cui si apre tunnel nelle terre interiori.

Ci sono istanti fermi che sono in realtà i perni su cui gira tutto il futuro. Intorno ad uno di questi sono aggrovigliati questi giorni, ed io con loro, tenendomi stretta al corrimano del disegno divino, per non cadere dalla meraviglia al primo rispuntare della luce. O di un papavero sopravvissuto ai cicloni, in mezzo all’oro del grano.

Gli 8 colori della Felicità

Se non decidete voi stessi di essere felici, nessuno potrà rendervi felici. Ma se decidete di essere felici, nessuno potrà rendervi infelici” – Paramhansa Yogananda

Questo periodo di pandemia lo ricorderemo per tante ragioni, e anche per cose nuove e buone. Personalmente ho avuto l’opportunità di andare più nel profondo e di trovare nuovi sensi per i passi che verranno. In questi metto anche l’occasione di ritrovarci a praticare yoga online: sono nati gruppi bellissimi di cui sono grata. Così ecco questo ultimo corso prima dell’estate, in cui cercheremo di andare nel profondo a guardare i colori della nostra parte eterna, l’anima.

Qualità come la calma, la gioia, l’amore… nella nostra vita quotidiana sono istanti di grazia strappati alla corsa dei giorni. Dentro di noi invece: sono tinte stabili, non dipendenti da nessuna circostanza esterna. Quando arrivi lì, sei in salvo da tante sofferenze, e continui a vivere e a sentire l’intensità della vita, ma contemporaneamente la osservi da un luogo più profondo che non è mai del tutto avvinto da ciò che accade fuori.

Lì regnano CALMA, PACE, LUCE, SAGGEZZA, GIOIA, AMORE, SUONO (dell’OM), POTERE (potenza) senza opposti. Sono quelle che Paramhansa Yogananda, il Maestro dell’Ananda Yoga, definisce come qualità dell’anima. Praticare con l’anima è anche il livello più profondo dell’Ananda Yoga (letteralmente: lo yoga della Felicità), quando vai oltre il corpo e la mente. Cercheremo di raggiungerlo con lezioni dedicate a ognuna di queste qualità.

Si aggiungono DUE INCONTRI DI APPROFONDIMENTO sulla Luce come scelta da rinnovare ogni giorno (il cammino descritto nel testo sacro della Bhagavad Gita), e uno con letture poetiche dal libro Esercizi d’amore.

Il corso è adatto a tutti. 

LE LEZIONI: si terranno in streaming nel gruppo Facebook YogAnanda Angels pratiche online, dal 9 giugno al 2 luglio, i martedì e i giovedì dalle 18.30 alle 20.00; sabato 20 e 27 giugno dalle 10.30 alle 12.30. Saranno inclusive di introduzione teorica con pillole di filosofia, riscaldamento (restorative/miodistensione e dinamico), asana, rilassamento, pranayama, meditazione.

I video delle pratiche resteranno disponibili nel gruppo come una biblioteca di pratiche fino al 31 agosto!

PER ISCRIVERSI: il costo del corso è di 60 euro, 55 per chi ha frequentato già almeno due dei miei precedenti corsi online,da versare con bonifico nel conto della ASD YogAnanda Angels, all’iban IT16S0335901600100000156859. Appena sei iscritto, scrivimi alla mail giulia.calligaro@fastwebnet.it e a giulia.castellazzi@gmail.com: entri nel gruppo e ti invio la ricevuta.

Ti aspetto!

Giulia Calligaro – Istruttore di Ananda yoga certificato 420 ore, autrice, ricercatrice spirituale. Friulana, vive a Milano da quasi vent’anni, pratica yoga da 15, è kriyaban, secondo la tradizione di Mahavatar Babaji e Paramhansa Yogananda. Si ricarica spesso ad Ananda, in una casa sopra i colli di Assisi. Ogni anno fa viaggi spirituali e di aggiornamento in India. Ha scritto i libri di yoga e poesia Esercizi di felicità ed Esercizi d’amore.

 

Tante piccole scintille di luce

E così è arrivato anche l’ultimo giorno milanese di questo periodo strano, e so già che mi mancheranno tante cose con cui ho cresciuto lenta amicizia e pazienza in giorni lunghi e inattesi. La gratitudine è sparsa tra le viole, che ancora regalano colori, nel respiro del balcone che non è stato mai tanto verde e di cui non avevo percepito mai così forte l’amore. E poi su tante piccole cose che, per il mio sguardo frettoloso, avevo pensato finora inanimate: invece hanno respirato con me e mi hanno tenuta viva.

