Frida

L’abbraccio amoroso dell’universo, Frida Kahlo in mostra a Milano
Avevo quasi deciso di non andare a vedere la mostra di Frida Kahlo a Milano. Pensavo di averne viste abbastanza, in tutto il mondo. Forse anche un po’ che fosse un capitolo del passato a cui erano seguite molte cose diverse, ulteriori.
Però ieri c’era una giornata azzurra, un cielo alto e intenso. E non mi sono più fermata finché sono arrivata lì. Sono entrata come si va a visitare una sé che è stata, per capire anche cosa avesse significato l’amore sconfinato per questa artista, per la sua terra. Il distacco è durato poche sale, poche immagini, poi era di nuovo uno zampillare da ogni taglio, con furore e necessità.
Forse Frida rappresenta davvero i rami evangelici che vengono potati per dare più frutto, in ognuno di noi. E anche quando vedi i fiori, comunque senti anche la recisione che continua a bruciare. Senti insieme il sangue e il futuro che sbocciano dalle ferite. Una morte e rinascita che ci immettono nel ciclo non tenero della natura, che richiedono assenso, coraggio, un cuore grande e capace di contenere dosi innumerabili di dolore. Il dolore che nessuno si augurerebbe, ma che pure si risceglierebbe ogni volta che è stato oltrepassato e che ha fruttificato.
Non c’è metafora più chiara del ruolo dell’artista: morire per tutti, per nutrire e per dare senso a quello che ognuno prova ma che qualcuno ha anche il dono, il privilegio e la condanna di poter esprimere.
Questo ho pensato, e l’ho riamata – sconfinatamente – una volta di più.

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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