incontro al termine della notte

liberazione

No, non potevamo incontrarci prima. Dovevamo fare ancora un pezzo di viaggio nella notte. Dovevamo assicurarci di non aggrapparci l’un l’altra con le sporgenze del dolore. Di diventare canali aperti, dove si sciacqua la vita, senza far cadere le stoviglie del cuore.

Ci avevamo già provato di fretta, sperando di ingannare in velocità il destino. Che non si accorgesse che avevamo paura di aspettare, di perderci, di essere scoperti a tremare. Per un attimo avevamo sperato che ci venisse scontata la polvere che restava negli angoli del passato. Ma non era così, non per noi.

E siamo caduti, rotolati ai due lati opposti del monte che stavamo risalendo per trovarci, a pochi metri della cima. Io aggrovigliata alle mie pene, alle preghiere con cui ti imploravo di dissolverle, che non ne portassi di nuove. Tu parlando a voce alta un coraggio che non copriva il bisbiglio della disistima, con cui ti eri cancellato alla vita.

Da allora io ho fatto il mio viaggio ai due lati del cuore, l’ho attraversato tutto, dalla pioggia al sole. E ho capito che non sarà mai qualcuno o qualcosa a riparare quello che ha rotto il passato: ora guarire potrà solo essere un vivere con la porta aperta, tenendomi alla maniglia interna, senza più lo spavento che possa entrare il male.

Tu il tuo viaggio lo stai facendo ora. Sul sedile di un treno che ha finestrini sul buio con le stelle. Una strada a ritroso, da dove sei scappato. Dove ci sono persone con le vite che ci si aspettava, a cui non senti più di dover dare giustificazione della tua, adesso che ne sai il valore.

Alla fine della tua notte e della mia inizierà un nuovo giorno. La vita è così: ti rimette sulle strade senza uscita in cui ti eri perso, finché trovi il varco, ti liberi dalle tue catene.

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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