Quello che sento forte a questo punto del cammino è che no, non lo possiamo fermare tutto il male, e neppure contenere tutte le lacrime del mondo nelle nostre piccole mani, o opporci con i palmi tesi ai tentacoli che questa stagione ha messo dentro la nostra vita. Però possiamo guardarlo oltre gli occhi, dove iniziano le radici, prima che fossero materia e urlo, e lì seminare un ordine nuovo, iniziando dalle piccole cose. Da tante piccole scintille di luce.

Possiamo appoggiare a caso sguardi nati dal cuore. Coltivare la gentilezza delle parole, di tutte le parole; portarci rispetto e rispettare. Andare oltre la pelle di ciò che accade e tendere una mano al dolore, prima che si faccia rabbia e inquietudine. Gioire della gioia anche quando accade a un altro. Non darla vinta alla paura e ricordarci la perfezione della vita, anche se immediatamente non la vediamo.

Non cadere per i colpi bassi di una forza oscura, ma scansarli saltando verso il cielo. Restare giusti quando tutto è sbagliato. Continuare a credere nel bene anche davanti a un’offesa. E non perdere la fiducia nella verità di fronte all’ingiustizia. Difendere l’amore davanti all’odio, la forza dell’anima davanti alla prepotenza della ragione.

Non cedere neppure con un pensiero dalla strada della luce, perché dietro quello che vediamo, dietro quello che è stato, ci sono stati prima pensieri rotti, che ora possiamo iniziare ad aggiustare. Ognuno in sé, un po’ ciascuno. Perché non è vittoria quella che con più forza aggiunge altra strada al buio,  ed è solo andando controcorrente, seminando un’energia nuova, che i semi del futuro faranno i fiori.

Dialoghi con la nuova Me.

Mi chiamo Shraddha e offro tutto al cielo. Ci sono pensieri con le porte chiuse, corridoi che sfociano nel nulla, domande che attraversano l’aria come nuvole di maggio: e non cerco risposte. Osservo tutto come ombre sulla luce naturale di questa stagione sbocciata, onde sulla pace di un lago. Appena arriva la puntura di un pensiero un po’ più ostinato, per un istante cedo al passato e lo elaboro dai lati di tutte le possibili paure. Cerco con la mente di spingerlo nelle direzioni desiderate, di risolverlo a forza dentro qualcosa che sia per me sicurezza e termine dell’ansia. Ma appena lo stringo tra le mani, mi ricordo che Giulia farebbe così, che l’ha sempre fatto: reggere con la volontà il proprio cammino, contando solo su di sé. Ma Shraddha no,  allora apro i palmi e lo libero, lo lascio volare via. Lo offro al Cielo.

E’ come se ci fosse una parte di me irrequieta, fatta della mia storia, di centraline della mente che generano realtà insistenti e ripetitive, che ama raccontare le fratture del passato per ripiangerle nelle possibili cadute del presente: ma è solo una pelle che cerca di attaccare un centro che è fuori da questo tempo e lo vede. Per abitudine posso ricascare nel porre l’attenzione sulle cose di me a cui sono più abituata e rimettermele addosso come un’identità di cui ho preso la forma, una scarpa che non fa più le vesciche, poiché ci conosciamo bene. Però poi apro questa corazza e respiro, e allora anche ciò che è pesante si fa leggero, ciò che è insonne impara a riposare.

Ogni tanto mi affaccio dal davanzale di questa nuova, antica, me e guardo il panorama. Con compassione accarezzo i cespugli dei miei spaventi. Ci sono tutti i pensieri di perdita, in cui finisco per pregare di perdonarmi dei torti ricevuti, in cui rimendico di darmi ciò che è già mio, e in cui stringo tutti i nervi perché penso che non ci sia nessuno che possa farlo per me, che possa fare nulla risparmiandomi un po’ di questa salita. E ogni volta mi accolgo con dolcezza, e mi dico che è stato solo un brutto sogno, che è finito. Ascolto la brezza sulla pelle, respiro, mi apro alla vita all’insù.

Shraddha è l’amore naturale del cuore, è la forza di desiderare quest’altezza, il magnete che ti avvicina al Cielo. Ed è anche la fiducia e l’affidamento. Sono le braccia aperte a tutti i doni della vita. Ero io che mi aspettavo a questo punto per diventare Me, anche quando non lo sapevo. Il punto in cui la mente ha passato il testimone all’anima. Ora tocca a lei fare la strada.

 

 

 

Grazie di tutto! Un weekend per la gratitudine, con pratica di yoga e meditazione

18 maggio – Oggi, quando sono uscita in bicicletta, non me lo ricordavo quanto fosse bello sentire l’aria tiepida di maggio sulla pelle e tra i capelli. Quanto fosse buono il caffè (d’orzo) al solito bar sotto casa, e i dolcetti di mela che tante altre volte avevo trovato appena sfornati. Ma oggi era diverso: oggi erano proprio speciali. Non ricordavo quanto fosse bello vedere le persone con cui avevo condiviso tanti passi, tra amicizia e lavoro, quante volte ero stata troppo stanca per accoglierle davvero. E non ricordavo neppure quanto fossero belle tante cose con cui ho messo insieme la mia vita. Quanto fossero stinte nei pensieri in cui le credevo certe e per sempre. Non ricordavo, poi, la forza che mi ha dato la mia città per fare le scelte che ogni volta mi hanno rinnovato. E poi non ricordavo quanto avessi imparato da tante sfide attraversate, e non avevo neanche davvero realizzato quanto debba agli ultimi due mesi per aver fatto risplendere questi tesori.

Eppure da quella sospensione, come da un’acqua tersa, ora vengono a galla e finalmente li vedo: e così mi sono messa a dire GRAZIE, grazie a tutto. Si dice spesso, quasi automaticamente: GRAZIE DI TUTTO, ma prova davvero ad applicare queste parole alla lettera e a dire grazie per ogni cosa. Nel sentiero spirituale si dice che tutto è sempre per il bene, che il disegno della vita è sempre perfetto, che dobbiamo solo aprirci, ascoltare, far scorrere e respirare. Ecco allora che ogni piccolo istante è un gradino del nostro cammino di conoscenza, e anche solo per questo merita una presenza piena, la nostra piena attenzione e il nostro GRAZIE. Sì, GRAZIE DI TUTTO. Grazie anche alle cose che è tempo di lasciar andare per quello che ci hanno insegnato. Perché è la gratitudine, non il lamento o l’indifferenza, la vera porta aperta al futuro e alla realizzazione delle nostre potenzialità. E il magnete di ogni abbondanza.

Allora, prima che la vita si rimetta  a correre (ma ho detto grazie anche alla calma di questi mesi e mi riprometto di portarla a lungo con me), ho pensato di proporre un weekend di gratitudine per portare a galla i nostri tesori e farli splendere. Perché è dalla luce e dalla contentezza interiori che poi vedi anche la bellezza fuori di te. Ecco IL PROGRAMMA:

SABATO 23 MAGGIO, ORE 10.30 – 12.30: ESERCIZI DI RICARICA di Yogananda per fare il pieno di energia, 3 cicli da 6 SALUTI AL SOLE di Ananda yoga per riconoscere la nostra luce interiore e farla splendere, qualche ASANA di Ananda yoga per portare questa luce al nostro centro e in alto, e sperimentare la versione migliore di noi, RILASSAMENTO, RIFLESSIONI SULLA GRATITUDINE: quali sono le cose per cui voglio dire grazie (scrittura).

DOMENICA 24 MAGGIO, 9.30 – 11.00: PRANAYAMA e MEDITAZIONE e offerta degli oggetti della nostra gratitudine, CERIMONIA DEI FIORI: offerta simbolica del nostro GRAZIE DI TUTTO!

Le lezioni si svolgono su ZOOM (invio i link agli iscritti via mail, e il file registrato dopo la lezione), il costo del weekend è di 18 euro, da versare all’a ASD Yogananda’s Angels all’iban 16S0335901600100000156859, e comunicare il versamento a giulia.castellazzi@gmail.com e a me giulia.calligaro@fastwebnet.it per ricevere ulteriori informazioni. Intanto trovi altri dettagli alla pagina Facebook YogAnanda Angels.

Materiali: tappetino, cuscino, copertina, candela, fiori, foglio, penna.

Ti aspetto!

ps: i fiori cercali dai giorni prima della pratica, pensali per le cose a cui vuoi dire grazie, fanne un mazzetto da tenere in acqua, con rispetto anche per la loro vita (a cui diremo anche grazie!).