la guarigione della Compassione

La strada di casa, Assisi

E oggi è ancora tutto diverso. Ieri sera avevo avuto paura di perdere la Pace riconquistata. Che fosse solo di questo luogo, di questi giorni. Ma avevo parlato troppo presto, avevo fatto un ragionamento troppo umano, tenendo soltanto conto delle mie forze. Senza il miracolo che sottostà ad ogni istante, se gli apri la porta perché ti possa parlare. Senza la compassione in cui sai di essere parte unita del creato.

Eppure so e dimentico sempre che, ogni volta che vengo qui, una ragione precisa mi ha convocato. E tutto quello che accade non è che la sequenza perfetta di esperienze necessarie perché io possa incarnare la crescita prevista. Anche i momenti difficili, in cui mi pare di non riuscire più ad andare avanti, e cedo alla stanchezza più profonda.

Anzi: proprio in quelli, se ho davvero abbassato la guardia, se mi sono fatta abbastanza da parte, ha spazio per entrare il miracolo, per agire la Grazia. Che non potrebbe assolutamente levitare dall’anima se tutto lo spazio fosse ostruito da ciò che in me si tende e controlla e si unisce al coro degli affanni dicendo “Io”.

E così questa mattina, mentre cercavo la luce dietro gli occhi, nella meditazione, è venuta a galla una nuova chiarezza. Ho visto e sentito, come una cosa viva, non come un pensiero che si spreme dalla mente, che non c’è nessuna divisione tra me e tutto quel mondo confuso e caotico che mi aveva rubato la Pace.

Strada per santa Maria di Lignano

Che non sarà mai vinta quell’irrequietudine andando in qualche luogo lontano, o salendo qui sui colli, se non la guardo dentro di me. Che la vera conquista non sarà costruire un muro abbastanza forte tra me e il mondo, ma sapere che il mondo si affanna, prendere parte con il corpo alla parte del gioco che spetta a me, eppure di qua della porta interiore riuscire ancora a difendere la Pace.

Sapere che ogni mattino di là della porta arriverà un po’ di urlo, ed è il tuo, la tua parte ansiosa che non riesce a suddividere per ogni giorno il compito del vivere, eppure dosarlo e anche guardarlo come un osservatore. Di più: i nomi e i fatti che diamo a questo tormento, non sono nomi e fatti, sono ancora una volta parti di noi. E c’è un unico modo per conviverci: con compassione.

Tutti quelli che incontriamo e sono presenti oggi nel nostro vivere sono maestri di qualcosa che dobbiamo illuminare, e non serve a nulla, una volta di più, chiuderli fuori, costruire un muro. O farsi sopraffare e poi sfinirsi. Serve invece interrogarsi nel profondo e mandare avanti poi il cuore.

Vedere con commozione come tutti, proprio tutti, anche i gattini che schiacciano il muso contro i vetri, vogliono una sola cosa: essere felici. E fanno il meglio che possono per camminare verso questa meta. E ogni tanto sei tu che cadi, ogni tanto sono le persone che camminano vicino a te. Ma giudicare, separare non guarisce nulla, non aiuta nessuno.

Vista dalla casetta nel bosco

Irradiare amore dal cuore invece sì, trasforma per piccoli passi il mondo. Questa è la vera Pace. E questo il vero insegnamento di questi giorni: la natura è il frutto dell’amore materno divino, non è l’autorità del Padre: è l’accoglienza infinita. La commozione per l’immensità.

Non è l’azione del guerriero che vuole cambiare il mondo da fuori: è l’accettazione che il mondo non lo puoi cambiare con la forza o con il lamento, ma se da dentro ti sintonizzi con questo amore. E allora avrai fatto la tua parte nel creato, di cui non sei che una cellula, unita al tutto.