India 4 – Aspirazione (almost surrended)

Lavori in corso

Ieri è stata una giornata felicissima. Il sole, il vento, le corse pazze sulla sabbia rossa: la sensazione sulla pelle di una libertà sconfinata. E poi ci sono stati dei semi di nuove intuizioni. Qualcosa dentro, che da un po’ spingeva, sta iniziando a fiorire. Sto iniziando davvero a comprendere perché sono qui. Dal principio ho capito che mi si chiedeva una resa, che ero arrivata troppo tesa, troppo aggrappata alle mie forze, sfinite. Ma credevo che si trattasse ancora di perfezionare la morbidezza, l’affidamento. Credevo che mi si chiedesse, insomma, di non fare, di non compromettermi più così tanto con il mondo.

In realtà sono sempre stata divisa in due: una che corre come una matta per la parte di realtà, e una che si perderebbe volentieri in un eremo, in mezzo alla natura, per la Verità. E anzi ho in parte vissuto così, dividendo a fette i tempi della vita. Credendo anzi che un giorno mi sarei meritata di non fare più tanto sforzo e di poter godere di un’esistenza puramente artistica e contemplativa. Cioè di poter portare avanti la mia ricerca interiore e il mio progresso spirituale, senza doverlo sempre annacquare con tante voci che spingono e comprimono da fuori.

Stavo sbagliando completamente. Questa non è realizzazione: è ancora paura, bisogno di approdare in un luogo salvo, quindi attesa e proiezione dell’ego fuori dal Sé. La vera realizzazione è non avere più paura di vivere la vertigine del sempre nuovo, del sempre vero. Non tirarsi fuori. E’ compiersi interiormente e poi condividere la propria luce, affinché il mondo diventi un luogo più bello. Non ci si salva da soli. Se trovi una strada devi tornare indietro e aiutare anche altri, e se hai avuto il dono di una forte volontà, devi aprire strade per altri. Allora non c’è più un luogo del mondo in cui devi rinunciare ad essere te.

Dopo aver tanto stretto i denti è servita una lezione di dolcezza, e l’ho avuta già l’anno passato. Questa volta sono qui per un’altra ragione, per un’altra resa: non più verso il basso, dentro le braccia di qualcosa che mi protegge, ma verso l’alto, dove si arriva portando tutto il meglio che c’è in sé. Si arriva con un’aspirazione così forte a compiersi che la Grazia non può resistere dal venirti incontro. E allora di nuovo hai il suo sostegno e il suo nutrimento, ma perché hai sincronizzato il tuo passo al ritmo del cosmo, senza più spaventarti della vastità, della grandezza che puoi contenere.

Ecco: quello che mi ha portato qui è una richiesta di assenso. Che io dica chiaro il mio Sì, affinché questa energia entri è riordini in direzione alta, della Verità, utilizzandomi completamente, tutta la mia vita. Le altre sono piccolezze e spaventi.

 

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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