illusione alla luce del sole

Milano al sole, Corso Buenos Aires

Certe volte è così chiara l’illusione in questa città da diventare sopportabile. Non è più una minaccia ma un gioco. Si fa talmente chiaro il suo mentire, le sue false promesse di felicità, che non penso neppure più che voglia essere creduta. Allora cammino, attraverso la baraonda senza più difendermi, non c’è più nulla di armato. E’ come una visita a un lunapark.

Salgo scale potenti, ascolto prepotenze, ma non si accende in me né rivalsa né rabbia: è come essere a teatro e di fronte ho qualcuno che sta cercando di suscitare in me reazioni. Che sta recitando le proprie illusioni. Poi rivolgo un attimo lo sguardo dentro e trovo pronta a sgorgare la compassione. Mi chiedo quanto dolore, quante porte debbano essere state chiuse e lasciate al buio per riversare così tanta voce alta sul mondo.

Scendo le scale con gli urli rimasti dietro, e i finti abbracci e le parole da protocollo, e mi metto nella bolgia. C’è il sole, sembra un’illusione ancora più mansueta. Entro in qualche negozio. Prendo in mano cose di cui non ho bisogno. Chiedo i prezzi, non c’entrano nulla con quello che tocco, ma li accetto come puri numeri dell’illusione. Esco e cammino ancora. Dietro la porta lascio la musica assordante che dovrebbe forse far dimenticare il silenzio.

Resto in coda con un gruppetto di persone, in attesa che il semaforo pedonale diventi verde. Accanto a me una donna di mezza età con le labbra grosse dipinte. Forse ad un certo punto della sua vita ha pensato che non c’era altro modo per essere amata, accettata, per fermare il tempo. Ha puntato sulle labbra. Ancora scintille di compassione dentro. Fuori invece le sorrido, immagino che anche lei pensi che io sia una donna di mezza età, inverosimilmente non truccata da qualcos’altro. Ma siamo nell’illusione, nel gioco.

Dall’altra parte della strada uomini buttati a terra: chiedono aiuto con tasti di dolore diversi. Sono povero. Sono padre di due bambini senza lavoro. Per favore aiutatemi. Devo scegliere, scelgo un ragazzo di colore con le guance scavate, non so cosa resterà a lui, ma metto nel suo cappello qualche moneta. Lui valuta l’importo, poi alza la testa e mi dice grazie signora con il poco italiano che ha. Dentro ancora cascate di compassione per la parte che gli è toccata nel gioco, fuori cerco di fare posto anche questo. Sopravvivere alla città lo richiede.

Proseguo, scendo nei corridoi della metropolitana. C’è gente che consuma la pausa pranzo in un ristorante sotterraneo a basso costo: cotolette, pomodori, foglie grandi verdi e rigide. Odori forti, ma è illusione. Risalgo e sono quasi a casa. Sì c’è il sole, e il film della vita è più tenero più dolce. Per oggi però basta, lo spengo, chiudo la porta. Ringrazio anche di questa finestra sul mondo.

 

 

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

3 thoughts on “illusione alla luce del sole”

  1. ciao Giulia
    si vede che le energie che percepiamo delle cose e delle persone sono in connessione; questi giorni anch’io sono preso da identiche percezioni sulle illusioni che quotidianamente ci sbeffeggiano, più o meno tristi e dalle quali mi sto e/o ci stiamo separando. Ed è vero che ti accorgi di quanto gli altri recitino male o con testarda sofferenza la parte che la società richiede.
    Leggendoti mi sembrava di scrivere. Ti dirò di più, pensavo che stesse succedendo solo a me questa percezione di osservatore esterno distaccato, senza ne rabbia e ne colpe verso qualcuno ma con un pò di tristezza e compassione. Ti cito un passo di Castaneda:
    “Don Juan mi spiegò che percepire l’essenza energetica delle cose rappresenta la meta più alta.(…) Qualsiasi cosa noi percepiamo è energia, ma poichè non siamo in grado di percepirla direttamente, trattiamo la nostra percezione in modo che si addatti ad una forma. Questa è la parte sociale della percezione, e va separata (…) perché riduce la portata di quanto può essere percepito e ci fa credere che le forme a cui abbiamo adattato le nostre percezioni siano le sole cose che esistono. Sono sicuro che per sopravvivere, oggi, l’uomo debba cambiare la base sociale della sua percezione.” A presto Ruggero

  2. Io credo che la sofferenza delle persone non sia una personale illusione, e credo che tutti a vari livelli ne siamo responsabili credo che questo pesi in noi e ci determini nel medio lungo periodo. le poche scelte concrete e troppo individuali quelle sono illusioni.

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