incontro al termine della notte

liberazione

No, non potevamo incontrarci prima. Dovevamo fare ancora un pezzo di viaggio nella notte. Dovevamo assicurarci di non aggrapparci l’un l’altra con le sporgenze del dolore. Di diventare canali aperti, dove si sciacqua la vita, senza far cadere le stoviglie del cuore.

Ci avevamo già provato di fretta, sperando di ingannare in velocità il destino. Che non si accorgesse che avevamo paura di aspettare, di perderci, di essere scoperti a tremare. Per un attimo avevamo sperato che ci venisse scontata la polvere che restava negli angoli del passato. Ma non era così, non per noi.

E siamo caduti, rotolati ai due lati opposti del monte che stavamo risalendo per trovarci, a pochi metri della cima. Io aggrovigliata alle mie pene, alle preghiere con cui ti imploravo di dissolverle, che non ne portassi di nuove. Tu parlando a voce alta un coraggio che non copriva il bisbiglio della disistima, con cui ti eri cancellato alla vita.

Da allora io ho fatto il mio viaggio ai due lati del cuore, l’ho attraversato tutto, dalla pioggia al sole. E ho capito che non sarà mai qualcuno o qualcosa a riparare quello che ha rotto il passato: ora guarire potrà solo essere un vivere con la porta aperta, tenendomi alla maniglia interna, senza più lo spavento che possa entrare il male.

Tu il tuo viaggio lo stai facendo ora. Sul sedile di un treno che ha finestrini sul buio con le stelle. Una strada a ritroso, da dove sei scappato. Dove ci sono persone con le vite che ci si aspettava, a cui non senti più di dover dare giustificazione della tua, adesso che ne sai il valore.

Alla fine della tua notte e della mia inizierà un nuovo giorno. La vita è così: ti rimette sulle strade senza uscita in cui ti eri perso, finché trovi il varco, ti liberi dalle tue catene.

 

Ama il prossimo come te stesso

girasoli, in viaggio
Tratta il prossimo come te stesso, se hai imparato ad amarti, se hai compreso di essere una goccia dell’oceano divino: e che lo è ogni altro, ogni cosa, con te. Comportati con gli altri come faresti con Dio – il Cielo, la Primavera, non importa come lo chiami, come lo preghi – e poi non attaccarti alle risposte, alle reazioni del mondo: sono solo onde sulla pelle della vita, e non possono in nulla toccare la tua luce. La tua storia d’amore con l’infinito.

pensieri tersi 2

Monte Subasio, Assisi

Sono serviti tutti questi giorni per riuscire a sgretolare la scorza dei pensieri. Erano diventati un abito così stretto, così spesso, che respiravo a fatica. E anche tutto il corpo era in sofferenza. Ho dovuto addolcirli, rassicurarli, ammorbidirli. E un po’ alla volta hanno ceduto, hanno allargato le maglie, dalle fessure sta iniziando a risplendere l’anima.

Mi è sempre più chiaro che tutto quello che chiamiamo “Io” sono in realtà pensieri. Sono le nostre preferenze, le nostre simpatie. Sono le nostre memorie passate. Sono le proiezioni e i desideri per il futuro. Sono le identificazioni del presente: sono una moglie, una madre, una figlia. Sono una giornalista, un’insegnante, una viaggiatrice.

Stiamo aggrappati a queste forme per paura di scomparire. Affolliamo il nostro tempo e il nostro spazio, per timore di quello che potrebbe apparire nel silenzio, nel vuoto. Eppure non abbiamo altro da fare nella vita che riuscire un po’ alla volta a liberarci di questi confini. Come una bolla di sapone, a far scoppiare la pellicola, per far uscire lo spazio che c’è dentro.

Ecco, questo a tratti, nella convivenza intima con la natura, nell’esposizione alle sue leggi di luce e buio, sto iniziando ora a sperimentare: che la mia vera essenza può manifestarsi solo quando mi sono almeno un po’ svestita di questa coperta di pensieri. Quando sento il respiro battere in uno spazio sconfinato che cresce dal centro spostando i limiti delle forme fino a dissolverle.

Allora lì divento pura esistenza, e intuisco che non c’è nessuna differenza in questo spazio dentro di me e dentro tutto ciò che esiste. E lì regnano pace e pienezza. E vedo bene dove inizia tutto quel che stringeva, che mi preoccupava, che difendevo, che avevo paura di perdere: ma da quel centro non può più nulla, e nulla mi può più perdere. Lì non sono più “Io”.

Così ritorno in forze nella vita, facendo l’occhiolino alla commedia in corso, facendo al meglio la mia parte, ma con gli occhi rivolti al paesaggio più grande, interiore, della verità.

 

 

 

pienezza

papaveri giugno

Mi chiedevo al risveglio cosa rendesse questo momento il momento pieno che è. E l’ho capito. Capisco infatti quando sono davvero dentro di me, quella che sono veramente, se intorno a me appaiono persone che nel tempo ho chiamato ‘interlocutori’. Persone con cui posso solo essere, con cui non devo cambiare nulla. Mettere nulla a posto, in posa.

