Non pre-occupiamoci di nulla

 

Assisi, ginestre e luce

In questi giorni ho dovuto più volte constatare l’inutilità del preoccuparsi, di fronte alla fantasia e alla potenza della vita. Pre-occuparsi significa, infatti, occuparsi in anticipo di qualche cosa che non è del tempo presente, ovvero uscire da quello che è reale e vivo, per paura del futuro. In genere per paura che il futuro ripeta alcuni dolori che ci hanno già segnato, e che siamo tentati automaticamente a mettere ancora davanti alla strada, anziché lasciarli indietro.

In questo modo accade che, tendendoci e restringendo il passaggio della vita, rendiamo davvero difficile il fluire di quello che ci aspetta e che vorrebbe arrivare. La paura attira solo conferme allo spavento e il mondo ha sempre il colore degli occhi con cui lo guardiamo. E se è il colore del dubbio, della pesantezza, dell’oscurità, niente di lieve, luminoso e facile si può avvicinare. Non può farlo finché non detergiamo il nostro sguardo interiore, anziché appenderci a qualche cosa fuori che ci rassicuri e che ci risollevi da questo esserci fatti mendicanti del tempo.

La gioia non ritorna perché qualcuno deposita una moneta nella mano da cui aspettavamo con ansia una risposta, ma solo quando ci saremo risollevati, con tutte le nostre forze e tutte le nostre tecniche, alla sua altezza. Fuori, non facciamo che incontrare continuamente i nostri compagni di pianerottolo: in basso o in alto, dipende da dove ci troviamo. Allora, quando ci capita di cadere in questi stati di tensione e di ossessione, l’unica cosa da fare è staccare, tacere, raccogliersi. Tenersi all’albero di energia interiore: indirizzarla di nuovo verso l’alto con pensieri, parole, respiri. 

E poi, da quell’altezza, dopo che abbiamo fatto tutto quel che potevamo, mollare la presa e ammorbidire quel che è stretto: cercare lo spazio per accogliere ogni cosa, ogni risultato. Tutto quello che è giusto per noi. Vedere in ogni strada il lato buono che si apre, non quello atteso che si chiude. E affidare le nostre domande – se ancora non siamo pronti alle risposte – in un grembo più alto. Dove lo sguardo è lungo e si sa meglio di come vedano i nostri occhi miopi dove dobbiamo andare. Nel frattempo, se è la gioia che è venuta meno in un canale, è bene donarla in abbondanza in tutti gli altri: questa energia circola e ritornerà a noi.

Ho attraversato momenti così nell’ultimo periodo, e non credevo che sarebbero mai più arrivati. E proprio mentre stavo liberando il futuro dalla responsabilità di corrispondere alle mie aspettative, non lì dove era fisso il mio sguardo affilato e pre-occupato, ma nell’angolo che meno sorvegliavo del giardino delle possibilità, dove la vita aveva spazio per scorrere, improvvisamente sono nati i fiori. Le risposte a tutto ciò che si appuntiva nelle notti insonni. Mi sono unita una volta di più alla risata dell’universo che deve continuamente tollerare la nostra sfiducia e attendere il nostro assenso a farci felici.