Ri-sintonizzarsi con la vita

la strada di casa

Ieri stavo guidando fino a questi colli e ad un certo punto mi è presa una specie di disperazione. Ero molto stanca e anche trovare un posto di riposo mi pareva una fatica a cui non potevo fare spazio. Così sono finita in fondo alle mie possibilità, come capita a volte quando si è troppo stanchi. Tutto il viaggio mi sono lasciata raggiungere al telefono, da cui arrivava gran parte dello sfinimento, e mi sono ritrovata a parlare troppo, a giustificarmi, completamente vagabonda da ogni centro interiore che tenesse.

Poi sono arrivata su questa strada, la luce del tramonto si stava apparecchiando e pareva la soglia di un mondo nuovo. Nuovo e insieme familiare. L’entrata vera della vita, in confronto a cui tutto quello per cui mi ero affannata in ore e chilometri a chiamare vita non era stato che un’illusione. Ho sentito dentro che qualcosa stava guarendo, si stava aggiustando.

tramonto sul Subasio, Assisi

Questa mattina al risveglio ero una bambina stupita con i piedi scalzi sul prato. Non riuscivo ad allontanarmi dal sole, dalla luce. Da questo ottobre ancora sorprendentemente estivo. Sentivo le mie cellule disidratate di energia tersa che finalmente si stavano dissetando. Ho dovuto occuparmi a lungo della legna da ammucchiare, degli alberi, della lavanda ancora turgida, per ripulire il sangue ancora pieno di finzione.

Certo io amo la natura, e continuo provvisoriamente a vivere in città, ma non credo che questa volta si tratti solo di ciò. Credo che la natura, con la sua verità, abbia solo smascherato la vanità di tutte le ansie, i pungoli digitali, con cui ci rincorriamo e ci convinciamo alla fine di ogni giorno di avere un tempo troppo pieno. Mi sono accorta di non avere più tempo della vita da utilizzare a sprecare tempo.

E non lo diceva la mia ragione, lo diceva il mio corpo, con un linguaggio così chiaro che avevo avuto bisogno di un cielo limpido per decifrarlo. Credo che dovremmo davvero riscrivere la lista delle cose da non perdere, per non perderci. Io oggi ne ho scoperte molte che scriverò. Come apparecchiare tavoli sotto le querce. Accendere una candela appena dopo il tramonto per tenere l’oro negli occhi. Cucinare pensando soprattutto ai colori del prato. Onorare un albero, inginocchiarsi. Appoggiare la guancia a lato di un gatto che fa le fusa.

 

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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