Lo capisco dalla libertà con cui ci si incontra. Dalle poche parole necessarie a capirsi. Da come ogni giorno diventi un giorno di crescita. Magari con impegno, ma mai con pesantezza. Riconosco le mie persone da come riesco a riderci insieme. Ad essere leggera senza paura di perdere profondità. E queste persone arrivano quando questo patto di verità, di libertà, lo mantengo innanzi tutto con me stessa.

E quando invece sento qualcosa di sbagliato con qualcuno, qualcosa che non scorre: è perché effettivamente c’è qualcosa di sbagliato, qualcosa di non mio.

Non serve neppure stabilire di chi sia la colpa e tanto meno auto-processarmi, perché dovrei volere il bene di tutti: serve prenderne atto e capire che non è tutto il mondo sbagliato, e neppure sono un’anima incompresa: sono solo in un angolo non giusto del mondo per me, e quindi forse in un momento di non armonia con me stessa.

Va ristabilito allora l’ordine dentro di me, non fuori. E questo non esclude per nulla di continuare a irradiare bene a tutti.

 

 

 

 

 

Lezioni d’amore

rose di giugno

Lo so, l’ho capito che sei arrivato ora, per insegnarmi una forma più alta dell’amore. Quella che davvero guarirà il mio cuore.

Vedi, per tanto tempo mi ero immaginata come sarebbe stato. Mi ero creata dei sogni su misura che avrebbero invertito il dolore che c’è stato, che avrebbero chiuso per sempre i buchi del passato. Ci credo profondamente: di qui bisogna andarsene con più parti possibili riparate. Che poi non c’è più tempo, e si deve ritornare, chissà tra quanto, ricominciare daccapo.

Ma pensavo che il male trasmutato in bene fosse un regalo con il fiocco da scartare. Invece questa sarebbe stata un’altra resa, un finto luogo di riposo. E mi è chiesto di più: di trasformare i tagli del dolore non di chiuderli. Di farli diventare strade aperte, dove possa scorrere libera la vita. Lì, in questo mondo fluido, mi stai portando un poco al giorno. Strappando parti piccolissime di quei lembi che hanno patito. Non consolandoli o avendone pietà.

Di là di questi strappi ci sono luoghi in cui si arriva senza mappe, solo per la voglia di conoscere, di camminare. E lì tu mi chiedi di non aver paura. Di non chiederti di rassicurarmi, di non farlo io con te. Di non darti appuntamento, di non chiedertelo. Eppure, senza essercelo detto, ogni sera ci troviamo nello stesso posto, alla stessa ora, a stupirci che sia successo ancora.

Mi chiedi di imparare ogni volta un amore fresco di giornata, che non cerchi giustificazioni nelle ferite andate, e che non voglia fissare date future. Che non sia un appendiabiti a cui attaccare la propria pena. Che sia il presente della gioia, che faccia di ogni istante un’alba, senza fermare i passi che verranno. Ogni possibile passo, anche quelli in cui potremmo perderci, andare lontano.

All’inizio non capivo, ti chiedevo di non aggiungere male al male. Ora comincio a farlo: so che si tratta di guardare davvero in faccia la vita. Di fidarsi. Che nessuno ti può portare via quello che è tuo, e nessuno può darti quello che tuo non è. E questo deve bastare e non serve scriverlo in alcun contratto. Si tratta solo di essere, di fare di ogni respiro un momento pieno di verità.

Una sola cosa mi hai detto dal primo momento: che mi avresti insegnato a riposare. Mi chiedevo perché queste parole, quando avremmo potuto rinnovare la passione, quando avremmo potuto stringere insieme le nostre vite. Ora so che questo amore alto è in realtà il riposo più vero. E tutto il tenersi, l’aggrapparsi, l’appoggiarsi paiono dare requie, ma sono la radice di dolore e delusioni a venire.

Così, da quando non ho più paura di perderti, per la prima volta ho iniziato a dormire. E se un giorno non ci dovessimo trovare, se una sera arrivassi ancora al solito posto alla solita ora e tu non ci fossi, non sarebbe più la fine: perché in questo luogo si arriva per festeggiare un amore che si è trovato, non per chiederne, non per mendicare quello che un altro può portare.

Saprei che sei felice dove sei. Imparerei ad esserlo anche io. Accadrà forse quando non riusciremo più a ridere insieme, a riconoscerci, da lontano, vicinissimi. E sarebbe l’inizio di una nuova verità. Che verità sia, sempre.

risveglio

Subasio, Assisi

Constato sempre più che fare del bene produce nuovo bene. E restituisce del bene. Non importa se nessuno l’ha visto, se nessuno lo sa. Se il seme dovrà restare per tanto tempo sotto la terra, se per lunghe stagioni ti faranno credere di essere dalla parte del torto: quel seme sta attendendo il momento giusto per germogliare, per crescere. Ma non ci sono dubbi che questo avverrà, è una legge spirituale: quello che semini raccogli.

E se avrai tenuto duro, se non avrai ceduto nonostante tutto andasse in direzione contraria, un giorno ti girerai e vedrai che la tua vita è circondata da un prato di fiori meravigliosi, da una foresta di bellezza. Di bellezza vera.