visita medica 2

Forza e compassione

Lei non può comportarsi così: non viene ai controlli, non ritira i referti. Si rifiuta di prendere le medicine. Non può vivere come avesse sempre vent’anni…

Dottoressa, è proprio perché mi sono lasciata da tanto dietro i vent’anni che accolgo il mio corpo com’è, con i segni del viaggio. Non ho nessuna intenzione di averne un altro, nuovo di zecca. Di mandarlo in carrozzeria, di cambiare i pezzi.

Lo so perché ho quella ferita che sanguina e cresce dentro la pancia: è uno strappo, mi ricorda il tempo in cui non volevo sentire il suo pianto. Prima di rompersi mi ha parlato in tanti modi: è stata tristezza, è stata richiesta di rispetto, è stata implorazione d’amore.

Non ho ascoltato, non ho preso la strada a cui mi chiedeva di credere. Ho cercato di cancellare il dolore portandomi di peso da un’altra parte. Scappando, le parti più fragili si sono rotte. Non è nient’altro quello che lei oggi vede e mi indica sul suo schermo in chiaroscuri.

E cosa dovrei fare allora adesso: un’altra volta non esserci, tagliare, non attendere cosa c’è da comprendere dentro quel dolore? Sa, quello che ho imparato facendo la strada è che guardare la sofferenza negli occhi è l’unica soluzione al soffrire. Solo così respira, riposa. Si acquieta. Non cancellandola.

Ho adeguato la mia nuova vita al camminare tenendola per mano, per non dimenticarmi più della scelleratezza di non essermi accolta, abbracciata, amata abbastanza. E perché non dovrei anche avere un po’ di dolore per questo? Non voglio essere perfetta, voglio accogliere completamente le mie imperfezioni.

Oggi credo nell’esattezza della vita, e ringrazio tutti i passi e i dolori che servono per andare dalla terra al cielo. E questi, la assicuro, sono regali che non scambierei mai con i miei vent’anni.

 

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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