il cuore intenso

alla fine di un giorno

Vedi, so che basterebbe un attimo. Basterebbe che distogliessi gli occhi dal cielo per cadere. Per rimettere di nuovo le mani nel buio, per cercare ancora qualcosa da salvare nella notte. E allora sembrerebbe tutto normale: le risate uscirebbero dall’eco, ridiventerebbero voci luminose, il ticchettare veloce sul telefono in cui eravamo ingordi di spazio e di tempo, in cui a morsi cercavamo di allungarci nei centimetri dell’altro. Dentro i suoi pensieri.

Invece devo raccogliermi al centro, sollevarmi, perché nessun pezzo d’anima esca a vedere dove sei. La prima cosa che dobbiamo tenere separata sono i dolori, immergerli nel silenzio. Tu non puoi occuparti del mio, io non posso occuparmi del tuo. Ognuno deve avere il proprio e averlo intero, sennò sono dolori inutili, inermi, e questo sarebbe lo spreco più grande. Il più grande peccato contro il pezzetto di luce che deve sorgere, di là dell’oscurità.

Ci siamo toccati a lungo le ferite con le dita, contando sull’unguento d’amore che non poteva fare male, credevamo. Ci siamo aperti fino alle fragilità più fonde, consegnati l’un l’altra al di là della pelle. Poi all’improvviso è nata la furia, il sapore del sangue che ancora usciva dai tagli ci ha trasformato in fiere. Non riuscivamo più a fermarci dal colpirci. C’erano solo differenze, niente che rispondesse alle domande che ci buttavamo addosso.

Abbiamo sbattuto contro la verità. L’avevamo nascosta sotto il tappeto su cui ballavamo, e siamo inciampati. Abbiamo fatto finta di non vederla, abbiamo pensato che scomparisse mentre giocavamo a sognare. E ci attendeva invece dove l’avevamo lasciata. E sarà lei ora a guarirci, e non so a quale distanza ci metterà quando avrà finito di agire. Non sono cose che si possono chiedere ora.

Ora si può solo vivere, vivere con il cuore intenso. Ritirare l’amore dentro le vene, usarlo per aprire spazi interiori. Mentre la vita ci viene addosso, si fa respirare nelle vie aperte. Sono istanti di cui far tesoro. Vedi, l’amore che era per te ora è il respiro di ogni angolo del giorno, sfama molte persone. E alla fine sarà stato un bene il nostro bene, e anche il male che ci siamo fatti. Ora però dobbiamo fare silenzio, ora è il tempo della pazienza.

 

 

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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