Nuove lettere al Cielo

lettera al cielo

Sono ancora qui, accucciata all’angolo di questa giornata un po’ fredda di dicembre. Qui, a scriverti, con le spalle cariche di un altro anno che sta per finire. Rivedo scorrere tutte le sorprese che sono arrivate negli ultimi mesi. Momenti preziosi in cui ho pensato che la vita fosse davvero iniziata. In cui sono stata così contenta di porgerti sui palmi delle mani qualcosa che sapeva di me.

Era come se mi sentissi sempre un po’ mancante, come se non potessi sollevare completamente gli occhi fino al cielo, ancora stavo perdendo molto tempo solo a vivere. Troppo occupata a preoccuparmi. Invece poi ero finalmente riuscita a stringermi ancora di più dentro i giorni, a spremere, in fondo alle corse che non ho mai smesso di fare da un lato all’altro della vita, un po’ della mia sostanza vitale. Per offrirtela.

Quanto sono stata presuntuosa! Come ho potuto pensare di fare ancora tutto da sola, come ho potuto pensare che tu attendessi davvero questo sfinimento da me? Per questo il fiore è sbocciato, ma lo stelo si è piegato sotto il peso di una grande stanchezza. Vedi, faccio sempre lo stesso errore: credo di poter essere amata solo se sono brava, se faccio le cose per bene.

Non penso mai che mi si ami così come sono, che io possa chiedere aiuto, una spalla in cui riposare. Che mi si faccia un regalo, senza essermelo guadagnato. Sto chiusa dentro la mia corazza di tensione, dove proteggo la vita sensibile che avviene dentro: ho paura e non lo dico, finisco le forze e non riposo, a volte piango e non mi faccio vedere.

Non è paura di essere fragile: è un incurabile difetto di fiducia, per cui non credo mai che qualcuno possa prendersi un po’ di questo carico quando eccede, aiutarmi a sollevarlo, accompagnarmi i primi passi che servono a proseguire. Riesco solo a raggomitolarmi tra me e me, resistere, attendere che passi, e poi riprendere la corsa. E così ho fatto con te quello che faccio tra gli uomini.

Ed eccomi allora di nuovo qui, inginocchiata con le mani al cuore. Qui, a pregare che io riesca ad aprirmi, a lasciarti davvero scorrere dentro di me. A pregarti di crescere in me l’affidamento, perché solo così, se te lo lascio fare, mi puoi davvero aiutare. Puoi sostenere la mia vita, mentre coltivo i fiori che profumano di te.

Possiamo riprovare? Riposo un po’ prima di cominciare.

 

 

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

2 thoughts on “Nuove lettere al Cielo”

  1. Mi sono ritrovata molto in ciò che hai scritto e descritto così bene. Anch’io fatico ancora a fidarmi e ad affidarmi, a lasciar andare il bisogno di tenere tutto sotto controllo,di mostrare le mie paure e le mie fragilità, ho fatto tanti passi avanti, ma c’è ne sono ancora tanti da fare. Ho trovato una grande assonanza con le tue parole e te ne sono infinitamente grata🙏.

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