Parole sulla pelle

come neve a novembre

E ora che sei partito, il nostro parlare è un altro modo di stare in silenzio. Far scorrere sulla pelle le parole in cui ci sappiamo, in cui rimettiamo sotto ipotetiche mani i dettagli segreti che ci siamo svelati. Senza fare domande, senza mettere un limite al tempo che non si è fermato.

Senza premere neppure un dito o una sillaba a fondo, dove c’è ancora un male che ci siamo fatti e non abbiamo capito. Un dolore che chiede di non essere disturbato. Chiede riposo e chiede un altro linguaggio, fatto di pazienza e di preghiere, per distendersi, per respirare.

Solo pensieri leggeri, che si appoggiano piano sulle fibre tese dei ricordi, come una nevicata di novembre: che si scioglierà, se non farà troppo freddo nell’inverno dei nostri cuori.

 

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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