La risposta al dolore non è la felicità: è la libertà interiore

Tramonto, Assisi

In questi colli santi, c’è sempre un giorno in cui la polarità cambia e ho accesso ad una rivelazione. A un pezzettino nuovo di eternità.
Così oggi finalmente si sono dipanate le nuvole nel cielo e anche dentro di me. Ho capito cose nuove di certe sfide che ho affrontato ultimamente e che mi avevano un po’ increspato l’anima.

Ogni volta che mi manco di rispetto, che permetto a qualcuno di farlo, anche in cose piccole che mi pare di poter sopportare, prima o poi l’anima punta i piedi e si ferma.
Lì, il mio precipitare fuori strada si tramuta in un’avversione per tutto ciò che mi ha fatto allontanare da me stessa. Mi vanno a noia i volti di chi era lì.
E’ come una spinta elastica che agisce per riportare in piano le cose, per rimetterle come devono essere. E’ la mia essenza che rivendica la sua verità.

Poi, con pazienza e tempo, riesco ad accogliere e a vedere quale lezione la nuova sfida era venuta a portarmi, e la rabbia si tramuta in gratitudine per l’espansione a cui ho accesso. Sono così di nuovo libera di proseguire.
In realtà vedo anche che, nel punto dove ero stata colpita, ero già vulnerabile, c’era già un luogo non felice e non fiducioso di me in cui era facile aggrapparsi e portarmi fuori strada, e dovevo rafforzarmi. A questo è servita la sfida, e chi ha agito mi è stato allora maestro, anche se con mezzi duri.

Oggi mi sembrava così chiaro, così terso, che non abbiamo altro da fare che questo nel nostro percorso terreno: affrontare tutte le sfide che riportano in piano i solchi del dolore, lì dove la nostra essenza non respira, la nostra anima non si esprime. Non fiorisce. Affrontarli, accoglierli, trasformarli in gratitudine ed amore. Come un disordine da riportare in ordine, passo a passo.

Questo finché non saremo completamente liberi, completamente amore.

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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