Ritorno a casa

Dolomiti friulane, strada di casa

Oggi, mentre tornavo a casa, in Friuli, la strada era una lunga lama di luce. Il cielo terso dell’inverno portava a galla le cose, le ritagliava nell’aria. Mi sembrava di vedere molti dettagli nuovi, brillanti, in un percorso che di solito ho tutto già nella memoria. E all’improvviso – di sorpresa, perché non hanno mai smesso di sorprendermi – sono spuntate le mie montagne. Di là di quella visione sapevo di essere in salvo. Le avevo immaginate con l’occhio della mente tantissime volte in questi mesi, le avevo disegnate nei sogni come un traguardo a cui non era per nulla scontato che riuscissi ad arrivare.

Le ultime sere in città, dopo aver chiuso fuori dalla porta il giorno, nel letto sentivo il corpo che si rilassava come un rompersi di ghiacci. Un monolite resistente che a poco a poco liberava ad una ad una le fibre dell’essere e permetteva loro di mollare la presa. Di respirare. La sensazione per un istante era quasi dolorosa. Ci ripensavo guidando. E ripercorrevo nei ricordi le migliaia di chilometri attraversati negli ultimi mesi: il libro da presentare, il libro da scrivere, il lavoro che non smetteva certo di dare i soliti appuntamenti solo perché erano sopraggiunti questi nuovi impegni. E le persone per cui non avrei mai voluto smettere di essere presente.

Ero stanca? mi chiedevo oggi in macchina. In realtà, ho dovuto ammettere che ero stata soprattutto molto spaventata di esserlo. E ogni volta che avevo ceduto a questo spavento e alla tensione, il tempo e il corpo si erano contratti. Avevo dato segni di lamento e di chiusura a chi mi cercava. Ma quando mi ero tuffata nella corrente, era come se questa un po’ mi sostenesse, e avevo scoperto in me risorse e forze inaspettate. Un po’ come quando si corre, che ad un certo punto si va oltre il muro della fatica e di là diventi qualcos’altro. Sei tu, ma con delle potenzialità che trovano lo spazio per fiorire. Potenzialità che ci sono sempre, ma che lasci di solito dormire.

Oggi ho avuto la sensazione di aver conquistato nuovi spazi interiori. Ogni volta che credevo di rompermi, se avevo avuto la pazienza di calmarmi, se avevo trovato la serenità per accogliere una piccola pausa senza spaventarmi all’idea di non essere sempre forte, senza giudicare da quegli istanti di vulnerabilità tutto quello che mi aspettava, mi accorgevo poi di poter contenere ancora un nuovo giorno, un nuovo orizzonte. Che i limiti li fissava soprattutto la paura, l’idea che mi ero fatta di me, ma che dentro c’erano vastità inesplorate. Un flusso di energia non mia che solo mi attraversava come un canale, e questa era sempre disponibile e fresca.

Ma non era solo questo oggi il senso di armonia del ritorno a casa. Un ritorno che avevo agognato come uno spartiacque alla densità dei giorni. In realtà, in questo nuovo spazio interiore, io ero stata unita. Per una volta non ero più tanti pezzetti irrelati di me. Quella della città, quella che prega, quella della natura, quella che parla linguaggi buffi con gli animali, quella che parla seria in pubblico, quella che deve fare tardi la sera per il teatro, quella che ama dormire molto presto. Ero rimasta me in tante situazioni, con tante persone diverse, e questa sensazione precedeva le circostanze e le alleggeriva.

Dolomiti, strada vivarina

Non c’erano più tante parti in lotta e la domanda assillante su quando avrei potuto lasciare quelle in cui io non ero io. La mia grande divisione tra città e campagna, tra spiritualità e lavoro frenetico, si era acquietata. Senza accorgermi, perché ero stata presente e non ero fuggita da me per giudicarmi, ero riuscita ad essere spirituale a Milano, e ad essere attiva nella spiritualità. Anche questi frammenti, queste strade opposte con cui mi tormentavo erano solo una paura della mia mente. Qualcosa dentro si era finalmente unito, e mi accettavo intera.

Così ora sono arrivata alle mie montagne. Non a riposare: ad essere me. Non a rifugiarmi, ma ad essere uno dei colori della mia vita. Una vita che è fatta di tante cose, e sta a noi scegliere se affrontarle con gioia, con curiosità, con stupore, o se opporre loro sempre delle aspettative mentali che sciupano la realtà così com’è, sempre perfetta. Sì, è iniziata una nuova fiducia, in questa fine d’anno.