Gratitudini, a lato di sé

Disegno di Eloisa Scichilone

In questi giorni ho trovato la luce in luoghi in cui non l’avevo mai cercata. E ho compreso una volta di più che la strada di crescita è piena di insidie, anche quando ti pare di aver detto un Sì pieno al vero. Che l’ego è un bambino spaventato e cerca sempre attenzioni. Perciò, finché non sei completamente libera dalle sue piccole tirannie, devi sempre fare attenzione se quello che chiami Bene tu lo stia davvero considerando da un punto di visto esterno al suo Regno. E se così non fosse – come è probabile finché brancoliamo qui tra le illusioni – allora è molto meglio lasciarsi portare dal flusso della vita, dove accade quel che deve accadere, comunque. Dove sei una goccia del mare, nulla più. Ed è bene ricordarlo, sempre.

Così, in questo momento stavano accadendo molte cose belle. Direi delle cose belle che passavano attraverso di me per compiersi. Questo era quello che pensavo mentre le vedevo nascere e cercavo di farmi piccola, di ritirarmi. Di sedermi a lato della strada della mia vita per farle scorrere meglio.

Ma ad un certo punto il bambino che ho dentro si è svegliato e le ha viste. Non si è sollevato a scompigliarle, a giocarci, a sciuparle. No. Però ha iniziato a pensare pensieri tipo: passano proprio attraverso di me. A sentirsi chiamato a grandi compiti, ad esserne felice, ma anche in qualche modo, inconfessabile, orgoglioso. E poi la cosa peggiore: a dirlo ad altri, togliendo così completamente ai semi di bellezza la protezione, esponendoli nel marasma delle energie del mondo.

In questo modo le cose hanno perso la loro purezza e si sono sciolte, non hanno fatto in tempo a nascere. E qui si sono sollevate tante altre appendici dell’ego: le aspettative, la delusione, la vergogna. La giustificazione, le scuse, persino l’auto-colpevolizzazione.

Per un momento, mentre provavo vergogna, mentre mi scusavo, mentre cercavo in me la mancanza per questa azione impalpabile che si era intromessa con la creazione, ho creduto in realtà di ripulirmi, di essermi elevata con il non incolpare altri che me: invece anche questi sentimenti sono parti dell’ego.

Ogni cosa che dice ‘proprio Io faccio questo”, “proprio Io sono caduta”, sono ancora inopportune attribuzioni di importanza a sé. Lasciare invece libera la creazione di compiersi attraverso di noi, non dovrebbe creare nessuna reazione, neppure se il suo compimento dovesse in qualche modo grattare i nostri livelli più bassi e farli emergere. Nulla in noi dovrebbe sentirsi chiamato in causa come forma separata della creazione stessa. Semmai solo come un rifugio temporaneo, in cui la forza creativa sosta e genera per un momento.

E allora dopo tutta questa rivoluzione del sentire, oggi in me si è compiuta un’ulteriore trasformazione: ed è la gratitudine perché queste mie parti ancora da pulire mi si sono rivelate. Bisognerebbe essere sempre grati, non importa quali siano le circostanze, a tutto ciò che ti indica la strada. Senza neppure giudicare la qualità dei passi, se siano gioie o dolori.