La risposta al dolore non è la felicità: è la libertà interiore

Tramonto, Assisi

In questi colli santi, c’è sempre un giorno in cui la polarità cambia e ho accesso ad una rivelazione. A un pezzettino nuovo di eternità.
Così oggi finalmente si sono dipanate le nuvole nel cielo e anche dentro di me. Ho capito cose nuove di certe sfide che ho affrontato ultimamente e che mi avevano un po’ increspato l’anima.

Ogni volta che mi manco di rispetto, che permetto a qualcuno di farlo, anche in cose piccole che mi pare di poter sopportare, prima o poi l’anima punta i piedi e si ferma.
Lì, il mio precipitare fuori strada si tramuta in un’avversione per tutto ciò che mi ha fatto allontanare da me stessa. Mi vanno a noia i volti di chi era lì.
E’ come una spinta elastica che agisce per riportare in piano le cose, per rimetterle come devono essere. E’ la mia essenza che rivendica la sua verità.

Poi, con pazienza e tempo, riesco ad accogliere e a vedere quale lezione la nuova sfida era venuta a portarmi, e la rabbia si tramuta in gratitudine per l’espansione a cui ho accesso. Sono così di nuovo libera di proseguire.
In realtà vedo anche che, nel punto dove ero stata colpita, ero già vulnerabile, c’era già un luogo non felice e non fiducioso di me in cui era facile aggrapparsi e portarmi fuori strada, e dovevo rafforzarmi. A questo è servita la sfida, e chi ha agito mi è stato allora maestro, anche se con mezzi duri.

Oggi mi sembrava così chiaro, così terso, che non abbiamo altro da fare che questo nel nostro percorso terreno: affrontare tutte le sfide che riportano in piano i solchi del dolore, lì dove la nostra essenza non respira, la nostra anima non si esprime. Non fiorisce. Affrontarli, accoglierli, trasformarli in gratitudine ed amore. Come un disordine da riportare in ordine, passo a passo.

Questo finché non saremo completamente liberi, completamente amore.