Visita medica

– … E poi si potrebbe prendere questo, per lenire. O quest’altro per bypassare il problema, oppure dimmi se vuoi direttamente intervenire.
– No, dottoressa, non voglio intervenire e neppure bypassare il problema. Sono affezionatissima ai miei dolori. E ci convivo come una famiglia.
Vede, per me il corpo è un libro, ci sono scritti tutti gli anni della mia storia. Mi ricordo perfettamente quando è cresciuta quella cicatrice, quando lo stomaco ha smesso di digerire alcune cose. Con chi ero, quali parole sono state dette e sono rimaste bloccate lì, e ancora non scendono.
Mi ricordo quando è iniziato quel bruciore sotto la scapola, esattamente dietro il cuore: ero stesa sul divano, e quella parte del mio corpo si è sacrificata per salvare me.
Mi ricordo quando ho iniziato ad avere risvegli con queste fitte che scendevano alle gambe. Il rumore della porta che si chiudeva.
Sa, alcune cose le ho fatte splendere, le ho aperte completamente, riempite d’amore e dalle lacerazioni sono nati fiori.
Altre sono ancora lì che attendono di essere capite.
E se premono cosa posso fare? Bypassare il problema? No, dottoressa, non vivo così. Io le abbraccio, le consolo, asciugo le lacrime di ogni mio taglio. Cresco insieme a loro la pazienza.
Le dico la verità, mi spaventerebbe essere perfetta: ho passato metà della vita, e l’ho vissuta, l’ho guardata in faccia, davvero.