incontro al termine della notte

liberazione

No, non potevamo incontrarci prima. Dovevamo fare ancora un pezzo di viaggio nella notte. Dovevamo assicurarci di non aggrapparci l’un l’altra con le sporgenze del dolore. Di diventare canali aperti, dove si sciacqua la vita, senza far cadere le stoviglie del cuore.

Ci avevamo già provato di fretta, sperando di ingannare in velocità il destino. Che non si accorgesse che avevamo paura di aspettare, di perderci, di essere scoperti a tremare. Per un attimo avevamo sperato che ci venisse scontata la polvere che restava negli angoli del passato. Ma non era così, non per noi.

E siamo caduti, rotolati ai due lati opposti del monte che stavamo risalendo per trovarci, a pochi metri della cima. Io aggrovigliata alle mie pene, alle preghiere con cui ti imploravo di dissolverle, che non ne portassi di nuove. Tu parlando a voce alta un coraggio che non copriva il bisbiglio della disistima, con cui ti eri cancellato alla vita.

Da allora io ho fatto il mio viaggio ai due lati del cuore, l’ho attraversato tutto, dalla pioggia al sole. E ho capito che non sarà mai qualcuno o qualcosa a riparare quello che ha rotto il passato: ora guarire potrà solo essere un vivere con la porta aperta, tenendomi alla maniglia interna, senza più lo spavento che possa entrare il male.

Tu il tuo viaggio lo stai facendo ora. Sul sedile di un treno che ha finestrini sul buio con le stelle. Una strada a ritroso, da dove sei scappato. Dove ci sono persone con le vite che ci si aspettava, a cui non senti più di dover dare giustificazione della tua, adesso che ne sai il valore.

Alla fine della tua notte e della mia inizierà un nuovo giorno. La vita è così: ti rimette sulle strade senza uscita in cui ti eri perso, finché trovi il varco, ti liberi dalle tue catene.