Growing in compassion

Mattino sui colli, dentro luce, fuori pioggia
Qui sui colli sono tre giorni che non sorge il sole. C’è una tempesta di vento che sfida ogni cosa, piovono gocce orizzontali che entrano negli occhi e li offuscano.
E poiché il cielo racconta sempre tante cose di noi, mi sono trovata in questi stessi giorni spesso sulla soglia tra la luce e il buio. Ho avuto il destino e il privilegio di essere accanto a molte persone mentre affrontavano sfide importanti, di tenere per mano amici che lasciavano andare i loro cari, di essere scelta per ascoltare tremori e paure.
Mi sono accorta però che ho fatto una grande ingiustizia, e ho accolto molti di questi racconti riportandoli alle mie unità di misura. Dando loro i contorni netti che avevano nella mia immaginazione, senza tenere conto che invece dietro agiva la forza creativa di altri e dei loro mondi. Così, quando ho scoperto che alcune di queste cose per cui mi ero allarmata non erano così come mi erano state raccontate, e anzi alcune erano proprio delle fantasie, ho avuto la tentazione della delusione. Mi sono fermata poco prima che diventasse giudizio. Ho osservato le parole che avrebbero voluto far giustizia e che spingevano per uscire, ma non le ho pronunciate, ne ho smorzato il suono, le ho fatte implodere in silenzio e pazienza.
E oggi è già un altro giorno. Fuori c’è ancora il vento e piove, ma dentro si sono accesi luce e calore. Ho capito che non c’è molta differenza tra una paura interiore e i modi in cui viene espressa. E restare solo a questi ultimi serve proprio a poco. Tanto meno serve giudicare o rinfacciare che si è scoperto che non è verità. E offrire ad una persona la versione peggiore di lei serve pochissimo ad aiutarla e a cambiare le cose del mondo.
E’ molto più interessante quello che accade dietro le parole, dove questa fantasia ha la sua sorgente, e lì si può allora cercare di capire cosa veramente provi un altro e perché si sia trovato a dover immaginare tanto male. Lì si può anche aiutare a reindirizzare questa energia messa a servizio del dolore verso qualcosa di più luminoso, e offrire una reale alternativa. Il giudizio invece sarebbe nato dalla stessa parte esterna di me, e non sarebbe stato la mia incandescenza interiore che trova affinità e fratellanza in quelle di tutte gli altri. Da queste cadute nelle forme esterne del sentire si originano infatti odio e guerre, che sono effetti della separazione.
Così oggi mi sento davvero vicina a tutte queste presenze della mia vita e le ringrazio per avermi insegnato qualche cosa in più, e non ho neppure bisogno di parlare con loro, di chiarire: posso ospitare le paure e i dolori nel cuore e cercare di offrire da lì un più profondo aiuto.

Published by

Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *