lampi di natura

 

 

foglia nel parco Trotter, a Milano

Prima stavo ritoccando per un libro la storia di una donna coraggiosa che ho incontrato due anni fa, una donna che ha lasciato tutto per vivere in montagna con 50 capre, un cane e l’immensità del cielo e della terra. E mentre scrivevo mi è arrivata forte la sensazione di libertà e fresco che avevo provato stando lì. Che ho provato in tanti istanti in cui ho fermato il tempo e sono ritornata dentro al respiro naturale.

All’improvviso tutto quello che stavo vivendo, che stavo facendo, è come impallidito, mi è sembrato una lunga prova generale, affannata, impaurita, prima della verità che accade quando esco da questo gioco e ritorno ad essere quella che sono: un pezzo del creato.

Ho spento il computer e sono andata a camminare al parco. C’era un vento forte, spingeva dentro il tramonto delle nuvole gonfie, liberando un cielo terso, con una luce ancora quasi estiva. Intorno qualcuno camminava, qualcuno correva con la tuta da ginnastica. Nell’aria qualche foglia oscillava a destra e a sinistra prima di toccare la ghiaia.

Io continuavo a pensare che da troppo tempo continuo a desiderare questo ritorno nella natura, da troppo tempo continuo a vivere invece di tanto, di fretta. Ho avuto il desiderio forte di liberarmi di tutto quello di cui conosco l’illusione e che pure lascio attaccato alla vita, per far andare avanti il gioco.

Ho avuto la fortuna di tanti giorni belli, e ho avuto il privilegio di sollevare lo sguardo al cielo, dove posso sempre ritornare quando mi perdo. In tante cose ho trovato nutrimento, ma nulla è mai stato per me tanto divino quanto la natura. Quando riesco a darmi completamente dentro il suo abbraccio, vedo in trasparenza la luce intorno a cui esiste ogni cosa. Il pezzetto di eternità che vive in tutto ciò che è. Una sazietà che non ho mai provato ai banchetti di quest’altra vita.

Ecco, i prossimi passi sono questi: togliere gli ormeggi anche all’ultima paura. Lasciarsi portare a casa. Addormentarsi ed essere certi: lì dove ti porta la vita quando smetti di mettere davanti qualcosa di te, qualcosa che semplicemente ti rassicura, è il luogo che ti stava aspettando, che da sempre stavi cercando.

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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