La macchina della verità

la direzione

Sto dalla parte della tua tristezza: che sia sincera, impeccabile, muscolosa. Che sia per un attimo così notte che tu non possa che implorare la luce. Sto dalla parte del temporale che cancella dal cielo l’estate. Dalla parte di una discesa fonda che non permetta un fondo più fondo. Dalla parte della morsa senza spifferi della verità quando vuole essere guardata negli occhi.

E poi sto anche dalla tua parte: che tu possa trovare amore, forza e coraggio per risalire, per toglierti di dosso i pesi che ti hanno piegato, riscegliere il sole. Questa prova non posso farla io per te, io con te: posso solo aspettarti, dove comincia il giorno.

piccole meraviglie quotidiane

fiori di luglio

Pensavo di essere qui, ora, per aspettare l’inizio di qualcosa. Lo penso spesso: vivo completando i giorni che servono a preparare quello che deve arrivare. In questo caso il riposo, la sosta dei pensieri. E mi sorprendo invece ad essere felice in questa terra di mezzo, ad esserlo spesso nelle piccole cose che non ho previsto, che non ho preparato.

Sorrido di me, di questa abitudine difficile da smettere, di fare a fette la vita: dividerla nei momenti di festa e di salita, come se la gioia non potesse entrare inaspettata in un qualsiasi mattino, dalla finestra aperta portare un profumo di fiori.

e in mezzo il respiro

la luce dell’arcobaleno, dopo il temporale

A volte bisogna non avere più nessun’altra scelta rimasta per fare la scelta giusta. Così ora, al muro di una stanchezza che devo stemperare in giro per l’Italia ancora per un po’ di settimane, ho dovuto mettere me in prima posizione. Dire i no che servivano dove di solito venivo dopo, in fondo a tutto quello che mi pareva fosse necessario ad altri, ascoltarmi e respirare.

E la cosa buffa è che più sto bene io e più riesco a portare anche agli altri un vero nuovo bene. Un bene diretto, di poche parole. Sincero. E ancora di più constato che la verità non c’entra nulla con le buone impressioni che cerchiamo di fare noi uomini: ha una strada sua, in cui ogni cosa si mette a posto, in luce, dove dovrebbe essere.

Messaggi da lontano

Messaggi da lontano

Ad un certo punto ieri ho pensato di non farcela, di non reggere il tuo peso appoggiato sul cuore. Ho avuto paura che mi schiacciassi il respiro, che non potesse più scorrere quieto il sentire. Ho desiderato di liberarmi di te, di liberarmi di tutto, di camminare leggera, con la mia vita che già spesso mi sovrasta.

Ma è stato solo un attimo, solo un silenzio mentre ti scrivevo, mentre ti attendevo. Poi ti ho risaputo. Ho rivisto la fantasia della vita, il ponte che unisce due vite straniere. E l’amicizia più vera: quella che non possiede, che non desidera, che cresce aiutando a crescere. Così siamo noi, amico lontano.

 

LETTERE A FRANCESCA

Lettere a Francesca

A tutti coloro che vedono
creature fantastiche nelle nuvole,
fiori che volano, nelle ali delle farfalle

L’idea di questo piccolo libro è nata all’improvviso, a Londra, un giorno di settembre. Avevo accompagnato la mia nipotina, allora di 5 anni, al suo primo giorno di scuola. Avevamo attraversato insieme i ponti e i prati di un quartiere a sud della città: lei dentro la sua divisa a quadretti rossi, io dentro l’imbarazzo del mondo troppo adulto che avevo abitato da sempre. Ad un certo punto il suo nome era stato chiamato da una voce forte dentro un megafono, ed era sparita in una fila di bambini che salivano le scale.

Dietro l’ultima vetrata in cui l’avevo vista, prima che prendesse una svolta dell’infanzia, aveva alzato la mano insieme a tutti gli altri. Con il contatto dell’aria tra i palmi forse volevano portare nell’ignoto un pezzetto delle madri. Francesca non sapeva se doveva salutare anche lei, che aveva una zia a cercarla con gli occhi nel mucchietto di corpi. Era rimasta un po’ con il braccio alzato e fermo. Poi mi ha mirato con lo sguardo, ha sventolato tutte le dita a sinistra e a destra, per non essere diversa, sorridendo con la bocca, ma con gli occhi ancora incerti. Quindi la fila l’ha portata via. Quando sono ritornata nell’aula per riprenderla era un’altra. Qualcosa era finito per sempre.

Quel giorno ho capito in quanti istanti casuali dell’infanzia si consuma la nostra innocenza. Ho sentito il dolore e il coraggio che richiede diventare adulti. Ho avuto voglia di proteggerla, di attraversare io le sue sfide, e non si può.
Allora le ho dedicato un libro. A lei e a tutti i bambini che vivono ancora, inascoltati, feriti, con gioie e speranze e favole che attendono di venire a galla, dentro ognuno di noi.

L’ho scritto anche per me bambina, per quello che succedeva e non capivo mentre diventavo la donna che sono. Avessi avuto l’esperienza che ho oggi, a quella bambina avrei detto queste parole.